Andrea CuomoChe gran lusso la semplicità, anche in cucina. Che grande bellezza. Che grande slogan. E che gran fatica, però. Perché lo sappiamo bene noi che sbarchiamo il lunario scrivendo: tagliare è molto più difficile che rimpinguare, così come il dimagrire sta all'ingrassare. Lo stesso in cucina, il levare è più lungo del battere. Niko Romito è uno degli otto chef stellati italiani, il più meridionale, capace di portare i pellegrini del gusto fino a Castel di Sangro, paesino abruzzese dove d'inverno fa un cacchio di freddo e che anni fa passò alle cronache per avere portato la sua squadra in serie B di pallone e che oggi invece è agli annali per stare in zona Champions dei ristoranti. Questo quarantenne pelato e barbuto ieratico il giusto ha intitolato il suo libro Apparentemente semplice (con Leopoldo Gasbarro, Sperling & Kupfer), volendo intendere che la strada per la semplicità è stretta e faticosa. Perché il problema è anche lessicale: guai a ritenere semplicità e facilità due sinonimi. Quindi: altro che molecole, sifoni, destrutturazioni, azioni, derive basche, artiche o peruviane, muschi, licheni, sassi, per non dire di cavallette e altre tapas volanti. La cucina della semplicità è quella del futuro, quella dove il sapore è davvero al centro, quello che rimane dopo che si è imparato e poi dimenticato tutto il resto.
Un antidoto agli show cooking, agli esercizi di onanismo su fornelli a induzione, ai bignè di ego che escono tutti uguali dal sac-à-poche della tecnica perfetta. Proviamo a crederci. Nel 2015 abbiamo nutrito il mondo, ora proviamo a nutrire noi stessi.La semplicità sarà l'antidoto all'onanismo da fornello
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