La sentenza: "Il saluto romano a un antifascista? Non è una provocazione"

Il tribunale di Genova ha condannato due giovani di sinistra per minacce e percosse senza riconoscere l'attenuante del «fatto ingiurioso». Avevano picchiato tre ragazzi che durante una manifestazione contro il G8 avevano salutato la sfilata col braccio teso

Fare il saluto romano durante una manifestazione antifascista non può essere considerata una provocazione. È quanto ha stabilito il Tribunale di Genova, che ha condannato due giovani rispettivamente a sei e sette mesi di reclusione per minacce e lesioni ad altri tre che avevano salutato con il braccio teso, senza così riconoscere l'attenuante della provocazione. La vicenda risale al giugno 2007, quando l'Assemblea Antifascista di Bolzaneto organizza una manifestazione per ricordare le vittime della guerra, con banchetti informativi, stand, e mostre fotografiche. I due imputati, accusati di rapina aggravata, raccontano che a un certo punto passano tre ragazzi e per tre volte fanno il saluto romano. I due si avvicinano e nasce una discussione. Spintoni, pugni, schiaffi. Durante la lite, sempre secondo il racconto dei due, uno dei ragazzi perde una collanina, mai più ritrovata. Uno degli aggrediti riporta una prognosi di 5 giorni, da qui l'imputazione per rapina aggravata. Secondo le vittime, invece, non stavano facendo il saluto romano, ma semplicemente salutando un loro amico. Durante il processo, i difensori dei due imputati, gli avvocati Emanuele Tambuscio e Raffaella Multedo, chiedono per i due l'applicazione dell'attenuante della provocazione. Il pm, chiesta la condanna a quattro anni, ha anche chiesto al giudice di valutare la sussistenza dell'attenuante, di capire se un eventuale saluto fascista possa essere considerato un fatto ingiusto (presupposto per la sussistenza dell'attenuante) o una legittima espressione dell'ideologia politica, in quella specifica circostanza. Oggi il collegio, presieduto dal giudice Gabrio Barone, ha derubricato il reato, contestando ai due antifascisti le minacce aggravate e le lesioni, senza considerare però la sussistenza dell'attenuante specifica.

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