La favoletta dell'Emilia Romagna paradiso del sistema sanitario pubblico, dove tutto funziona così bene da non aver bisogno del privato, non regge più. E nemmeno i trucchetti sulle liste d'attesa per far risultare che i dati della sanità sono sani. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato, il banco è saltato sia a Parma sia a Bologna ma pare che il metodo aggiusta-liste sia utilizzato in tutte le Asl della regione.
In cosa consiste? Nel momento in cui il paziente (o aspirante tale) telefona al Cup per prenotare una visita, si sente rispondere che le liste sono chiuse. Vuol dire che non può prendere appuntamento nemmeno tra uno o due anni. Gli viene proposto però di inserire il suo nominativo in una pre-lista. "Sa, se dovesse liberarsi un posto...". Ma alla domanda: "Più o meno sa quando?" non arriva nessuna risposta. Oppure viene fissato un appuntamento fittizio, il 31 dicembre 2026, come a decine di altri cittadini, così giusto per dare una data. C'è una legge che vieta questo metodo e lo definisce illegale (decreto del 7 giugno 2024): di fatto non viene tollerata la creazione di un elenco parallelo di cittadini che restano fantasmi, che in qualche modo vengono catalogati in un binario morto, da nascondere. Cioè da non far risultare nel monitoraggio ufficiale sulle liste d'attesa di Agenas, e quindi invalidandolo. L'assessore alla Sanità Massimo Fabi si difende: "Ridurre le liste è una priorità. Il problema attese esiste in gran parte delle prestazioni non urgenti, stiamo lavorando sull'appropriatezza delle prescrizioni e sulla riorganizzazione del sistema" spiega l'assessore alla Sanità Massimo Fabi, ex dirigente (proprio) dell'Asl di Parma. "I dati dicono che i tempi vengono rispettati al 80%". Ma il sindaco di Parma, Pietro Vignali, replica: "È come calcolare la puntualità dei treni considerando solo quelli che partono". A Parma, dopo l'esposto ai Nas di Vignali e altri 22 cittadini, le liste sono state riaperte. A Bologna la situazione è questa: su 107 cittadini che sono stati inseriti in prelista per una valutazione audiologica, solo uno (un miracolato) è stato realmente preso in carico. Si tratta dello 0,0009%). Su 1.550 cittadini che hanno chiesto un esame dell'occhio, solo cinque sono stati presi in carico (0,003%). E ancora: i pazienti che hanno chiesto un'elettromiografia sono 549 ma solo quattro fortunati sono stati presi in carico. Proporzioni migliori, si fa per dire, per una prima visita otorinolaringoiatrica: su 756 cittadini, ce l'hanno fatta ben in 35. E dforse non ha tutti i torti chi ricorda quanto scritto dalla Corte dei Conti: "Non vengono utilizzati i fondi a disposizione, soprattutto a Modena e Bologna".
In ballo non c'è solo zero-virgola-zero-zero delle statistiche. C'è il diritto della gente di curarsi e di poter fare prevenzione, senza dover correre in ospedale quando le malattia sono già arrivate a stadi avanzati. Eppure - al netto di tutti i problemi nazionali della sanità - prendere un appuntamento sembra un lusso. La giunta De Pascale annuncia nuovi accordi con i medici "per riformare la porta d'accesso al sistema delle cure". "Non un accordo al ribasso ma il più innovativo d'Italia". Ce lo auguriamo. Perché intanto i telefoni delle associazioni per i diritti dei pazienti sono di fuoco. I malati chiamano, vogliono far valere i loro diritti, non hanno proprio il tempo di restare parcheggiati sui binari morti, la malattia avanza. "Siamo convinti - spiega la presidente di Una vita tra le mani Loredana Scaramozzino - che esista una forma di abuso silenziosa ma devastante: la violenza istituzionale. Negare o ritardare l'accesso alle cure non è solo un problema burocratico o organizzativo.
È una ferita inferta alla dignità umana e una violazione del diritto fondamentale alla vita e alla salute. Quando una persona malata si scontra con un muro di gomma, quando l'attesa diventa un'angoscia che logora quanto la malattia stessa, siamo di fronte a un sistema che smette di proteggere e inizia a opprimere".