«Senza offesa, ma volevamo gli inglesi, non voi»

In apparenza Maddie McCann, la bambina inghiottita nel nulla la sera 3 maggio 2007 in Portogallo, e Rory Fallon, 28enne attaccante neozelandese, sembrano collocati agli antipodi. Ma esiste una simmetria racchiusa nelle circostanze di una vicenda umana che ne innesca un'altra. È lo stesso Fallon a confessare di essere ai mondiali per merito di Maddie. Nei giorni in cui si consumava la vicenda, Rory si trovava in vacanza a Tenerife. Venne a conoscenza della storia dalla tv che mandava in onda la foto del gracile angelo biondo, e qualcosa cambiò radicalmente nel suo animo. «Ero ateo, ma all'improvviso ho sentito il bisogno di entrare in una chiesa e pregare per Maddie e per me. È stata una folgorazione». Che ha scosso anche una carriera fin lì priva di acuti, trasformata dopo il gol al Bahrein che è valso alla Nuova Zelanda il biglietto per il Sudafrica.
Ha ricordi particolari di quel gol?
«Sì, l'esultanza che ha innescato. Per un giorno la nostra gente si è immedesimata nella squadra di calcio e non in quella di rugby».
E suo padre Kevin?
«Nel mondiale ’82 era assistente del ct John Adshead. È come se in quel momento un filo invisibile ci avesse legato».
Lei all'epoca dei mondiali di Spagna aveva pochi mesi.
«Sì, ho rivisto le immagini delle partite con Brasile, Scozia e Russia. Non era una squadra da buttar via la nostra, anche se erano quasi tutti dilettanti».
E più di un quarto di secolo dopo?
«L'Italia l'abbiamo già affrontata nel 2009 in amichevole mettendola in difficoltà. Non datemi del matto, io al secondo posto nel girone ci credo davvero».
Ci crede solo lei?
«Siamo un gruppo che gioca da anni in Europa... Pratichiamo un calcio inglese, non impeccabile per stile ma redditizio. Non vorrei far torti ai miei compagni, ma segnatevi il nome di Chris Wood. È poco più di un ragazzino, ma è destinato a una carriera folgorante».
E Rory Fallon dove lo collochiamo?
«Sono un giocatore al servizio del gruppo. Discretamente veloce, posso giocare da seconda punta, ma anche come centrocampista offensivo».
Perché nonostante le offerte di squadre della Premiership ha scelto di rimanere nel Plymouth?
«È stato Dio in sogno a consigliarmi di non cambiare. È un suo disegno e ho intenzione di seguirlo alla lettera».
E domani l'Italia.
«Speravo che il sorteggio ci regalasse Inghilterra o Australia. Per tutta una serie di ragioni sono due derby molto sentiti nel calcio come nel rugby. Certo, è un onore affrontare i campioni del mondo. Ammiro la grinta di Gattuso e il senso del gol di Gilardino. L'Italia può ripetersi».
E noi, fra i neozelandesi, chi dobbiamo temere?
«Il nostro entusiasmo. Ma non siamo in gita premio: abbiamo legittime ambizioni».

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