Sequestrato il patrimonio al cassiere della mafia "Affari per 135 miliardi"

Sequestrati 550 milioni di euro all'imprenditore Cascio, uno dei
cassieri del boss superlatitante Messina Denaro: era a capo di una
holding mafiosa. Rapprto Confesercenti: "Mafia Spa" è la prima azienda
del Paese: 70 miliardi di utile nel 2009

Palermo - Sequestrato il tesoro della mafia al cassiere del boss latitante Matteo Messina Denaro. Sono riconducibili all’imprenditore di Santa Margherita Belice (Agrigento) Rosario Cascio i beni per 550 milioni di euro sequestrati ieri dalla Direzione investigativa antimafia e dal Gico della guardia di finanza di Palermo. Un immenso patrimonio immobiliare e societario ricostruito dagli inquirenti, con il coordinamento della Dda di Palermo. Cascio, 75 anni, residente a Partanna (Trapani), è considerato uno dei cassieri del superlatitante Messina Denaro. L’uomo era a capo di una vera e propria holding mafiosa. Arrestato un anno e mezzo fa, è stato condannato, in via definitiva, per associazione mafiosa in seguito al processo scaturito dalle accuse del pentito Angelo Siino. Il provvedimento è stato adottato dal tribunale sezione misure di prevenzione di Agrigento, su proposta del direttore della Dia e della Dda di Palermo.

Il giro d'affari della mafia Un fatturato di 135 miliardi di euro e un utile di 70 miliardi. È il business della "Mafia Spa", che nel 2009 ha rafforzato la sua posizione di prima azienda italiana, in continua crescita con pesanti conseguenze per commercianti e imprenditori che subiscono 1.300 reati al giorno, quasi uno al minuto. Queste le cifre del rapporto Sos impresa presentato oggi da Confesercenti. In tempi di crisi economica è di difficoltà di accesso al credito, il Rapporto evidenzia il boom dell’usura nel 2009: oltre 200mila commercianti colpiti (ma le posizioni debitorie sono circa 600mila, indice di indebitamenti con più strozzini), con un giro d’affari attorno ai 20 miliardi di euro. Esplode l’usura di giornata con soldi prestati al mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera. Il numero di denunce per usura appare però "ancora assai esiguo rispetto alla pericolosità del fenomeno criminale" (5.400 nel 2008).

Le estorsioni Invariato il racket delle estorsioni: 150mila i commercianti taglieggiati per complessivi 6 miliardi di euro. Il fenomeno, sottolinea Confesercenti, non aumenta solo perché si registra un netto calo degli esercizi commerciali e l’aumento di quelli di proprietà mafiosa. Ed anche il racket si adegua ai tempi, diventando "pizzo in maschera", con gli estorsori che aprono partite Iva, ovvero camuffano l’attività criminale offrendo beni o servizi legali: gadget costosi e inutili come calendari, penne, agende; ma anche imponendo merci, servizi, manodopera. In tempi di crisi si utilizzano anche altre forme, come contributi all'organizzazione in occasione di festività o organizzando gratuitamente matrimoni o battesimi per la famiglia mafiosa.

Invetsimenti Al primo posto degli interessi mafiosi compare l’edilizia in tutte le sue fasi, ma è costante l’attenzione alle attività commerciali e turistiche con particolare riguardo al franchising e alla media e grande distribuzione. Per quanto riguarda quest’ultima, si evidenzia l’interesse delle mafie sui centri commerciali, funzionali al riciclaggio di denaro sporco. Molto seguito dai criminali è ancora il settore dei giochi e delle scommesse e l’industria del divertimento. Una vera miniera è poi rappresentata dai mercati ortofrutticoli che da sempre hanno rappresentato un luogo naturale per gli affari delle mafie. L’intero comparto agricolo, anche a causa della crisi grave crisi economica che sta attraversando e che porta al Sud migliaia di immigrati senza lavoro (vedi caso Rosarno), rischia più di altri di essere aggredito dalle mafie. L’abigeato, ad esempio, è un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno spariscono circa 100mila animali, essenzialmente mucche e maiali, ma anche cavalli, agnelli e pecore. Dall’antico al moderno, la criminalità investe anche su internet: sono infatti in costante crescita le frodi informatiche, in particolare la clonazione di carte di credito e il phishing. La crisi economica, inoltre, non sembra toccare il mercato del falso e della contraffazione, che movimenta un giro d’affari di 7,8 miliardi di euro l’anno. Il 50% del fatturato dell’industria del falso si riferisce a capi d’abbigliamento e moda, seguito da pirateria musicale, audiovisivi e software.

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