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Il serial maniaco ha firmato 10 stupri

RomaAlmeno dieci casi irrisolti, recuperati dagli investigatori nella polvere degli archivi e riletti sotto la luce dello stupro di giovedì scorso, ma qualcuno vicino alla Procura fa sapere che potrebbero presto salire di numero. Passano le ore e si allarga il numero delle analogie, degli indizi ricorrenti, dei dettagli in apparenza trascurabili (e in passato trascurati) che si incastrano come tessere di un mosaico. E che consentono di puntare l’indice sempre contro lo stupratore di Tor Carbone e della Bufalotta, il serial maniaco che colpisce in garage, con il passamontagna in testa, il nastro adesivo in tasca, il marcato accento romano e un coltello da cucina in pugno.
Avrebbe agito altre volte nella zona dell’Ardeatina negli ultimi mesi, altre due poco prima di accanirsi in via Sommer su una studentessa 21enne, l’ultima vittima. Alle due di notte del 1° luglio, in via Carnera, aveva puntato una ventenne, la figlia di un finanziere che stava tornando a casa in auto: l’aveva seguita fino all’ingresso del solito box, teatro di ogni sua violenza, ma la chiusura rapida del cancello automatico gli aveva impedito di raggiungerla.
Non si era dato per vinto e ci aveva riprovato 24 ore più tardi, stavolta in via Combi, non lontano dall’appostamento della sera prima. Anche in questo caso, però, aveva dovuto desistere: era già riuscito a bloccare il cancello automatico sotto un palazzo, ma le urla della donna, una poliziotta, lo avevano costretto alla fuga. Forse proprio in direzione di via Sommer, dove nemmeno due ore più tardi, non incontrando ostacoli piazzati dal caso, era riuscito ad andare fino in fondo.
La sua caccia folle e almeno finora senza evidenti passi falsi, non avrebbe lasciato in giro clamorosi indizi, ma ha ugualmente consentito di circoscrivere il suo modus operandi. Un vero e proprio rito, a cui mancherebbe solo una «firma», che la squadra mobile di Roma, coadiuvata da un team di investigatori e psicologi, sta cercando di sezionare e interpretare; un insieme di gesti, movenze e strategie sempre uguali a se stesse, evocate nei racconti di quelle che, ora, sono considerate supertestimoni. Insieme con la ragazza stuprata giovedì sono salite a quota tre, più l’aggressione fotocopia ai primi di giugno alla Bufalotta.
E il conto, stando alle indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, non si ferma certo qui, ma chiama in causa pure una violenza sessuale avvenuta ad aprile ancora nei dintorni di Tor Carbone, nella verde e silenziosa periferia capitolina. La vittima è una quarantenne e la procura ha in programma di ascoltarla nei prossimi giorni.
È a questo punto che entra in gioco con prepotenza il Dna, quel filo rosso per fortuna molto ingombrante che, al momento opportuno, potrebbe rivelarsi decisivo per fare inciampare lo stupratore: il suo profilo genetico sarebbe compatibile con le tracce biologiche trovate sulle due scene di Tor Carbone (aprile e giovedì notte), oltre che della Bufalotta (giugno). Di più: alla squadra mobile, da ieri, hanno in mano le immagini di una telecamera di un garage che riprenderebbe un tentativo di stupro denunciato lo scorso maggio. Nel filmato, poco nitido, si vedrebbe un uomo con il passamontagna. Pare dunque chiara quale sia la direzione delle indagini, mentre gli investigatori guardano con fiducia agli elementi presenti nei fascicoli riaperti dalla procura. Anche lì, tra verbali e fotografie, potrebbe nascondersi l’indizio decisivo, il pezzetto del mosaico in grado di accendere definitivamente la luce, facendo tirare un sospiro di sollievo a una città che, adesso, è stretta in una morsa di paura.

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