Serialità

“Odio il Natale”, una corsa contro il tempo per trovare l’amore

Commedia sentimentale dall’atmosfera natalizia, suddivisa in sei episodi e con una protagonista, trentenne e single, tanto avvenente quanto insicura. Un tour nel "già visto", ma scacciapensieri

“Odio il Natale”, una corsa contro il tempo per trovare l’amore

Odio il Natale, prima serie italiana Netflix ambientata nel periodo natalizio, promette di tenere compagnia proprio scandendo il countdown al 25 dicembre, una sorta di calendario dell’avvento in versione commedia romantica.

Protagonista una deliziosa Pilar Fogliati nei panni di Gianna, trentenne simil Bridget Jones, angosciata all’idea che anche quest’anno al cenone della vigilia sarà relegata dai familiari al tavolo dei bambini in quanto unica single. Per evitare l’umiliazione, ha deciso di correre ai ripari proclamando che sarà accompagnata dal nuovo fidanzato. Peccato che il lui in questione non esista e le restino circa ventiquattro giorni per trovare qualcuno in grado di impersonarlo.

Il déjà-vu non stupisca: “Odio il Natale” è il remake di “Natale con uno sconosciuto”, format norvegese ancora disponibile sulla stessa piattaforma. Lo spostamento dell’ambientazione, da Oslo all’incantevole Chioggia (meta suggerita quest’anno addirittura dal NY Times), le incursioni nel sempiterno fascino di Venezia e altre modifiche relative alla caratterizzazione dei personaggi, danno un tocco di autenticità che spesso manca ai progetti copia-incolla.

La bella e convincente Pilar Fogliati, attualmente co-protagonista di “Cuori” (di cui si sta girando la seconda stagione), è perfetta nei panni di questa infermiera che ha come confidente una paziente anziana che la sa lunga sulla vita e, come stampelle emotive, le amiche di sempre, tutte diversissime tra loro e assortite alla “Sex & The City”: c’è la mangiauomini col cuore apparentemente di ghiaccio, l’iper-romantica arrivata vergine ai trenta, infine la sorella con prole e perennemente sull’orlo del burnout familiare.

Tentare il tutto per tutto, dal momento che gli uomini non piovono dal cielo, significa per Gianna accettare appuntamenti al buio, sbagli colossali, notti di sesso fine a se stesso e finire col fare pianti con le amiche. E così, paragonando ogni ipotetico cavaliere a una bicicletta, la giovane avrà a che fare con un pescivendolo con problemi di gestione dell’ira, con un ex deputato che ha l’età dei suoi genitori, con uno studente soprannominato “fuck boy” e così via.

La gamma di citazioni più o meno consapevoli ad altri film o serie tv è ampia, si va da “Pretty woman” a “Guida astrologica per cuori infranti”.

Il fatto che le vicende narrate siano spesso intervallate da una sorta di confessionale in cui Gianna si rivolge direttamente al pubblico rompendo la quarta parete, è propedeutico alla vicinanza con lo spettatore. Empatia e immedesimazione sono garantite su doppio binario: da un lato abbiamo infatti il Natale come croce e delizia in quanto amplificatore di stati d’animo e sensazioni, dall’altro la casistica di passi falsi nella ricerca dell’amore che in tanti conoscono.

“Odio il Natale” racconta come uno dei periodi più belli dell’anno sia anche uno dei più ansiogeni. Nascosti tra presepe, lucine e regali sono infatti in agguato quesiti e riflessioni che possono far sentire fuori posto, perché inerenti l’aver o meno raggiunto determinati traguardi esistenziali.

Di fronte alle pressanti aspettative di parenti e società è quasi inevitabile giudicare a che punto si sia della vita e, magari, provare disagio. Lo spettro del sentirsi sbagliata aleggia tra i pensieri di Gianna ogni qual volta sul lavoro la caposala le rimproveri l’empatia come una perdita di tempo o, nel privato, capiti di rivedere chi dopo averla lasciata si è rifatto una vita.

In mezzo a luoghi comuni e apprezzabili riflessioni semiserie sulla vita e sull’amore, emerge a poco a poco lo sfaccettato ritratto di un’umanità tanto varia quanto preda di ansie, complessi e paure irrazionali. I personaggi però evolvono, episodio dopo episodio, finendo con il prendere coscienza di cosa hanno e di quello di cui avrebbero bisogno. Imparano lezioni che faranno loro amare la vita per quello che è, un caos in cui l’amore assume anche sembianze insospettabili.

“Odio il Natale”, insomma, è una serie tv fresca, leggera, ma non superficiale. Pesca a piene mani dalla realtà che ci circonda e, pur non proponendo granché di nuovo, sa appassionare forte della sua semplicità.

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