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Stranger Things, stasera l’ultima puntata? Perché i fan hanno ragione

Stasera sarebbe il grande giorno, quello della puntata 9 di Netflix a sorpresa, che nessuno avrebbe mai sospettato ma che i fan, con i loro mezzi evolutissimi, hanno già scoperto

Stranger Things, stasera l’ultima puntata? Perché i fan hanno ragione

Non farò spoiler, tranquilli. Dirò solo che stasera è il grande giorno, quello della puntata 9 di Netflix a sorpresa, che nessuno avrebbe mai sospettato ma i fan hanno scoperto, con i loro mezzi evolutissimi. Riassuntino, abbiamo lasciato i nostri così: Hawkins apparentemente salva, le luci spente, le biciclette ferme come se nessuno avesse più davvero voglia di usarle, e Undici che non c’è più, o almeno questo è quello che ci viene mostrato, un sacrificio finale che assomiglia troppo a una morte per essere vera, e Mike che racconta, come se dire una cosa fosse già un modo per farla esistere, e quel clima triste da passaggio dell’adolescenza all’età adulta, dove tutto diventa meno magico perché la vera magia esiste finché non si cresce.

Quindi è finita così, o almeno così sembrava. E è proprio da qui che cominciano le domande, un profluvio di domande, di reel di meme, di leak, che da giorni rimbalzano ovunque, sempre uguali e sempre leggermente diverse, tipo: Undici è davvero morta o è solo sparita? Può essere davvero morta Undici? È reale o è una messinscena? Vecna è stato sconfitto o ha semplicemente cambiato piano? E soprattutto, Mike sta elaborando un lutto o sta reagendo a qualcosa che non gli torna? A un’immagine che sente falsa pur non sapendo ancora spiegare perché. Una delle teorie più strutturate parte da un dettaglio che la serie ha sempre usato come segnale, e cioè i disturbi sonori (la “Kryptonite” di Undi), e nel finale, proprio mentre Undici sembra usare i suoi poteri dal portale del Sottosopra fino a consumarsi, quei segnali ci sono. Tuttavia, forse, quello che si vede non è vero, a creare l’illusione è Otto, Kali, l’unica con la capacità di costruire visioni complesse, non semplici allucinazioni.

Kali è viva, è fuori scena (a chilometri da lì e in fin di vita da mezz’ora ma vabbè), e è l’unica che potrebbe intervenire senza farsi vedere, facendo credere a tutti che Undici sia morta per portarla via, per toglierla dal gioco, per salvarla proprio attraverso la scomparsa. In questa chiave, Mike butta lì al gruppo la sua teoria: non sta assistendo a una fine, ma a una messinscena. Il suo monologo non è un addio, diventa una forma di resistenza, il tentativo di tenere aperta una possibilità davanti a qualcosa che gli viene mostrato come definitivo ma che non sente tale. Non sta dicendo “è finita”, sta dicendo “non può essere finita così”. E tutti “io ci credo”. È su questa crepa che si innesta tutto il resto. Perché quando un finale non chiude davvero, quando lascia aperta una fessura emotiva, Internet fa quello che sa fare meglio, riempie, e nasce così la leggenda dell’episodio segreto, dell’ultima puntata nascosta, un capitolo finale che non è stato annunciato ma che deve esistere, cazzo se vede esistere, perché altrimenti il racconto resta incompleto e l’incompletezza, oggi, è qualcosa che tolleriamo sempre meno, soprattutto con Undici morta (d’altra parte la morte di Undici, l’accettazione della sua morte, il non credere che possa essere successo davvero, l’illusione, fanno parte proprio di quel diventare dolorosamente adulti). La data circola, il 7 gennaio, ripetuta come un appuntamento più che come una speranza.

La teoria ha un nome, Conformity Gate, e l’idea è che il finale ufficiale starebbe sotto, nascosto, segreto quanto il laborotario di Hawkins, come è sempre stato in Stranger Things. Reddit analizza, TikTok semplifica, X amplifica, e a ogni passaggio la teoria perde complessità e guadagna certezza. Complottismo speranzoso, e d’altra parte ci starebbe, in una serie che parla di realtà alternative, di illusioni, illusioni dentro illusioni, mondo sottosopra sotto il mondo reale, e un altro mondo in collisione con il nostro, un casino di mondi. Plausibile perché chi guarda e non vuole lasciar andare non così. C’è però un punto che nell’entusiasmo collettivo viene sistematicamente ignorato, il più banale di tutti. Non narrativo, non emotivo, banalmente industriale. Netflix non fa mai cose del genere, non fa questo genere di stranger thing, non rilascia episodi segreti senza annunciarli e non affida un evento globale al passaparola casuale e spontaneo dei fan, ancorché virale. Netflix vive di controllo del calendario, di comunicazione centralizzata, di visibilità misurabile. Un episodio a sorpresa, senza marketing, senza trailer, senza push, sarebbe un controsenso economico prima ancora che narrativo. Guardano Stranger Things come se fosse ancora una serie romantica, quasi artigianale, mentre è uno dei prodotti più costosi, pianificati e monitorati dell’intrattenimento globale.

Pensare che il finale vero venga lasciato cadere di nascosto è una fantasia affascinante e racconta più il desiderio di chi guarda che il funzionamento di chi produce. I fan non sbagliano perché credono alla teoria, sbagliano perché vogliono crederci (come Mike e i ragazzi alla sopravvivenza di Undi), e in questo senso l’episodio segreto non è un errore di interpretazione, più una scelta emotiva. Un modo per sospendere la realtà industriale e tornare, ancora una volta, a una narrazione in cui tutto è possibile, anche che una multinazionale da miliardi di dollari si comporti come un gruppo di ragazzini che nascondono una videocassetta sotto il letto.

In fondo, come scriveva Cesare Pavese: “aspettare qualcosa è sempre meglio che non aspettare niente”. Parafrasandolo: aspettare un episodio finale segreto di Stranger Things è meglio che non aspettare niente, e in fondo l’episodio segreto sono state proprio tutte le teorie sull’episodio segreto. Fine.

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