Serialità

La serie "Ripley" regala nuova vita al capolavoro di Patricia Highsmith

Su Netflix tornano le avventure dello spietato truffatore che la scrittrice immaginò nel 1955. Tra gli attori anche molti italiani, tra cui Maurizio Lombardi

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Nel corso degli anni sono stati diversi gli show televisivi e i film ispirati a Il talento di Mr Ripley, del 1955 di Patricia Highsmith. I Libro racconta dell'affascinante e controversa vita di un ladro, assassino seriale e truffatore che dagli Usa si trasferisce in Italia. La prima versione audiovisiva è stata per una serie TV americana intitolata Westighouse Studio One, nel 1956. Poi il lungometraggio Delitto in Pieno Sole, del 1960 con Alaine Delon, The American Friend, con Dannis Hopper del 1977 e Ripley's Game con John Malkovich del 2002. Quello che in molti ricordano sicuramente è il film del 1999, diretto da Anthony Minghella con Matt Damon e Jude Law, nominato per 5 Oscar.

Il nuovo adattamento Ripley, disponibile su Netflix e diviso in otto puntate, è l'ultimo di questa lunga serie ma anche unico nel suo genere, per diverse ragioni.

Oltre a essere probabilmente quello più simile al libro originale, questo nuovo show girato in diverse città italiane è stato scritto e diretto Steven Zaillian, vincitore di un Oscar e decine di altri premi per Schindler's List. Sin dalla prima immagine, colpisce la bellezza della fotografia, in bianco e nero e con uno stile curato. Andrew Scott, fresco dal suo acclamato ruolo in All of Us Strangers, porta in scena il protagonista mentre Dakota Fanning (La guerra dei mondi) interpreta Margaret Sherwood, quella che con lo scorrere delle puntate diventerà la principale accusatrice di Ripley. In ultimo, non certo per importanza, fra i vari attori italiani che hanno avuto dei ruoli in questo show, fra cui anche Margherita Buy nei panni della portinaia di casa Ripley a Roma, ne spicca uno in particolare. Il fiorentino Maurizio Lombardi (The New Pope) volto da divo d'altri tempi, è l'ispettore Pietro Ravini, quello che darà la caccia al killer. Abbiamo incontrato Lombardi nella sua stanza del Roosevelt Hotel di Hollywood, poco prima della premiere mondiale della serie.

Ci ha raccontato come è stato per lei lavorare in questo show internazionale. «È stata una produzione gigantesca, americana. Abbiamo girato in alcuni tra i posti più belli d'Italia e per me è stato allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza. Sono arrivato a lavorare con questa splendido gruppo e mi auguro questo possa portare all'inizio di nuove avventure professionali».

In America si dice che Ripley sia una lettera d'amore all'Italia e Lombardi è daccordo. «Spesso i film americani fotografano il nostro Paese, in modo buffo e sopra le righe. Invece Steven Zaillian ha avuto un'enorme attenzione verso la nostra storia. È una serie ambientata a metà degli anni '60 e lui è riuscito a ricreare perfettamente le stesse dinamiche, gli oggetti e le situazioni che si possono vedere in un qualsiasi film neorealista italiano. Un'accortezza verso i dettagli che mi ha lasciato a bocca aperta».

In Ripley ci sono attori italiani che recitano in inglese e attori americani che parlano italiano. Un bilanciamento non facile come racconta Lombardi: «Zaillian si è raccomandato che mantenessi un accento decisamente italiano mentre recitavo. La cosa bella è che se guardi la versione in lingua originale, riconoscerai gli accenti di tanti colleghi, provenienti da diverse parti del mondo e d'Italia, ognuno parla inglese con il suo specifico accento. È una serie con una grande ricchezza anche regionale».

Quanto al suo personaggio: «L'ispettore appare nel momento in cui viene trovato un cadavere in via Appia Antica, da quel momento partirà la sua ricerca, una partita a scacchi con l'assassino. È un bellissimo noir, ispirato ai grandi classici degli anni '50. Sigarette, accendino, taccuino, interrogatori. Tanta roba per me, tanto gioco e tanto divertimento».

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