Serve la par condicio anche per le cimici

Carte, brogliacci, trascrizioni, cimici. Parole. Questo è un golpe, noi vogliamo sentire anche la voce degli altri. Quelli che non appaiono mai nelle intercettazioni delle procure, i dimenticati, i politici muti, costretti all’esilio della privacy, senza pubblicità, senza un’inchiesta che li faccia finire sui giornali o in un talk show in prima serata, trascurati da Dio, dagli uomini e dalle toghe. Qui serve una par condicio delle spiate. Non è possibile che in piena campagna elettorale, alla vigilia del voto, con tutto questo caos di liste e listini, candidati e tribunali amministrativi, i signori Di Pietro, Bersani, D’Alema, Casini, non abbiano neppure uno straccio di dialogo rubato sulle pagine dei quotidiani, una piccola chiacchierata con la colf o con l’amante, con un dirigente di periferia, con un cronista precario di telegiornale.
Protestiamo contro l’occupazione sistematica delle linee telefoniche da parte di Berlusconi. Per questo invochiamo che anche nelle intercettazioni sia applicata la par condicio: i magistrati devono smetterla di dare tutto questo spazio al premier e ai suoi uomini, per di più a due settimane dal voto. Ogni partito ha diritto al suo maresciallo con la cuffia in testa che ascolta e registra parola per parola le illuminanti conversazioni di questi politici di razza.
È giusto che gli elettori di Di Pietro sappiano cosa scrive sull’agenda ogni volta che appare in televisione, quando con lo sguardo assorto finge di prendere appunti. Cosa si dicono Tonino e Santoro alla vigilia di Annozero? A chi telefona Bersani quando non va ai concerti degli AC/DC. È giusto che tutti gli italiani possano ascoltare il rumore delle onde e del vento, quasi in un’atmosfera new age del D’Alema marinaio alto bordo che solca il Mediterraneo con la sua barca a vela. Non possiamo tenere fuori dalla storia il lessico familiare di quelle telefonate tra genero e suocero che si scambiano Pierferdy e Caltagirone.
Gli strumenti di strategia politica avrebbero gran beneficio dai consigli illuminati di che il generale Travaglio snocciola all’apprendista De Magistris. Come far fuori Berlusconi senza passare da Di Pietro. Che cosa si dicono a pranzo il Saint Just piemontese con il procuratore siciliano Ingroia? Magari aggiornano la lista dei buoni e dei cattivi in attesa dell’apocalisse che in fondo come suggeriscono i Maya potrebbe arrivare prima delle prossime elezioni.
Il guaio è che in un Paese democratico non è concepibile che si stia tutti i santi giorni a parlare solo e soltanto di Silvio Berlusconi. Questa storia ormai va avanti da quindici anni. Berlusconi qua, Berlusconi là. Berlusconi a cena e colazione. Berlusconi ossessione planetaria. Berlusconi che fa passare il sonno ai suoi amici e ai suoi avversari. Berlusconi in ogni luogo. E in ogni telefonata. Mai che si parli di programmi, di riforme, di crisi, di lavoro, di pensioni, di come mandare avanti questa Italia derelitta. Quelli attaccano e Silvio si difende. Il risultato è sempre lo stesso. Oltre Berlusconi in politica non c’è nulla. Davvero non si può andare avanti così. Regalate un telefono, con le cimici incorporate anche ai fantasmi e alle comparse di questa stagione politica. Può darsi che in privato riescano a dire qualcosa di interessante. Altrimenti a forza di inchieste spettacolo vince sempre lui. Il Berlusconi che è in cielo, in terra, in ogni luogo.

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