Servono campi da golf per i ricchi: contadini espropriati

Voluta dai ricchi per i ricchi, si può dire sia la più capitalista delle imprese nel comunista Vietnam: una prolifera industria per la costruzione di campi da golf, destinati a incoraggiare il turismo di prima classe, e a mettere in ginocchio la già prostrata comunità contadina. Sì, perché per mettere in piedi le faraoniche strutture per gli amanti dello «sport da gentiluomini», le compagnie impegnate in questi progetti mangiano ettari ed ettari di risaie, principale fonte di sostentamento per migliaia di famiglie vietnamite. Preoccupate per le ripercussioni del fenomeno su ambiente e società, ora le autorità sembrano decise a tirare il freno a mano.
Nel 2008, denuncia il New York Times, le licenze per nuovi campi da golf sono state rilasciate a ritmi serrati: in media una a settimana, per un totale di oltre 140 progetti su tutto il territorio nazionale. Di questo passo, il Vietnam potrebbe ritrovarsi più o meno con lo stesso numero di campi della Corea del Sud, dove il golf spopola da tempo. Sarebbe di certo ancora distante dai livelli della Cina, che conta oltre 300 campi, e ancora di più da quello degli Stati Uniti, dove sono attivi circa 16mila campi. Ma se si calcola che il Paese asiatico aveva solo due campi fino a 35 anni fa e che tra la sua popolazione sono solo 5mila i praticanti di questo sport, si capisce la sproporzione di una tale crescita.
Investitori stranieri e imprenditori locali spiegano che il lancio del Vietnam come meta turistica internazionale è legato anche allo sviluppo di strutture di questo genere: molti degli stranieri arrivano dal Giappone e dalla Corea, posti dove il golf è molto popolare.
Il boom del golf incontra, però, dure critiche da parte dei media e l'opposizione delle autorità politiche, preoccupate per i suoi costi sociali e ambientali. La costruzione di un solo campo comporta il trasferimento di almeno 3mila persone e a volte fagocita intere comunità, spiega Nguyen Duc Truyen, membro dell'Accademia vietnamita delle scienze sociali. Si tratta per lo più di famiglie di contadini, espropriate e risarcite con appena due o tre dollari a metro quadrato. Inoltre, sono pochi quelli che, perso il lavoro nelle risaie, trovano impiego nei nuovi complessi extra lusso. Per far posto al campo da golf di Dai Lai nella provincia di Vinh Phuc, ad esempio, migliaia di famiglie hanno perso la loro terra, ma solo 30 persone - stando a un rapporto dell'agenzia Vietnam News Service - sono state assunte come personale di servizio nelle strutture turistiche.
Tutto il fenomeno ha più a che fare con il capitalismo che con lo sport in senso stretto: in Vietnam la tassazione sui campi da golf è molto minore rispetto a quella prevista su altri tipi di progetti di sviluppo. Capita così che dietro prati verdi e laghetti artificiali si nascondano veri e propri investimenti immobiliari. Solo il 65% delle terre coinvolte nei progetti in corso è destinato al golf; il resto ospiterà hotel, resort, ville e parchi a tema. A giugno il governo ha bloccato 50 cantieri che stavano per partire. Tutti gli altri, però, procedono a gonfie vele ed entro breve andranno ad aggiungersi ai 13 campi già aperti nel Paese.
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