Sfida la Chiesa sui gay ma la residenza di lusso l'ha avuta dal Vaticano

Prima verde e poi diessina, è la paladina delle unioni civili. Ma per lei la difesa degli animali viene prima di quella degli uomini

Sfida la Chiesa sui gay ma la residenza di lusso l'ha avuta dal Vaticano

Monica Cirinnà è la donna che divide l'Italia. Con la proposta di legge sulle unioni civili e le coppie gay è riuscita a frammentare il Pd, i cattolici, i laici, i vescovi, la maggioranza, le coscienze. Da anni ogni tentativo di legiferare è finito male. Ci voleva lei, l'amazzone del Senato, l'ex inquilina di Propaganda Fide, la verde diventata rossa, per portare un testo in aula e sancire la spaccatura che permane su questo tema che ha ricreato un clima da guelfi e ghibellini.Dall'alto del suo metro e 81, la senatrice Cirinnà ha ridato voce alle piazze disertate perfino dai sindacati. Più che coagulare consenso, la sua legge ha radicalizzato i contrasti. Le lacerazioni nei partiti sono state camuffate con la «libertà di coscienza», i tanti drammi personali sono stati ridotti a duelli rusticani, le mille complicazioni di un provvedimento così spinoso sono finite nell'appiattimento di un «sì» contro un «no». Ma lei riuscirà a legare il suo nome a una legge che - comunque verrà approvata - segnerà una svolta per l'Italia.I giornali la presentano come paladina delle minoranze: ambiente, animali, coppie dello stesso sesso. L'accostamento è ardito, ma tant'è. L'attività al Senato, dove siede dal 2013, conferma il curriculum: il primo disegno di legge presentato tutela «le scelte alimentari vegetariana e vegana», il secondo gli spazi verdi nelle scuole, il terzo inasprisce le pene per i delitti contro gli animali. Di nessun provvedimento è cominciato l'esame. Quello sulle convivenze, invece, è stato presentato il 6 ottobre e in meno di quattro mesi è già in assemblea.Con una laurea in legge (tesi in procedura penale con Franco Cordero), Monica Cirinnà è una sorta di difensore delle cause dimenticate. Tuttavia alle aule di giustizia ha sempre preferito quelle del potere: è entrata a 30 anni, nel 1993, nel consiglio comunale di Roma e da allora vive di politica. In Campidoglio mise piede con la Federazione dei verdi ma più che ambientalista era animalista. Dal sindaco Francesco Rutelli ebbe la delega ai diritti degli animali e in quella veste aprì canili, trasformò lo zoo di Villa Borghese e ottenne assistenza per i «gattari» di Roma: non i felini ma «i loro amici umani».Non si è occupata soltanto di esseri a quattro zampe: nel 2008, per esempio, propose a nome del Pd capitolino un «galateo per gli uomini che chiedono sesso a pagamento», cioè corsi di rieducazione per i clienti delle prostitute per «arginare il fenomeno alla base». Testarda e battagliera, con «quest'aria sempre un po' spocchiosa, tutta piena di sé» (così la ricorda il futuro marito quando la conobbe) ma anche forte di buoni rapporti trasversali, con due ricorsi al Tar Monica Cirinnà costrinse Gianni Alemanno a triplicare il numero di donne in giunta: da una a tre. Ma l'interesse per i quadrupedi è sempre prevalso sui bipedi. In un'interrogazione del 29 settembre scorso sui canili romani la senatrice si preoccupa prima del «drastico peggioramento del livello di benessere degli animali», e poi del posto di lavoro dei dipendenti.In Campidoglio conobbe l'uomo della sua vita, Esterino Montino, allora consigliere Pds sconosciuto come lei ma con una carriera pronta al decollo: assessore ai Lavori pubblici per il Giubileo, segretario romano dei Ds, consigliere regionale, assessore, governatore supplente quando Piero Marrazzo si dimise dopo lo scandalo-trans, senatore e ora sindaco di Fiumicino (ha appena ricevuto un avviso di garanzia). Entrambi avevano un divorzio alle spalle; lui però ne aveva un secondo in corso, quattro figli e 15 anni in più. Lei alta, slanciata, passione per l'alta moda («alternavo studio e sfilate», ha raccontato) ma soprattutto animalista, vegana e verde; lui ex sindacalista Federbraccianti, cacciatore, carnivoro e capoccia Pds.I due hanno tre case. La prima è quella politica, dopo il passaggio di Monica dai verdi al Pd dove già era naturalmente affluito Montino. La seconda è il loro nido, una tenuta agricola a Capalbio, capitale vacanziera della sinistra chic, dove producono vino e olio e hanno anche «tanti figli non umani» (così scrive la senatrice sul sito www.monicacirinna.it): quattro cani, quattro gatti, due cavalle e una famigliola di asini amiatini. A Roma invece, Monica ed Esterino sono andati a convivere nel 1998 in un appartamento posseduto da Propaganda Fide di 110 metri quadrati in via dell'Orso, tra piazza Navona e il lungotevere Marzio, affittato per sole 600mila lire mensili diventate col tempo 360 euro. Canone scontato perché la coppia ristrutturò l'immobile a proprie spese: 150 milioni di lire dell'epoca.Lo ottennero grazie a un vescovo amico, monsignore Angelo Mottola, allora officiale di Propaganda Fide poi nunzio in Iran e Montenegro, scomparso nel 2014. Avendo studiato dalle suore prima di fare il liceo classico al Tacito, Monica Cirinnà non aveva problemi a fare affari con la Congregazione che evangelizza i popoli e fa regali agli amici. Perché di regalo si trattava. Il costo dei rifacimenti spalmato su 12 anni (durata del contratto di locazione) faceva 520 euro al mese. Significa che i due versavano l'equivalente di 880 euro mensili come per un bilocale a Primavalle. Una somma ridicola per un quartierino di due piani nel cuore della capitale che ne valeva almeno il triplo.Infatti alla scadenza del contratto la Congregazione propose un ritocchino: 3.000 euro. La coppia, che nel frattempo non era più di fatto ma di diritto dopo il matrimonio celebrato da Massimo D'Alema venerdì 10 giugno 2011, cercò un accomodamento ma poi preferì trasferirsi a piazzale Clodio. E per Monica Cirinnà il dolore maggiore fu dovere abbandonare via dell'Orso: animalista perfino nella toponomastica.

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