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Sgominata tutta la banda del Rolex

Certo, il cognome che uno si ritrova non è un merito, né una colpa. Ma, a volte, sembra quasi che anche l’anagrafe non sia casuale, come se il nomen omen fosse qualcosa più di un detto latino.
Ecco, in questo quadro, credo che «sensibile» sia ancora un aggettivo che ha un valore. Anzi, in assoluto, è uno dei miei preferiti. Sensibile è diverso da buono, è diverso da bello ed è diverso da bravo. Giusto per fermarsi alle parole positive più frequentate. Sensibile, a mio parere, è una parola che vale più di tutte le altre messe insieme.
Sensibile è un modo di vivere, un modo di essere. Sensibile non è Superman, sensibile è anche qualcuno irrisolto, che soffre, che ha dubbi, che non pensa di avere sempre ragione, che non crede che sia tutto bianco o tutto nero. Sensibile è uno che vede l’altra faccia dell’anima, anche quella che ci fa più paura. Sensibile è chi alimenta il dubbio.

Sensibile è pure chi è felicemente socratico: «Solo questo io so, so di non sapere».
A volte scrivo di sport, per raccontarvi d’altro. Di politica, di Genova, di economia, di vita. Oggi, fino ad ora, vi ho parlato d’altro - di un altro a cui, (...)

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