Sgravi e sconti, dieci anni e risultati zero

Nel 2011 il ministro dell'Economia Giulio Tremonti incaricò il sottosegretario Vieri Ceriani di censire sgravi, detrazioni e deduzioni fiscali

Nel 2011 il ministro dell'Economia Giulio Tremonti incaricò il sottosegretario Vieri Ceriani di censire sgravi, detrazioni e deduzioni fiscali. Obiettivo: mettere ordine nel sistema, selezionare i bonus che valeva la pena mantenere e quelli che era meglio abolire. Poi, in ordine sparso, a lavorare alla questione furono l'economista Roberto Perotti, la star bocconiana Francesco Giavazzi, che prese di mira soprattutto i vantaggi concessi alle aziende, Carlo Cottarelli, commissario alla spesa pubblica; infine il compito è toccato a Mauro Marè, docente di Scienza delle finanze alla Luiss di Roma (nella foto).

Risultato di tanto affacendarsi? Praticamente nessuno. Secondo la Commissione per le spese fiscali, presieduta dal già citato Marè, istituita presso il ministero dell'Economia e delle finanze e autrice ogni anno di un rapporto al Parlamento, gli sgravi anziché diminuire aumentano, senza che nessuno riesca a mettere un freno ragionato al proliferare di regimi particolari ed eccezioni. Nel 2019 sono state censite 533 tra esenzioni, esclusioni, eccezioni, detrazioni e deduzioni. Venti in più che nel 2017, cinquanta in più che nel 2018. Il costo per lo Stato supera i 60 miliardi di euro in termini di minori incassi. E quanto siano giustificati questi «sconti» è tutto da vedere.

La parte più ampia delle cosiddette tax expenditures (si chiamano così, spese fiscali, perchè sono agevolazioni concesse riducendo il prelievo tributario e non attraverso la spesa pubblica) risponde a esigenze generali ed è anche quella che appare intoccabile: si tratta per esempio di detrazioni per lavoro dipendente, familiari a carico, spese sanitarie, mutui prima casa. Le agevolazioni in senso stretto riguardano invece platee di contribuenti particolari: si va dalle esenzioni tributarie per le pensioni di guerra, alla riduzione dell'accisa sul gasolio per l'autotrasporto. In questo caso, oltre a esigenze che può essere giusto salvaguardare, gioca un ruolo rilevante la difficoltà di superare la resistenza di portatori di interessi specifici, in grado di fare leva su un forte potere di pressione lobbistica.

Il tema si incrocia con quello del Recovery Plan, il piano di aiuti deciso dall'Europa per il post-pandemia. Una delle basi per il suo avvio è l'attuazione di una serie di innovazioni e semplificazioni. Tra queste il Programma nazionale di riforma approvato dal governo durante l'estate mette in prima fila il fisco, con un intervento, tra l'altro, sulle tax expenditures. Vedremo se sarà la volta buona.

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