Sharon: «Blocco totale per Gaza, fuori gli ultrà»

Sdegno della stampa ebraica per l’aggressione al giovane palestinese, salvato dal linciaggio

Sharon: «Blocco totale per Gaza, fuori gli ultrà»

Gian Micalessin

«Sono momenti difficili, ma serviranno a garantirci tempi migliori». La dichiarazione dai toni liberatori di Ariel Sharon arriva al termine di una giornata che per il primo ministro israeliano è stata l'equivalente di una passeggiata su un campo minato. Per sette lunghissime ore Arik ha temuto di ritrovarsi assediato su tre fronti.
Allo scontro sul ritiro da Gaza con un'estrema destra sempre più violenta e aggressiva e alle battaglie sul confine settentrionale con i guerriglieri libanesi sciiti di Hezbollah s'era aggiunta, nel pomeriggio, anche la misteriosa vicenda di due soldati dati per scomparsi o uccisi nel cuore di Balata, il campo profughi di Nablus, culla e roccaforte delle Brigate Al Aqsa. Una notizia che i comandi militari hanno smentito e dichiarato assolutamente priva di fondamento soltanto dopo un interminabile pomeriggio di accertamenti.
La situazione politicamente più complessa resta dunque quella di Gaza. Ad aiutare il premier israeliano hanno contribuito, ieri mattina, le drammatiche foto pubblicate dai quotidiani israeliani del 16enne palestinese Khaled El Astal circondato da un gruppo di estremisti ebraici decisi a linciarlo.
Le immagini del ragazzo insanguinato, protetto dai militari e poi ricoverato in gravi condizioni in un ospedale israeliano, fanno scattare un sentimento di rabbia e ripulsa e contribuiscono a mitigare il sostegno per la battaglia dei coloni. E in mattinata le interviste di condanna rilasciate nella serata di mercoledì da Sharon campeggiano sulle prime pagine di tutti i quotidiani. «Quanto è successo mi fa indignare, quell'aggressione - dichiara ad Haaretz il primo ministro - è stata un atto selvaggio, volgare ed inaccettabile, queste azioni devono venir fermate, non possiamo permettere che un piccolo gruppo di delinquenti imponga il regno del terrore».
Poi sfruttando l'emozione e lo sdegno collettivo, il premier e i suoi ministri impongono la chiusura totale di Gaza, la dichiarano zona militare, danno ordine di procedere allo sgombero del Palm Beach Hotel, l'albergo abbandonato occupato da 150 coloni e ribattezzato Maoz Hayam, fortezza sul mare.
L'operazione di sgombero scatta alle due del pomeriggio. Fino a quell'ora la totale chiusura della Striscia e la sua trasformazione in zona militare viene giustificata con la necessità di fermare i manipoli di estremisti che starebbero tentando di unirsi ai coloni presenti sul posto. In verità i commandos della polizia hanno già circondato il Palm Beach Hotel e stanno trasportando lunghe scale fin sotto il suo perimetro. Dentro le famiglie dei coloni si preparano a resistere. Mentre i ragazzini danno fuoco ai pneumatici i genitori s'incatenano gli uni agli altri in catene umane che si allungano lungo le varie stanze dell'hotel diroccato.
Prima dell'irruzione dei poliziotti il portavoce dei 150 «barricaderos» esclude qualsiasi violenza e promette che i coloni si limiteranno alla resistenza passiva. Da quel momento bastano dieci minuti per concludere lo sgombero. I 150 fra padri, madri e torme di figlioletti aggrovigliati in un intrico di mani e piedi vengono separati dalle forze di sicurezza e trascinati sui pullman in attesta. Il tutto tra i pianti dei bimbi e le urla delle donne che una dopo l'altra ripetono il grido di battaglia negli insediamenti minacciati. «Gli ebrei non deportano gli ebrei».
«Li abbiamo portati via tutti, non c'è dubbio si stavano preparando a un lungo assedio - dichiara più tardi il generale Dan Harel comandate dell'esercito nella regione di Gaza - abbiamo trovato finestre sigillate, scorte di pneumatici e bottiglie molotov, lì dentro s'era asserragliato un gruppo di teppisti incuranti della legge e senza rispetto per la vita umana».
Intanto non s'interrompe la battaglia sul fronte nord iniziata mercoledì con i durissimi scontri costati la vita a un giovane caporale. L'esercito e gli elicotteri israeliani hanno continuato ieri a contrastare le infiltrazioni dei guerriglieri sciiti nella zona delle fattorie di Sheeba, il fazzoletto di terra considerato da Hezbollah, nonostante il parere contrastante delle Nazioni Unite, parte integrante del territorio libanese.

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