Ma si può allevare un bimbo senza yacht?

C’è poco da ridere con le puerpere, perché tra il fagotto urlante che si trovano improvvisamente in braccio (col tubo che bastano nove mesi ad abituarsi all’idea) e tutto quel casino ormonale in corso, spesso vengono colte dalle ansie più contorte. Robe del tipo: come lo nutro, quanto lo copro, saprò farlo sopravvivere, sarò una buona madre, riuscirò a non farlo soffocare di notte, gli mancherà lo yacht... ? A ognuna i propri dilemmi. L’ultimo della breve lista, ma non meno importante, è quello di Elisabetta Gregoraci. Che però vorremmo subito mettere tranquilla. Anche una nostra amica era stata attanagliata dallo stesso quesito un po’ di tempo fa, ma in merito si era espressamente consultata con il pediatra che le aveva dato rassicurazioni immediate: «No signora, il neonato non può soffrire per l’improvvisa mancanza dello yacht. Con la villa in montagna potrebbe essere diverso, perché quella, in certi casi, può dare dipendenza, ma con per la barca stia tranquilla».
E sempre lei, poco dopo, ha avuto un altro ordine di problemi sui quali oggi, per interposta persona, ci sentiamo di sedare preventivamente Elisabetta: anche la volta che la nostra amica ha smesso di indossare le perle per addormentare il suo pargolo, be’, anche quella volta lì non è successo niente di grave. E nemmeno quell’altra in cui ha improvvidamente deciso di cambiare la marca delle lenzuola della culla perché Pratesi non produceva tinte adatte al suo nuovo appartamento di New York che, tra l’altro, prima era in Fifth avenue e ora invece è a SoHo: tutto a posto anche in quella circostanza. Come quando ha sostituito la schwester e da una mora è passata a una biondissima. Temeva già un trauma per il piccino, invece lui l’ha solo guardata un po’ male per i primi giorni. Ed è finita lì.
L’allarme della signora Gregoraci in Briatore è partito dalle pagine del settimanale Diva e donna: «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare il nostro yacht il piccolo Nathan Falco (nome più adatto a sentire la nostalgia delle alture che dell’acqua, ndr) piange spesso, non è più tranquillo e sereno come prima». Si riferisce, Elisabetta a quel «terribile incubo» vissuto dopo il sequestro da parte della Guardia di finanza del Force Blue, sul quale viveva col marito Flavio Briatore e col figlioletto da quando era venuto al mondo in una clinica di Nizza due mesi prima. Ora Briatore è indagato per contrabbando e frode fiscale, e Nathan Falco «sente la mancanza della sua cameretta tutta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni. Non è tranquillo e sereno come prima, piange spesso. È quello che ha risentito di più di questa situazione, di questo brusco cambiamento» spiega preoccupata l’ex showgirl al settimanale.
Ogni famiglia ha il suo tenore e i suoi colpi di scena, in effetti. E Briatore avrebbe avuto il diritto di godersi più in pace quello che ha conquistato nella sua vita imbottendola di milioni di cose. Così, sentendoci coinvolti dalle preoccupazioni di Elisabetta, in merito, abbiamo riconsultato la nostra amica che ha riconsultato il suo pediatra: la cosa che ci hanno suggerito di suggerire alla signora Gregoraci è di riprodurre il prima possibile una cameretta bianca identica a quella che aveva Nathan Falco su un nuovo yacht. Possibilmente un po’ più grande di quello sequestrato, in maniera che il piccolo si senta ben risarcito di ciò di cui è stato defraudato. Poi è importante che abbia a disposizione dei pupazzi della Guardia di finanza, tanto per esorcizzare «l’uomo nero» il prima possibile. Passerà tutto in men che non si dica. Assicurano la nostra amica e il suo pediatra. E gli abruzzesi sotto le tende, e la generazione mille euro...

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