Il sindaco dell’Aquila indagato per l’appalto sospetto

Il sindaco dell’Aquila indagato per l’appalto sospetto

La vicenda dell’appalto opaco per la rimozione delle macerie del terremoto, assegnato dalla giunta aquilana di centrosinistra guidata dal sindaco Massimo Cialente, sembra essere arrivata a una svolta. La procura del capoluogo abruzzese, infatti, avrebbe aperto un fascicolo d’indagine su quell’appalto a trattativa privata del valore di 50 milioni di euro, prima assegnato dalla giunta comunale alla società «T&P» di Sulmona, che risultava inattiva fino al giorno precedente all’approvazione della delibera di stanziamento, e poi «ritirato» in tutta fretta. Alla base dell’inchiesta su una gara zeppa di anomalie, della quale il Giornale si è più volte occupato, ci sarebbe il dettagliato esposto di un’associazione cittadina che avrebbe segnalato agli investigatori i punti meno chiari di quella delibera di affidamento per la rimozione delle macerie del sisma di aprile scorso.
Ora nel mirino degli inquirenti sarebbero finiti, dunque, tutti i componenti della giunta che hanno partecipato all’iter dell’assegnazione dell’incarico e alla retromarcia successiva. E in procura si vocifera di convocazioni estive dei politici locali, per raccogliere testimonianze e rimpinguare il fascicolo sulla gara in questione, che ipotizzerebbe, al momento, il reato di abuso d’ufficio. L’aria di guai giudiziari soffia anche in comune, dove secondo indiscrezioni pare che il sindaco Cialente stia valutando l’ipotesi di rimpasti nella giunta, se non addirittura il varo di una squadra «tecnica». Tra gli assessori in discussione, anche Alfredo Moroni, titolare della delega a Politiche e servizi per la tutela dell’ambiente, che aveva sostenuto che l’assegnazione dei lavori non era stata supportata da un contratto ma dal carattere di urgenza. Di certo quella delibera, la numero 154 del 12 giugno, (tra l’altro bocciata dalla commissione di vigilanza e garanzia del comune per diversi profili di illegittimità), aveva da subito sollevato perplessità. Secondo il capogruppo del Pdl in Regione, Gianfranco Giuliante, entrato in polemica sul punto con il primo cittadino, in quell’atto vi è una «palese e continua» violazione del codice degli appalti pubblici. Poi appunto c’era la strana storia della società a cui, con procedimento di urgenza e a trattativa privata, la giunta aveva ritenuto di affidare la rimozione delle macerie. La «T&P» fino al 31 maggio risultava iscritta come inattiva alla camera di commercio. Il giorno dopo tornava in vita con una dichiarazione di «inizio attività». E il 4 giugno uno dei titolari, Walter Tirimacco, vendeva le sue quote per 1.250 euro al costruttore aquilano Claudio Pangrazi. La trascrizione delle quote veniva sancita l’11 giugno, e il giorno dopo il comune assegnava alla T&P, che non aveva alcuna certificazione di idoneità alla gestione dei rifiuti, i lavori, condizionandoli peraltro alla prova di avere i requisiti per l’avvio delle operazioni. Era davvero quella la società più adatta per l’affidamento in trattativa privata di una commessa da 50 milioni di euro? Ora sembra che anche la magistratura abbia i suoi dubbi.

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