Il sindaco si dà i 15 giorni e piange ancora

Il sindaco si dà i 15 giorni e piange ancora

Federico Marchi

Quello che Sanremo sta vivendo in queste ore potrebbe essere l'epilogo di una crisi politica iniziata due anni e mezzo fa, dopo appena venti giorni dall'elezione del sindaco Borea, e mai rientrata. Lunedì notte, durante il consiglio comunale, al primo cittadino è infatti mancata la maggioranza ed è andato sotto durante la votazione. Dei tanti momenti delicati che ha vissuto l'amministrazione di centrosinistra sanremese questa è sicuramente quella più delicata. Erano le 3 di lunedì notte quando il presidente del consiglio comunale Bruno Marra ed il suo vice Paolo Leuzzi hanno votato, con l'appoggio di tutta la minoranza, un emendamento alla modifica della convenzione con il casinò che ha, di fatto, sfiduciato il direttore generale della casa da gioco Christian Lefebvre. L'atto si è compiuto al termine di una lunga discussione sul ruolo del manager e del consiglio di amministrazione, dei mancati introiti registrati dal casinò, della lievitazione dei costi e di alcuni errori di gestione. L'emendamento, presentato dallo stesso Marra, ha avuto subito il voto contrario di Borea imitato da altri 13 esponenti di maggioranza. Il voto di Marra e di Leuzzi ha però portato la bilancia sul fronte opposto e la pratica è stata così approvata con 15 voti favorevoli e 14 contrari.
Duro anche il testo che spoglia di tutti i poteri Lefebvre, accusato tra le altre cose di aver sforato di 2 milioni di euro il budget a sua disposizione senza alcuna autorizzazione: «Sospendere, immediatamente, l'esercizio dei poteri del direttore generale così come in oggi conferitegli... al fine di una precisa assunzione di responsabilità da parte del direttore generale, nuovi e più limitati poteri secondo gli indirizzi che saranno deliberati dal consiglio comunale in sede di esame del piano d'impresa». Il gelo è così sceso in aula. La seduta si era comunque già aperta con toni surriscaldati, con un primo confronto interno alla maggioranza nel cortile antistante il comune. Confronto che, per il tono della voce dei presenti, si sentiva già da lontano. Alcuni consiglieri poi, entrando in aula, ammettevano: «Forse questa è la volta che ce ne andiamo a casa davvero». Poi la discussione, una tesissima sospensione chiesta in extremis ed infine la votazione.
Durante la serata Borea, parlando dei poteri forti che starebbero minando la sua maggioranza, si è lasciato nuovamente andare ad una crisi di nervi dicendo tra le lacrime: «Questa è forse è l'ultima volta che siedo in questo consiglio comunale, può darsi che vincano loro, mi dispiace per Sanremo, tutto questo è una vergogna». Sono seguiti alcuni applausi ed alcuni sguardi imbarazzati dai banchi della maggioranza. «A questo punto sarebbe meglio che il sindaco si dimettesse, non è possibile continuare così», questo il commento fatto da diversi esponenti di maggioranza uscendo dall'aula del consiglio comunale. Ieri mattina poi la convocazione d'urgenza di una conferenza stampa da parte del sindaco. L'impressione era che Borea volesse dimettersi, tanto che nell'atrio del comune si erano radunati insieme ai giornalisti, molti simpatizzanti ed avversari politici. Borea però, accompagnato da tutta la sua giunta, non ha ufficializzato il suo abbandono ma ha aperto una crisi politica. «O nei prossimi 15 giorni troviamo una maggioranza solida oppure mi dimetto e ce ne andiamo tutti a casa». Un Borea visibilmente emozionato che, in conferenza stampa, si è nuovamente commosso. Il sindaco, per cercare di rimanere in piedi, ha proposto un'apertura anche alla minoranza, facendo addirittura un riferimento particolare al gruppo di Forza Italia. «Di certo ci sarà un rimpasto di giunta se questo potrà servire per garantire un certo equilibrio» ha ammesso Borea che ora cerca di ricomporre una maggioranza di almeno 16 consiglieri, mentre lunedì non è andato oltre i 14.
Il palazzo aveva però già iniziato a sgretolarsi la scorsa settimana con la Sanremo Promotion, la società che si dovrebbe occupare della promozione turistica, che ha subito una sorta di commissariamento. La SpA si trovava infatti senza il numero legale dopo le polemiche dimissioni di alcuni consiglieri. Dei 7 membri originari del CdA ne erano rimasti solo 3. Alla guida della società, in stato di emergenza anche se contro gli indirizzi votati dalla stessa maggioranza, sono stati nominati alcuni dirigenti comunali. Una situazione che poteva essere evitata se Borea fosse riuscito a rimpiazzare in tempo i dimissionari, scongiurando la mancanza del numero legale. «Le dimissioni sono avvenute negli ultimi giorni - ha risposto Borea - avremmo proceduto in breve con le nuove nomine». «Non è vero - replica il consigliere di Forza Italia Adriano Battistotti - il tempo c'era. Il sindaco si deve infatti ricordare che le prime dimissioni risalgono addirittura ad aprile».

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