La sinistra si scopre clericale ma non sa a che santo votarsi

E va bene che la bandiera rossa non tira più, è ormai del tutto impresentabile, ma proprio al drappo di Goffredo da Buglione dovevano aggrapparsi? Con disinvoltura e leggiadria la sinistra italiana si scopre papalina, i compagni fanno a gara con gli amici di sagrestia per giunger primi nella corsa al bacio della sacra pantofola. Scambiano l’anello del pescatore coi più diversi anelli pastorali, zucchetti, porpore e ferraioli viola, rivelando la confusione frastornata dei neofiti un po’ ignoranti: non sanno ben che fare con l’acqua santa e l’incenso, ma son pronti a inginocchiarsi, inchinarsi, prostrarsi e biascicar preci in latinorum come stagionate beghine. Vedi la potenza della conversione? Pur di combattere il Cavaliere nero e difendere tanto l’onore delle escort quanto la credibilità dei moralisti utili alla battaglia, impugnano le alabarde delle guardie svizzere contro i lanzichenecchi, difendono il sepolcro di Pietro come un tempo la mummia di Lenin, scavalcano il «perché non possiamo non dirci cristiani» del laico Benedetto Croce e son pronti a partir per la santa crociata.
Santa ma loro, ovviamente. O avete dimenticato la facilità con cui scesero in campo a difendere Murdoch, il compagno squalo, quando il governo osò aumentare l’Iva sugli affari di Sky? Per evitar polemiche e rispettare la par condicio, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti avevano aumentato l’Iva anche sulla pay tv di Mediaset, ma quelli tuonarono ugualmente contro l’attentato alla libertà di Murdoch, «perché la fetta di Sky era più grossa di quella Mediaset». Be’, se pure Murdoch poteva diventare un campione di progressismo e solidarietà, perché non provare a restar folgorati sulla via di Damasco? Quello in verità s’è rivelato utile, perché i suoi giornali han fatto da battistrada alla stampa estera nelle campagne contro il governo Berlusconi, ma credete che Santa Romana Chiesa, edificio millenario coi piedi ben piantati in terra ma la testa in cielo, istituzione che ragiona e programma nell’ordine dei secoli e non certo di una legislatura, possa prestarsi facilmente alla «conversione» dei nostri compagni?
Loro comunque, ci provano. Ascoltate Walter Veltroni, ha il tono del provetto catechista: «La Chiesa valuta, osserva e poi esprime la sua opinione, e l’organo di stampa del presidente del Consiglio che fa? Sferra un attacco senza precedenti al direttore di un quotidiano libero e indipendente come Avvenire». Capito? Noi siamo «l’organo di stampa» del premier e Avvenire non è della Cei, è «libero e indipendente» come Repubblica che notoriamente non appartiene a Carlo De Benedetti. In questa corsa alla medaglia di defensor fidei sembra lanciarsi pure l’Altro, il quotidiano diretto da Piero Sansonetti e vicino a Nichi Vendola, che titolava «Vaticano sotto ricatto (sessuale)». Forse con volontà ironica. E forse è ironico e stupefatto Valentino Parlato, quando al primo posto dei paradossi offerti dalla disastrata politica nostrana elenca «che il Manifesto stia dalla parte della gerarchia cattolica».
Si potrebbe sorvolare sul dipietrista Felice Belisario, che denuncia perentorio: «C’è un attacco premeditato alla Chiesa, e il regista è Berlusconi che non poteva non sapere dell’articolo del Giornale». Oh, questa del «non poteva non sapere» ce l’hanno nel sangue come le manette... Massimo Cacciari però, filosofo e persona seria, denuncia «una distonia culturale, antropologica e di fondo tra la posizione della Chiesa e la posizione attualmente maggioritaria nel centrodestra». Il sindaco di Venezia addita il «dramma» che sta vivendo adesso la Chiesa italiana: «La coalizione politica che può essere più vicina per ragioni tattiche è la più drasticamente lontana sulle questioni culturali e valoriali di fondo».
Su Repubblica, poi, tradizionale vangelo laico della sinistra, ieri c’era un fondo in prima pagina che muoveva dallo stupore di «vedere la Chiesa all’opposizione» nonostante la chiarezza del centrodestra su bioetica, scuola, famiglia e quant’altro, «mentre le incomprensioni con il precedente governo di centrosinistra erano comprensibili». E s’affannava a spiegare che, però, «mai nella contrastata e pur breve stagione dei rapporti con il governo Prodi, si era assistito ad attacchi tanto violenti nei confronti della Chiesa, come quelli lanciati negli ultimi giorni dal centrodestra».
La realtà è che non sanno bene a quale tonaca aggrapparsi, scambiano anche il direttore di Avvenire per un alto prelato, del resto la cattolicità è grande, basta cercare per trovare un monsignore che ti dica quel che vuoi farti dire. Ma se è il direttore dell’Osservatore Romano - forse un po’ più vicino al Cupolone, o no? - che bacchetta Avvenire e osserva come si sia «aperta la caccia al prelato, meglio se cardinale», e si finisca col «ripiegare su figure di ecclesiastici, magari autorevoli ma ormai ritirati».
Insomma, sbagliano anche la pantofola da omaggiare. Ma perché non chiedono consigli a Massimo D’Alema, che se ne intende? Lo ricorderete sì, il migliorino quand’era premier, in piazza San Pietro per la beatificazione di Padre Pio. Lui baciava l’anello e il fido Marco Minniti lo batteva nel piegarsi alla sacra pantofola. Ma era quella del Papa, mica del presidente della Cei o del vescovo di Civitavecchia.