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"Basta distrazioni woke". Il Pentagono a gamba tesa sulla rivista militare

Il ministro della Guerra Hegseth punta a riportare il quotidiano dei militari alla missione originale: stop a distrazioni ideologiche, focus su armi, addestramento e operazioni

"Basta distrazioni woke". Il Pentagono a gamba tesa sulla rivista militare
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Il nuovo corso di Pete Hegseth al Pentagono procede spedito e non senza strappi. Dopo aver messo alla porta i cronisti delle principali testate americane, il ministro della Guerra affonda ora il colpo su “Stars and Stripes”, lo storico quotidiano dei militari Usa. Il motivo? L’essersi lasciato contagiare dalle “distrazioni” woke. Il portavoce Sean Parnell non ha utilizzato troppi giri di parole: “Lo riporteremo alla missione originaria: informare i nostri guerrieri”.

L’operazione è ambiziosa e indiscutibilmente carica a livello politico. “Stiamo portando ‘Stars & Stripes’ nel Ventunesimo secolo per servire una nuova generazione di militari. Modernizzeremo le operazioni, rifocalizzeremo i contenuti allontanandoli da distrazioni woke che erodono il morale” la sottolineatura di Parnell, uomo di fiducia di Hegseth. Garantito un drastico cambio di rotta: “Basta con i pettegolezzi di Washington o le ristampe dell’Ap. Il focus sarà il mantenimento delle capacità operative, i sistemi d’arma, la forma fisica, letalità, sopravvivenza e tutto ciò che riguarda il mondo militare”.

“Stars and Stripes” non è un giornale qualsiasi, anzi: nato ai tempi della Guerra Civile, sopravvissuto ai conflitti del Novecento, voce indipendente dei militari all’estero, finanziato a metà dal governo ma tutelato dal Congresso per garantirne l’autonomia. Il nuovo progetto prevede che metà dei contenuti siano di fatto comunicati del Pentagono e che il personale civile venga progressivamente sostituito.

Una svolta che ha scatenato l’immediata reazione della redazione. Il direttore Erik Slavin ha denunciato tentativi di interferenza diretta sulla linea editoriale, ricordando allo staff che i militari “rischiano la vita per difendere la Costituzione e hanno diritto alle libertà di stampa protette del Primo Emendamento” e assicurando che “non scenderà a compromessi nel fornire un’informazione accurata ed equilibrata in cui i vertici militari, se necessario, siano chiamati a rispondere del loro operato”.

Un episodio che si inserisce nella più ampia offensiva dell’amministrazione Trump contro quegli ambiti — università, media, enti pubblici — ritenuti roccaforti dell’ideologia

iper-progressista. Un clima già teso, culminato anche nello scontro con il senatore ed ex astronauta Mark Kelly, minacciato di retrocessione dopo un video in cui invitava i militari a disobbedire a ordini illegali del Commander in Chief.

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