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Se il cuoco guida la nave dell'anima si confondono sirene e balene...

Siamo troppo spesso ammaliati da sirene che - come nel mito - incantano con il loro canto e con il loro aspetto, ma in verità lo fanno solo per divorare gli altri facendoli schiantare

 Se il cuoco guida la nave dell'anima si confondono sirene e balene...
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Ci sono porte che non solo fanno entrare in un luogo, ma anche fanno entrare nella propria identità. Ad esempio, quando si suona il citofono di un'abitazione o di un ufficio ci si presenta con il proprio nome, quando invece il citofono è quello di casa, la risposta spontanea è «sono io!». Quella porta mi consegna la coscienza di me stesso. Anche la porta del confessionale è un po' così: più che entrare in uno spazio, si entra dentro se stessi. Due luoghi, comunque, altamente e densamente sacri. Poco tempo fa, una persona che ben conosco, me lo ha dimostrato, dicendomi: «Mi sento un po' sirena e un po' balena. Il mio peccato è essere spesso sirena. Vivo relazioni tossiche, come va di moda dire. Il problema è che questo pericolo è facile rintracciarlo sempre negli altri, senza riuscire a rendersi conto che invece riguarda se stessi. È più comodo dare la colpa agli altri che fare l'esame di coscienza a se stessi». «Cioè?», gli chiedo. Ha tolto di tasca il cellulare, ha cercato e mi ha letto questa storia. All'ingresso di una palestra una pubblicità diceva: «Quest'estate vuoi essere una sirena o una balena?». Una signora di mezza età, le cui caratteristiche fisiche non corrispondevano a quelle della silhouette raffigurata, ha risposto pubblicamente sui social del centro fitness: «A chi di competenza. Vorrei ricordare innanzitutto che le balene sono sempre circondate da amici, pesci e uomini. Hanno una vita sessuale attiva e hanno adorabili cuccioli. Si divertono a mangiare, a giocare e a saltare. Visitano luoghi meravigliosi. Producono musica rilassante

e hanno persino registrato dei Cd. Non hanno predatori - tranne certi uomini - perché di fatto sono amate, protette e ammirate da quasi tutto il mondo. Le sirene invece non esistono, ma se esistessero farebbero la fila dagli psicologi per gravi problemi di sdoppiamento della personalità (sono donna o pesce?). Non avrebbero vita sessuale per la loro indole a sbranare tutti gli uomini che le avvicinano. Tra l'altro come farebbero? Non potrebbero neanche generare bambini. Sarebbero graziose è vero, ma solitarie e tristi. Del resto chi vorrebbe vicino una ragazza che puzza di pesce? Non ci sono dubbi, io preferisco essere una balena! Tra l'altro più spazio c'è più ci stanno idee, sentimenti, valori. Ogni volta che mi guardo allo specchio sorrido e penso: Dio, insegnami a non confondere mai il grosso e il grande!». Ha poi continuato: «Il mio problema è proprio questo: confondere il grosso con il grande. Il grosso è questione di peso o di volume, il grande invece è questione di livello e di anima. Siamo troppo spesso ammaliati da sirene che - come nel mito - incantano con il loro canto e con il loro aspetto, ma in verità lo fanno solo per divorare gli altri facendoli schiantare. Le sirene sono quelle persone che all'apparenza sono graziose, ma poi nascondono trappole che fanno male. Sono quelli che mascherano sotto toni dolci contenuti acidi; che rinfacciano esagerata sensibilità invece che chiedere scusa; che impongono controllo mascherandolo da preoccupazione; che nascondono possessività con il lo faccio per il tuo bene; che motivano la gelosia come un loro non ricevere attenzione; che dicono ok ma stanno pensando come fartela pagare; che non ribattono però usano i silenzi come punizione; che sorridono giudicando deficienti per idee a loro non gradite. A livello lavorativo le dinamiche sono simili: l'abuso con l'alibi del tu hai le qualità, il silenzio dell'ingratitudine mascherato da ma io ti osservo anche se non mi faccio sentire, l'umiliazione spacciata per procrastinazione. Le persone così sono davvero grosse: non per obesità, ma per pesantezza data dalla supponenza». E conclude: «Tutto questo mi dà estremamente fastidio negli altri, ma non mi chiedo mai abbastanza se e quando anche io sono così». Alla sua analisi schietta della differenza tra sirene e balene, tra grosso e grande, ho risposto con un pensiero del filosofo danese Soren Kierkegaard (1813-1855) che denuncia: «La nave è in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette al microfono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani».

Il cuoco al comando, il megafono con notizie superficiali, il disinteresse per la rotta rispetto al bisogno immediato, sono elementi estremamente attuali che pongono domande alla nostra coscienza sul rischio di un pervasivo abbassamento di livello. L'importante è fare nostra la preghiera della signora: «Dio, insegnami a non confondere mai il grosso e il grande!».

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