«Soddisfatti e rimborsati. Per ora»

Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, dopo cinque mesi di battaglie arrivano i 4 miliardi per le aree sotto-utilizzate. Soddisfatto?
«Beh, non ci sono alternative. Come si dice, soddisfatti o rimborsati? Ecco, sono soddisfatto perché rimborsato. Finalmente i fondi Fas sono stati “dissequestrati”».
Il Nord però non voleva mollarli per timore di sprechi, proprio Bossi qualche giorno fa ha lanciato l’allarme...
«Siamo stati costretti a sentirne di tutti i colori, come se non sapessimo che i fondi Fas non possono essere usati per le spese correnti. Si è persino paventato il rischio che potessero essere dirottati per pagare gli stipendi ai forestali, e per inciso ricordo che i forestali non li abbiamo mica assunti noi, li abbiamo trovati...».
Resta il fatto che il Sud viene sempre visto come sprecone...
«E non è così. Siamo stati l’unica regione d’Italia che ha evitato il commissariamento perché abbiamo presentato un piano di rientro sanitario estremamente rigoroso, e adesso siamo la prima regione d’Italia che porta a casa i fondi Fas. Abbiamo rielaborato il piano grazie al confronto serrato di questi mesi. Siamo pronti a variarlo, per incrementare gli investimenti per la legalità. Penso che anche Lombardia e Puglia siano ormai a buon punto. Abbiamo inaugurato un metodo».
Come avete fatto a convincere il governo che i fondi non andranno a vuoto, come purtroppo tante volte è accaduto in Sicilia?
«Abbiamo dimostrato, coi fatti, che c’è un’inversione di tendenza, che abbiamo avviato una svolta virtuosa. Del resto, con l’imminente federalismo fiscale e con la crisi che strozza tutti non si poteva fare diversamente. E i risultati si vedono e si vedranno. Il 43 per cento andrà alle infrastrutture, sarà incentivata la competitività delle imprese».
Pace fatta anche col ministro Giulio Tremonti. Non è più il nemico del Sud, l’artefice della «trazione nordista» del governo che lei stesso ha denunciato?
«Col ministro Tremonti abbiamo avuto una chiacchierata di oltre due ore. E credo che, al di là dei fondi sbloccati, il risultato più importante sia il fatto che finalmente nel programma di governo c’è un piano per il superamento del divario Nord-Sud. È questa la cosa più importante, pietra su pietra tiriamo su questa costruzione che nel giro di alcuni anni dovrebbe finalmente servire a superare il gap».
A proposito del piano, cosa ne pensa delle ipotesi in campo come la Banca del Sud?
«Noi dovremmo dotarci, l’ho spiegato a Tremonti, di una banca che parli il dialetto, che conosca i clienti, le loro potenzialità, le loro esigenze... Una banca che parla l’inglese da Palermo a Praga è troppo rigida, finisce col penalizzare i soggetti più deboli».
E la cabina di regia, non è una sorta di commissariamento delle regioni meridionali?
«La cabina di regia è il tentativo centralista di un’Italia che si dice tendenzialmente federalista. Altro è la sinergia - se devo fare l’alta velocità in Sicilia devo partire da Messina, non ha senso che la faccia altrove perché è lì che arriveranno e che dovranno partire i treni ad alta velocità -, altro la gestione centralista».
Il Nord però continua a non fidarsi...
«Intanto non è il Nord. E poi neanche io mi fido, di nessuno. Tanto meno di come spendono i fondi in Toscana o ad Aosta».
Ora che le acque si sono calmate cambierà l’atteggiamento in Parlamento del Mpa, quello di contrastare i provvedimenti non favorevoli al Sud?
«Non cambierà nulla, i parlamentari non potranno che continuare a comportarsi così. Noi siamo, è vero, un piccolo alleato, ma se continueranno a guardarsi bene dal coinvolgerci non potremo fare altro. La linea sarà dettata dalle leggi che ci saranno proposte».
Che fine fa con questa pace ritrovata il Partito del Sud?
«La sua valenza resta intatta, quello del Partito del Sud è un bisogno politico. Si tratta di una meta segnata dagli elettori, il non voto è stato già l’espressione di consenso a questa realtà politica che non c’è».
Ma la frangia del Pdl che caldeggiava la nascita di questo nuovo soggetto politico, quella del sottosegretario Gianfranco Micciché, ha fatto marcia indietro, ha detto che il Partito del Sud era solo lo strumento, non il fine...
«Il Partito del Sud ci sarà, bisogna lavorarci, servono più strumenti. Per costruirlo non bastano quattro, cinque persone che ne parlano, ci vuole uno sforzo in più. Ma si va avanti. L’averne parlato ha comunque avuto un risultato, è già servito a mettere il Meridione in primo piano».
Farà da spada di Damocle qualora il governo non tenga in adeguato conto il Sud?
«Non sarà una spada di Damocle, segnerà la crescita della classe dirigente del Mezzogiorno. Io credo molto in questo progetto, come Mpa siamo già partiti, ci stiamo attrezzando, non è un orizzonte lontano».
Quanto non è lontano? Pensa che il Partito del Sud potrà presentarsi già alle prossime elezioni?
«Penso a una prospettiva a medio-breve termine, le prossime Regionali».
E resterà un partito aperto a tutti, da destra a sinistra?
«È un movimento fuori dagli schieramenti, chi aderisce perderà la propria connotazione».

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