Sognando Baggio e un azzurro capace di miracoli

di Riccardo Signori

Roby dove sei? Oggi giocano. E tu? E noi? E noi che facciamo? Guardiamo, tifiamo, ci struggiamo, malediciamo e benediciamo. Ma chi ci farà sognare? Guarda lo schemino della formazione: nemmeno il muro di Berlino... Solido d’accordo, magari imperforabile. Ma di un grigiore... Capisci? Ci manca un Baggio, sì uno di quelli che ti fanno esaltare e lacrimare, magari imprecare. Sì, uno di quelli che gli allenatori non vogliono mai. Ti pareva Lippi...
Ci manca il bon bon. Ma che ci facciamo noi senza notti magiche e pomeriggi da sballo con il puffo cui chiedere il miracolo? Noi, tifosi, giornalisti, curiosi e pruriginosi, abbiamo diritto di sognare. Come sempre, più di sempre. Dici Baggio e pensi Meazza e Rivera, Antognoni e Bruno Conti, Del Piero e Totti. Se non hai il totem cui aggrapparti, l’ideale calcistico di cui cibarti, quasi, quasi non è mondiale. Ora dici Baggio e ti ritrovi perduto. Non hai nome, cognome, sogno da proporre. Ti fermi a Montolivo, che ha un cognome difficile come le sue interpretazioni calcistiche.
Ci toccherà passare un mondiale sognando Baggio. Guardi gli altri e dici: beati, hanno Messi! Fortunati, hanno Kakà! Che bello, hanno Xavi e Iniesta. Perfino Rooney e Gerrard. Ma dateci almeno uno Sneijder. Niente, la filastrocca dei nostri nomi fa ronfare che, ammettiamolo, fa ancor rima con sognare.
Un giorno Gianni Brera vide tre mossette di un ragazzo, un tocco sotto porta e scrisse: sembra Peppin Meazza. Woah! Il maestro sembra ammattito, pensarono tanti lettori. Quello era Roberto Baggio. Ma t’immagini? Come Meazza? Chi se la passa dai trent’anni in avanti, sa bene che dire Meazza apriva la fantasia, illuminava i sogni, ti restituiva al calcio della goduria. Meazza era il simbolo del bello, del gol, del piacere estetico. Oggi Meazza è Baggio: il capitano dei nostri sogni, salvo risveglio con caduta dal letto.
No, Lippi questa non te la possiamo lasciar passare. Il nostro ct, al massimo, ha amato Totti. Stavolta scommette su Pirlo che, bravo certo ma non esaltante, comincia ad esser di troppo perfino presso i milanisti. E quando ieri la Tv annunciava trionfante «Pirlo torna a correre», c’era da farsi venire il mal di pancia. Tutto qui?
In realtà l’allenatore campione del mondo (ricordiamolo solo per scaramanzia) con certi tipi non ci ha mai saputo fare: Baggio per noi è un sogno, per lui è sempre stato un incubo. Lontana l’idea di riproporre lo stucchevole tormentone su Cassano, ma almeno un genietto, un guizzante doc, una ventata di fantasia, ce la poteva concedere. Invece siamo a discutere su Quagliarella e Di Natale... Volete mettere la differenza tra le disfide in nome di Rivera e Mazzola, Bruno Conti e Causio, Antognoni e Beccalossi, Baggio appunto e Del Piero?
Se quello di oggi non sarà azzurro tenebra, sarà almeno azzurro invidia: per gli altri (Messi ecc.) e per il nostro tempo passato. Annasperemo nella realtà. Baggio, ricordi quel rigore mancato a Pasadena? Ecco, allora fu un pianto. Stavolta è un rimpianto. Non c’è stato compagno o avversario, che non abbia assaporato la seta diversa del suo frusciare sul campo, del suo colpire il pallone: è questo che vorremmo risentire o rivedere nella nazionale nostra.
Il 23 agosto saranno cento anni dalla nascita di Peppin Meazza. Eppure non è mai morta la sua inviolabile divinizzazione calcistica. Baggio è ancora con noi, destinato lui pure a cent’anni di ricordi. Quanto noi, e la nazionale, a venti giorni di solitudine. Sognando il fuoriclasse che non c’è.

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