"Solo così sono potuto andare in tribunale"

Una mano persa in un incidente e niente soldi per chiedere i danni

"Solo così sono potuto andare in tribunale"

Il primo giorno in fonderia, Gaetano varca il cancello dell'azienda con l'aria fiera di chi ha un lavoro. Contratto a tempo determinato. Una manna, con il terzo figlio in arrivo. Tutto sembra filare liscio, fino al giorno dell'incidente: mentre rimuove le impurità del macchinario tra una colata e l'altra, lo stampo si chiude e lui resta incastrato con il guanto di protezione. Perde tre dita, carbonizzate, e parte del palmo.

Dopo le urla e la corsa in ospedale, il primo pensiero è per la sua famiglia: «E ora come faccio a mantenerli? Come faccio a lavorare?». L'Inail gli riconosce l'invalidità al 50%, garantendogli quindi un assegno mensile che lo aiuterebbe a tirare avanti. A lui la soluzione all'inizio non sembra male. Ma più si guarda la mano fasciata, più capisce che c'è qualcosa che non torna. Grazie a un amico, contatta l'associazione «La giustizia degli ultimi». Lui in quel momento si sente tale. Ultimo. Senza diritto di parola. Figuriamoci se si mette a fare causa al capo che gli ha dato uno stipendio. Sembra non vedere nemmeno le colpe dell'azienda, le condizioni di scarsa sicurezza in cui si è trovato costretto a lavorare.

L'avvocato lo fa ragionare: «Gaetano, pensa che la fonderia abbia fatto tutto quanto era in suo potere per farla lavorare in sicurezza ed evitare l'infortunio?». Lui esita. «No, credo di no». Da lì comincia l'azione legale perché Gaetano abbia un risarcimento dei danni subiti e delle conseguenze che quel giorno avrà sulla sua vita. Ovviamente l'azienda nega di avere responsabilità per l'accaduto. «Ecco, ho sbagliato a fare causa», pensa Gaetano. «Svolgo questa professione da anni - lo tranquillizza l'avvocato -. Non ho mai visto un'azienda riconoscere la propria responsabilità solo a seguito di una lettera di messa in mora».

Alla fine l'azione legale finisce bene. E nel frattempo l'operaio riesce a ricostruire le dita perse con una protesi realizzata dal centro di Vigoso di Budrio, vicino a Bologna. Non solo, come nel migliore degli epiloghi, viene fatta giustizia anche per un capo precedente: Yasir, l'operaio tunisino che ricopriva il posto in fonderia prima dell'arrivo di Gaetano. Anche lui aveva avuto un incidente sul lavoro per mancata sicurezza ed era rimasto invalido, ma non aveva osato intentare una causa preferendo tornare nel suo Paese. Ora vive nuovamente in Italia e lavora in una gelateria.

Ah, a gestirla è Gaetano.

Autore

Commenti

Caricamento...