«Solo un polverone La mia candidatura è regolarissima»

Gessato grigio e blu, cravatta blu, camicia a righe bianche e blu, mocassini. Roberto Formigoni si presenta alla conferenza stampa convocata per le 18.15 al Pirellone in grande forma. L’aria seria nasconde la grinta di sempre, e la voglia di scherzare. «Non ho dubbi sul fatto che vinceremo il ricorso» dice sventolando il plico delle sentenze del Consiglio di Stato, che gli danno ragione, ovvero che annullano le presunte irregolarità nella raccolta delle firme a sostegno del suo listino. «Sono il candidato presidente perfettamente regolare» dice sfoderando un sorriso smagliante. Non appena i giornalisti delle agenzie di stampa si allontanano per dettare il primo lancio, il presidente tradisce il suo nervosismo: «Ma dove andate? Le notizie sono qui». Con aria di disappunto continua a guardarsi in giro, finché i cronisti non rientrano. Nonostante quell’aria sicura e spavalda un po’ teso Formigoni lo è. Sono già dodici ore che è in piedi, tra una visita al cantiere e un summit con i legali. È stata una giornata particolarmente dura. Ma portiamo indietro le lancette dell’orologio...
Roberto Formigoni si alza tra le 7 e le 7.30 fa un’abbondante colazione, sale in macchina dove trova la mazzetta dei giornali che lo aspettano. Finirà di leggerli a sera inoltrata, con più calma. Ore 9 riunione elettorale nell’ufficio privato fino alle 10.30. Una manciata di minuti ed è al trentesimo piano del grattacielo Pirelli (sede della Regione) per consultare l’agenda.
Tra le 12 e le 13 visita il cantiere del nuovo palazzo dei Congressi all’ex Fiera e partecipa all’assemblea della Cgil sul Centro di ricerche farmaceutiche di Nerviano per rassicurare tutti che i 60 milioni di euro promessi arriveranno. Fin qui tutto bene, il presidente è di ottimo umore, grintoso come sempre, soprattutto in campagna elettorale.
Poi «son turnà indrè...». Eccolo nel suo ufficio al Pirellone, da cui domina tutta la città, pranza come al solito sulla sua scrivania, davanti al Tg1. Il menu? Broccoletti e spinaci cotti, puntarelle, due panini integrali. Ecco cosa si cela dietro quei 18 chili persi e la forma con cui si è presentato all’appuntamento elettorale. Ma il pranzo rischia di andare di traverso: ore 14.55 sulla sua scrivania si materializzano i lanci di agenzia: «La Corte d’Appello non ammette la lista di Formigoni». Il presidente trasecola, si strofina gli occhi: «Ero incredulo - racconta - sapevo che gli amici di partito avevano fatto le cose in regola, ero assolutamente stupito. Certo, da tempo avevo intuito la strumentalità dei radicali che fanno “casino” non certo con obiettivo di trasparenza. In queste settimane avevano fatto finta di opporsi a Penati (candidato alla presidenza della Lombardia per il centrosinistra, ndr) ma infatti non hanno raccolto le firme sufficienti per fare un favore a Penati. Guardi - avverte - le mie osservazioni sono da uomo appassionato di politica, che non partecipa emozionalmente. Di fronte al ricorso accettato contro la mia lista mi è apparsa subito chiara la strategia dei radicali, fare rumore». Nell’ufficio arrivano uno dopo l’altro i collaboratori del presidente. «Abbiamo valutato subito che la cosa non stava né in cielo né in terra. Le esprimo una certezza: tutte le firme sono valide, anche quelle senza timbro, senza data e senza luogo, chi le ha convalidate può rendere una dichiarazione alla corte, quelle firme sono valide. Le ripeto, certo sono rimasto stupito, ma ci è apparso subito chiaro che non c’erano motivi di annullare le firme, come dimostrano le sentenze del Consiglio di Stato che modificano la legge del ’95». Una scocciatura insomma... «Ho detto “caspita”, ora ci tocca far ricorso, e spiegare le cose, sarebbe stato meglio se non fosse successo, tutto qui. Come ho sempre sostenuto, per fare politica ci vuole sistema nervoso d’acciaio, lucidità e mente fredda e anche oggi ne ho dato la prova». Seguono quindi le riunioni del lunedì per fare il punto sulla settimana.
Rieccoci alla conferenza stampa dove il governatore sfida i giornalisti: «Scommetto che vincerò anche le elezioni». Il clima è molto simile a quello che si respirava tre mesi fa, quando aveva ricevuto l’avviso di garanzia per smog. Anche allora si era dimostrato spavaldo e sarcastico. Tra un aggiornamento sul Lambro e l’altro, Formigoni si esibisce in una dotta citazione: «Le chiare fresche e dolci acque di cui parla il Poeta erano quelle del Lambro, entro il 2015 ritornerà a essere così. Così è se vi pare».
Parla al telefono il coordinatore regionale del Pdl Podestà, il suo vice Corsaro, il ministro la Russa - «no, il presidente Berlusconi non l’ho sentito», incontra i suoi avvocati e poi via, si toglie la cravatta e vola al Palalido per un incontro elettorale con la Compagnia delle opere. On the road again...