Sono romani i piccioni viaggiatori che spiegano i loro misteri

Grazie a un avveniristico esperimento realizzato a pochi chilometri da Roma, l’Università di Zurigo ha aggiunto un tassello fondamentale per svelare uno dei grandi misteri della natura: il volo dei colombi viaggiatori. In Svizzera l’elevata presenza di rapaci avrebbe disturbato le attività sperimentali, così l’esercito elvetico ha inviato tre colombaie militari semoventi nella campagna di Testa di Lepre, dove i piccioni sono stati seguiti dai ricercatori romani Giacomo Dell’Omo e Gaia Dell’Ariccia.
I risultati dello studio sono stati appena pubblicati dalla rivista scientifica Current Biology. Come noto, i piccioni viaggiatori non «vanno» da qualche parte, bensì tornano sempre alla propria colombaia. Solo alcune razze possiedono questa sorta di morboso attaccamento al nido natìo, ma l’arcano meccanismo grazie al quale riescono a ritrovare la strada di casa (persino da mille km) è da sempre oggetto di aspre diatribe fra gli studiosi. La scuola italiana è dell’idea che i piccioni si basino sull’olfatto: ricostruirebbero a ritroso, con la memoria olfattiva, tutta la serie delle varie qualità di aria che hanno respirato durante il trasporto lontano dal nido. La scuola tedesca sostiene, invece, che i piccioni si orientino grazie al magnetismo terrestre. Gli organi preposti a tale percezione dovrebbero trovarsi nelle caruncole (escrescenze carnose sul becco), o nella retina, ma su questa teoria non vi è consenso unanime.
La ricerca svizzera ha invece dimostrato che la vista - finora esclusa dalle ipotesi - ha un ruolo fondamentale per il ritorno a casa, ed è molto importante per la navigazione in aree familiari.Per la prima volta, il gruppo del professor Hans-Peter Lipp, composto anche da ricercatori italiani, ha equipaggiato i colombi sia con minuscoli Gps (per registrare la loro posizione durante il volo), sia con piccoli elettroencefalogrammi, in modo da rilevare l’attività elettrica del cervello in relazione al percorso utilizzato per il rientro. Venti campioni sono stati così rilasciati a distanze variabili (fino a 80 km), a gruppi o singolarmente, anche a una ventina di miglia nautiche dal litorale romano. Si è così appurato che quando il piccione si trova a volare sul mare aperto senza particolari stimoli visivi, il livello delle frequenze legate alla stimolazione visiva è basso; l’animale viaggia seguendo l’emotività. Quando invece raggiunge la costa, le frequenze si alzano bruscamente, per raggiungere il massimo in presenza di evidenti punti di riferimento, come una grande edificio. È quindi evidente che se il piccione seguisse solamente l’olfatto o il magnetismo terrestre non avrebbe bisogno di alzare la soglia di attenzione in corrispondenza di elementi visuali riconoscibili.
Prossima tappa sarà, quindi, lo studio e la registrazione dei singoli neuroni che comandano gli spostamenti direzionali.

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