Guarire serve, oltre che a salvare la pelle, a sentirsi quelli di prima. Meglio di quelli di prima, perché si è già un po nel «dopo» della propria vita. Lentusiasmo dei sopravvissuti (che infatti poi ogni tanto scrivono libri su come improvvisamente riescano a provare piacere nelle cose minime) è implacabile. Che poi vada solitamente a incanalarsi in scelte di vita più sane rispetto a quelle di Michael Douglas, diciamo in scelte che vanno in direzione della vita, questo è un altro discorso. Ma nemmeno tanto. «Tornare quelli di prima», ambizione non a caso abusata da quanti siano stati strappati a loro stessi dal male e anche da quanti siano riusciti ad entrare nel «dopo», significa ritrovare la propria essenza, essere proprio gli stessi. Douglas è sempre stato uno spasmodico: tanti ruoli, tanti figli (con la prima e con la seconda moglie), tanto sesso (come è stato evidente dai suoi ricoveri in cliniche di riabilitazione per disturbi di quel tipo e dal contratto prematrimoniale con il quale la Zeta Jones lha legato a sé scongiurando, pena una «multa» milionaria, sue divagazioni in lenzuola altrui). Che Michael fosse anche uno spasmodico nel fumo, è stato invece tristemente evidente solo al momento del suo outing in tv: «Ho un cancro alla gola». Certo, se si fosse risparmiato quella passeggiata nella celebrità del dolore, la fotografia che qualche giorno fa lo immortalava a bordo di uno yacht, a zonzo per le goderecce acque italiane, letteralmente avviluppato a una sigaretta, avrebbe fatto meno scalpore. Avrebbe impedito al mondo intero di entrare in una faccenda così minuscola e così privata come questa: un tipo (famoso) che si fuma una sigaretta in santa pace sul ponte della barca. Invece Michael è diventato, con quel suo outing, quel suo dimagrimento, quella moglie così disperata e quei puntuali aggiornamenti a colpi di bollettini medici, il simbolo della lotta contro il cancro. E il fatto di beccarlo a fumare ha scandalizzato i più. Un po come quando, dopo aver occupato pagine di giornali per mostrare fiera il suo pancione, la marocchina Ruby, si è fatta immortalare seduta a un bar con una sigaretta in mano. Faceva effetto. Anche se poi, a pensarci bene, le sigarette che fuma la mamma saranno lultimo dei problemi di quel bambino. Però, Douglas si diceva, e quella nuovola di fumo che, soffiata dalle sue labbra, aveva un che di «choccante». Michael ci avrà anche tenuti informati, ma non ha mai chiesto niente. Si è mostrato al mondo quando sulla sua faccia cera spazio solo per due giganteschi occhi terrorizzati.
Che sono sempre lultima cosa a rimanere vigile quando hai chi ti mangia da dentro. E poi si è fatto un calvario tutto suo. Dal quale è riemerso Michael. È tornato quello di prima. E nel tornare si è portato la sigaretta. E allora?È sopravvissuto al male ora lasciamo che se la goda
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