"Sordi mi regalò uno slogan: Vaudetti, annunci perfetti"

La decana delle "signorine buonasera" racconta la sua vita in tv: dalle gaffe di Mike Bongiorno alla poesia che le dedicò Ungaretti

Rosanna Vaudetti, ex regina delle annunciatrici, potrebbe dichiaralo pubblicamente con lo stesso aplomb dei suoi tempi d'oro: «Signore e signori, buonasera. Il 19 dicembre compirò 83 anni». Vita esemplare; carriera di successo; due figli; un matrimonio felice durato 55 anni con Antonio Moretti, avvocato e grande regista.

Nel ricordarlo Rosanna si commuove: «Antonio purtroppo è morto il mese scorso. Il Signore se l'è portato via, ma non smetteremo mai di sentirci uniti».

Un amore unico come unica è stata la dedizione della Vaudetti per il proprio lavoro. Passione e competenza «senza frontiere». Come quei mitici «Giochi» che ha condotto in Rai dal '71 al '78, tenendo incollati al video gli italiani in ansia per il jolly della squadra azzurra pronta a raddoppiare i punti dopo il fatidico fischio preceduto dal fatidico Attention: trois, deux, un della premiata ditta arbitrale «Olivieri&Pancaldi».

A padroneggiare il regolamento della gara erano soprattutto i più giovani seduti con le gambe incrociate sul tappeto del soggiorno davanti a un televisore a valvole grande quanto una cassapanca.

Alle loro spalle, comodi in poltrona, sedevano i genitori incaricati di pronosticare la nazione vincente, che era quasi sempre - chissà perché - la Germania (contrassegnata dalla lettera «D» o l'Olanda (NL); l'Italia (I) faceva mediamente una bella figura ma vinceva di rado, mentre ad arrivare ultima era spesso la Svizzera (CH).

La Vaudetti in quegli anni era già una delle favorite nel cattolicissimo harem delle annunciatrici: un Circolo Pickwick, tutto in rosa, con interpreti muliebri dalla dizione perfetta e dalla bellezza rispettosa dei castigati canoni femminili in vigore nella Rai ortodossa del presidente Bernabei.

Un regno colorato di rosa in cui saltavano da un canale all'altro (nel senso che i canali erano solo due...) anche altre celebri colleghe di Rosanna: «signorine buonasera» immensamente popolari come la dottorale Nicoletta Orsomando; la fatata Maria Giovanna Elmi; Gabriella Farinon (affascinante, la preferita dai papà); la sofisticata Aba Cercato; Mariolina Cannuli (rassicurante, la beniamina dei nonni), la paciosa Anna Maria Gambineri.

Capitolo a parte per la conturbante Paola Perissi, la più sexy agli occhi di noi adolescenti che, pur di ammirarla «a figura intera», seguivamo perfino il programma da lei condotto, il tristissimo Almanacco del giorno dopo: andava in onda alle 19 e il momento clou era quando Paola accavallava le lunghe gambe.

Le donne (mamme in testa) stravedevano invece per la «Rosanna nazionale»: lei, forte di una misura estetica e di una cifra etica agli antipodi rispetto all'immaginario della donna «rubamariti» e potenziale «rovinafamiglie».

La Vaudetti nell'immaginario delle telespettatrici (categoria: mogli legittime e fidanzate ufficiali) era infatti la trasposizione dell'amica di cui ci si poteva fidare, della docente autorevole che insegna con gentilezza.

Signora Vaudetti, lei è ancora amatissima dal pubblico. Merito anche dello slogan che Alberto Sordi le coniò in esclusiva...

«Vaudetti, annunci perfetti».

Albertone aveva un debole per la giovane Vaudetti?

«Ci stimavamo reciprocamente. Quando lui registrò la serie Storia di un italiano che ripercorreva i suoi successi di attore, mi volle come annunciatrice ufficiale del programma».

Fu in quella occasione che le fece un «dono» decisamente originale.

«Durante una pausa della registrazione mi disse: Rosanna, voglio farti un regalo.

Pensò a qualcosa di materiale?

«Per un attimo sì».

Ma non aveva fatto i conti con la «parsimonia» di Sordi...

«Quel suo Vaudetti, annunci perfetti mi riempì di gioia più di qualsiasi oggetto. E poi mi ha portato una gran fortuna».

Sordi in un episodio del film «I complessi» interpreta la parte del «dentone»: un aspirante speaker del tg, preparatissimo, ma dalla dentatura imbarazzante. Alla fine riuscirà a vincere il concorso e a leggere il telegiornale. Nella realtà sarebbe possibile?

«Capacità, passione e perseveranza vincono su tutto. Grandi registi come Antonioni, Rossellini, De Sica hanno lottato non poco per affermarsi. Antonioni si vide rifiutare per 12 volte il progetto per il film Deserto rosso, ma alla tredicesima volta riuscì a realizzarlo. E quella pellicola è diventata un cult-movie».

La sua è stata una carriera ricca di soddisfazioni: annunciatrice di programmi tv «altrui», ma anche conduttrice «in proprio».

«Ho partecipato a tante trasmissione. Alcune di grande livello. Con ricordi indelebili: come al Giubileo dei Bambini nel 1983, quando ebbi come partner addirittura Papa Giovanni Paolo II».

Chissà quanti ammiratori. Qual è l'episodio più curioso che le è capitato?

«Un signore mi nominò erede universale di tutto il suo ingente patrimonio. La motivazione mi lasciò di stucco: Cara Rosanna, mi ha fatto più compagnia lei che i miei familiari. Ovviamente rifiutai il lascito, ma quel testamento non l'ho mai dimenticato».

Per molti «sportivi da divano» il suo volto resta legato al sodalizio con Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi durante le memorabili stagioni di Giochi senza frontiere.

«Due grandi amici che purtroppo non ci sono più. Erano poliglotti. Quando discutevamo della puntata che sarebbe andata in onda cominciavamo a parlare in italiano, ma poi si passava al tedesco, al francese e all'inglese. Solo una volta a Gennaro scappò un veniale strafalcione, confondendo il verbo crocifiggere col termine incrociare».

Nulla in confronto alle gaffe di Mike Bongiorno, col quale ha pure lavorato spesso.

«Mike era molto amico di mio marito. Mike fu il primo a sapere che io e Antonio stavamo per sposarci. Ma lui cercò di dissuadere Antonio...».

In che modo?

«Gli disse: Vuoi sposare la Vaudetti? Ma non lo sai che è già fidanzata con due giornalisti?».

Addirittura «con due giornalisti», contemporaneamente?

«Ovviamente quella di Mike era una battuta. E quando Antonio me la confidò, ne ridemmo insieme».

Ma, secondo lei, Mike «ci era» o «ci faceva»?

«Con me e Antonio si dimostrò generoso, annunciando in diretta tv la nascita del nostro primo figlio. Mostrò un fiocco azzurro a favore di telecamere e disse: Auguri, questo lo ha portato un angioletto».

Altri aneddoti su «mister Allegriaaa»?

«Un giorno mi telefonò agitatissimo: Rosanna, passami subito Antonio. E io: Non è in casa. E lui: Dammi allora il numero della sua garçonnière». Io: Ma quale garçonnière? Antonio non ha nessuna garçonnière». Lui: Ce l'ha... ce l'ha...».

Nella sua agenda dei sentimenti, alla lettera «R», spicca il nome di Raffaella Carrà.

«A Raffaella voglio bene. Quando andai in pensione, dopo 37 anni di servizio, lei organizzò nella sua trasmissione una carrambata che mi commosse».

«In pensione» si fa per dire: lei è ancora gettonatissima e le ospitate-tv non mancano. Tre parole per definire una carriera da incorniciare?

«Una bella favola».

Di Papa Giovanni II abbiamo già detto. Ci racconti di un altro incontro emozionante.

«Quello con Giuseppe Ungaretti».

Lo ha intervistato?

«Più che altro fece un monologo. Era il 1962. Lo ebbi ospite in una trasmissione che conducevo, Amico libro. Pendevo dalle sue labbra. Aveva un fascino magnetico: occhi azzurri, sommersi dalle rughe che brillavano come stelle».

Le dedicò una poesia?

«Versi meravigliosi che non ho più ritrovato in nessun libro. Strofe che ho ascoltato solo in quella occasione e che, per magia non ho mai più dimenticato (le recita a memoria tutte d'un fiato, ndr). Io, in cambio, gli feci un ritratto».

È vero che ai tempi del passaggio dalla tv in bianco e nero a quella a colori, Giulio Andreotti «litigò» con Ugo La Malfa?

«Era il 1977 e si doveva scegliere tra i sistemi Pal e Secam. Il passaggio al colore avrebbe comportato un grande investimento per la Rai e allora La Malfa fece un'interpellanza parlamentare per bloccare l'operazione anche per rispetto di quegli italiani che non avrebbero potuto sostenere il costo altissimo, per quei tempi, di un apparecchio televisivo a colori. Andreotti, invece, non era d'accordo e perché voleva che fossimo al pari con gli altri Paesi europei che sul colore erano già molto più avanti di noi».

Alla fine vinse la linea-Andreotti e lei fu l'unica annunciatrice della fase sperimentale del colore.

«È vero. Il colore fu una rivoluzione anche dal punto di vista sociologico».

In che senso?

«La tv in bianco e nero rappresentava la tv dei sogni, mentre quella a colori divenne quella della realtà. Nella quale gli spettatori non erano più esclusivamente soggetti passivi ma potevano diventare anche dei protagonisti del piccolo schermo».

Persone comuni che si trasformavano in personaggi, come ad esempio i campioni di Rischiatutto, La Corrida, Portobello e altri programmi simili.

«Una tendenza che prosegue anche oggi con i talent show, se pure con caratteristiche assai diverse rispetto al passato».

Non sempre nei talent viene premiato il talento, a volte si assiste a passerelle che mettono in luce solo la volgarità del nulla.

«Non sarebbe male recuperare anche nei palinsesti di oggi alcuni elementi culturali della tv pedagogica e didattica di ieri».

Ma la società «educata» del passato ormai si è estinta.

«Ai miei tempi quando facevamo precedere l'annuncio tv dal consueto buonasera, c'erano tante persone che dall'altra parte del video rispondevano buonasera, proprio come se fossimo davvero lì, al loro fianco. Inoltre raccomandavamo di tenere basso il volume del televisore per non disturbare i vicini».

Oggi un simile atteggiamento sarebbe anacronistico.

«Certo. Del resto anche le signorine buonasera appartengono a un'era ormai estinta».

Ai suoi tempi il movimento meetoo non esisteva, ma le molestie sessuali c'erano anche allora?

«Mai molestata da nessuno. Io e le mie colleghe eravamo indipendenti, emancipate economicamente e professionalmente. Nessun uomo poteva permettersi comportamenti sconvenienti».

Chi ha «ucciso» le «signorine buonasera»?

«Il telecomando».

Con la sua amica Maria Giovanna Elmi avete nel cassetto una serie-tv.

«Interpretiamo due donne-detective dal carattere diverso; esuberante lei, riflessiva io. Così diventiamo una coppia complementare. Riuscendo a sbrogliare casi apparentemente complessi. Il nostro segreto? Ascoltare attentamente i racconti della gente».

Viene ancora riconosciuta per strada?

«Sì. E mi fa un enorme piacere. Anche in occasione della morte di mio marito, ho sentito attorno a me tanto affetto e solidarietà».

È attiva sui social?

«Ho una pagina Facebook che gestisco con l'aiuto dei figli. Sono felice di rispondere a chi mi scrive. La tecnologia è una gran bella cosa. E in tempi di forzoso distanziamento sociale è diventata una necessità. A proposito...».

Dica.

«Le manderò una mia foto per questa intervista. Preferisce via mail o WhatsApp?».

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