Sottoscrizione del Giornale, ci sono anche Sgarbi e Santanchè

Non li lasceremo soli, non lasceremo sole le famiglie. La sottoscrizione del Giornale per aiutare le famiglie orfane dei nostri militari caduti a Kabul continua. Abbiamo già superato i 90mila euro, tanti amici hanno risposto all’appello e continueranno a rispondere nei prossimi giorni: pubblicheremo il totale martedì, dopo la riapertura delle banche. Tra le ultime adesioni quelle di Vittorio Sgarbi e Daniela Santanchè: hanno donato 1000 euro. La sottoscrizione era partita immediatamente dopo la notizia dell’attacco. La Società europea di edizioni - l’editore del Giornale - l’aveva aperta donando 80mila euro. Poi i lettori e gli amici hanno contribuito con generosità. Lo fanno per loro, per i sei parà della Folgore uccisi dal fuoco vigliacco del terrorismo.
E che migliaia di lettere e messaggi dei lettori, arrivate da tutta Italia, hanno salutato con commozione: il tenente Antonio Fortunato, 35 anni, che comandava la pattuglia che ha subito l’attentato: era sposato con Gianna, insegnante precaria, e aveva un figlio di sette anni; il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, 26 anni, il più giovane del gruppo, avrebbe dovuto sposarsi lo scorso mese di giugno, ma poi con la fidanzata aveva deciso di rinviare per partire per l’Afghanistan; il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni, l’autista del mezzo militare, era secondo di tre figli, non era alla prima missione in Afghanistan e appena possibile tornava sempre in paese a casa dei suoi; il sergente maggiore Roberto Valente, 37 anni, il più anziano dei sei, aveva appena lasciato la sua città, Napoli, dopo aver trascorso quindici giorni di licenza con la famiglia; il primo caporal maggiore Giandomenico Pistonami, 26 anni, era scampato miracolosamente ad un altro attentato, sempre a Kabul, lo scorso agosto. Si era salvato nascondendosi per un giorno intero sotto un camion. Figlio unico, era fidanzato; il primo caporal maggiore Massimiliano Randino, 32 anni, era appena tornato a Kabul dopo una licenza di una dozzina di giorni trascorsi in Italia. Era alla sua terza missione in Afghanistan, lascia la moglie con cui era sposato da cinque anni.
Non li dimenticheremo.