Non è possibile ascoltare chi ti dice che la stampa e la televisione sono interamente in mano a Berlusconi (lo dice la sinistra, ogni tanto) o chi ti dice che la stampa e la televisione sono interamente in mano alla sinistra (lo dice Berlusconi, ogni tanto). Sono generalizzazioni inaccettabili, lo sappiamo tutti: solo un beota può aderirvi d'emblée solo perché lo sostenga l'una o l'altro. Il linguaggio tuttavia è questo, uno regge l'altro come la corda l'impiccato, al massimo ci sono dei piccoli cedimenti: ci sono gli apocalittici che mentono sapendo di mentire (genere Di Pietro o Travaglio o Sartori) i quali dicono senza vergogna che «sei reti televisive su sette sono in mano a Berlusconi»; e però confutare questa palese idiozia diventa improvvisamente più complicato, se dall'altra parte arriva Berlusconi e ti dice che «la sinistra e i suoi giornali, in pratica l'85 per cento di ciò che si stampa in Italia, sono riusciti per settimane a ribaltare la realtà».
Perché non è vero neanche questo: l'85 per cento della stampa italiana non è di sinistra, e neanche l'84 per cento, e neanche l'86, sono numero sparati a caso. Tanta stampa magari è omissiva, conformista, puzzetta: ma è un altro discorso, «di sinistra» e «ribaltare la realtà» significano altro. Ma ormai questi sono discorsi da intellettuali.Sparala più grossa
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