Aiuto, anche Sanremo nelle mani dei virologi

Alla fine, forse, è comprensibile in una situazione di pandemia: anche il Festival della canzone italiana si è trasformato in una questione "virologica"

Aiuto, anche Sanremo nelle mani dei virologi

Alla fine, forse, è comprensibile in una situazione di pandemia: anche il Festival della canzone italiana si è trasformato in una questione «virologica». La grande differenza tra Sanremo e qualsiasi altra manifestazione canora la fanno l'orchestra e il pubblico dell'Ariston, questo è chiaro a tutti. Ecco perché la Rai e Amadeus hanno iniziato a pensare a soluzioni che tutelino sia lo spettacolo sia la salute del pubblico. Tra le altre la famosa, e un po' fantascientifica, nave/bolla su cui conservare gli spettatori dell'Ariston. Soluzione che, per altro, allo stato attuale pare in netto declino. Mentre pare probabile che per la sala stampa l'orientamento sia quello di una drastica riduzione degli accreditati. Tutti nodi che saranno sciolti all'interno di un apposito protocollo, al quale sta ancora lavorando la Rai, e che sarà da sottoporre alle autorità competenti sul territorio con tanto di sopralluoghi e verifiche in ogni dettaglio. Tutto già abbastanza complicato? No, mancavano anche gli ormai classici interventi virologici preventivi. Ne cito solo qualcuno tra quelli pervenuti. Secondo Fabrizio Pregliasco, il virologo dell'Università degli Studi di Milano: «Avere spettatori sottoposti a tampone è un elemento complementare, sicuramente utile e necessario, però ci vorrebbe una stringenza notevole». E ancora: «Fare il tampone aiuta, ma non risolve. Non esclude totalmente il rischio contagio, ovviamente, in questa fase di ampia diffusione del virus. Quindi va valutata bene fra le varie opzioni, non garantisce una sicurezza totale». Il rischio sarebbe per di più anche quello di un effetto boomerang: «Abbassi le difese perché pensi che in teatro siano tutti negativi e invece può esserci sempre il rischio di una quota di falsi negativi. Suggerisco cautela». Tutto sacrosanto, tutto comprensibile però alla fine il risultato è che si parla sempre più del contorno, che deve essere salubre e sicuro sia chiaro, e sempre meno della musica. Ed è iniziato anche in questo caso il dibattito dei virologi che asfalta quello dei critici musicali. È intervenuto anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria che invece alla bolla crede: «Si può fare in sicurezza... Una settimana prima dell'inizio della manifestazione si organizza uno screening completo e si tiene lontano dall'esterno». Però anche lui ha i suoi dubbi: «Chiedere come ha fatto qualcuno al Comitato tecnico scientifico (Cts) delle linee guida per il Festival mi sembra assurdo. Credo che si possano usare dei professionisti esterni alla Rai, esperti specializzati in epidemiologia, microbiologia, infettivologia... Chiederlo al Cts è chiederlo all'ufficio complicazioni». Ecco complicazioni, forse sono inevitabili in quello che speriamo essere l'ultimo Sanremo virale della nostra vita. Però risolverle senza che diventi una gara canora dove sul palco ci sono solo gli esperti di pandemie e affini sarebbe meglio.

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