Aleister Crowley. Vita e opere dell'occultista che stregò il '900

Una nuova biografia racconta il fondatore di "Thelema" e la sua enorme influenza sulla cultura e sull'arte

Aleister Crowley. Vita e opere dell'occultista che stregò il '900

Genio o impostore? Mostro o istrione? Psicopatico da rinchiudere o artista eccentrico? Mai come nel caso del controverso Aleister Crowley, il più noto tra tutti gli occultisti, si pone il dilemma di quale sia la definizione giusta. Le nozze chimiche di Aleister Crowley (Odoya, pagg 335, euro 22) di Franco Pezzini, ricchissimo di informazioni, si propone di riuscirvi ricostruendo l'impatto da lui avuto sul mondo della cultura.

Nato nel 1875 in Inghilterra, la Grande Bestia 666, come si faceva chiamare, ebbe un'infanzia difficile. I genitori appartenevano a una setta di fondamentalisti evangelici. La reazione alla repressione fu esplosiva, anche perché il giovane Aleister mostrò una precoce propensione a molteplici interessi, tra cui gli scacchi, la poesia, l'alpinismo (con una infruttuosa scalata del K2) e, in seguito, pure la pittura. Il patrimonio ereditato alla morte del padre gli consentì di vivere temporaneamente negli agi, dando libero sfogo alle pulsioni primarie che covavano in lui. Dotato di una sessualità prorompente, che non faceva particolari distinzioni di genere, Crowley si abbandonò ad avventure di ogni tipo e maturò un distacco dalla religione o, piuttosto, dal cristianesimo dei genitori, rivolgendosi a un panteismo esoterico, con la fondazione di una sua corrente mistica, Thelema, di cui era al tempo stesso custode, sommo sacerdote e, in qualche modo, divinità.

Crowley conobbe numerose figure iconiche dei primi del Novecento e intrecciò relazioni scandalose con donne e uomini. Fu anche grazie a un'assoluta promiscuità sessuale (con innumerevoli partner, divorzi, separazioni, tragedie personali come la morte per tifo della primogenita, figli legittimi e soprattutto illegittimi sparsi per il mondo) che Crowley divenne una sorta di icona del proibito. Animato dall'ossessione di concepire un maschio che potesse fregiarsi del titolo di figlio della Bestia, vittima della depressione e ben presto pure dell'eroina, inizialmente assunta a scopo ricreativo e poi diventata anestetico contro la sofferenza interiore e fisica, Crowley finì per essere criminalizzato «come l'uomo più malvagio del mondo in un momento storico in cui potenti osannati di grandi platee di buoni causavano guerre e genocidi».

Tra le sue molteplici passioni figura la scrittura. Malgrado, infatti, Crowley non venga preso sul serio come autore, molti romanzieri hanno tratto ispirazione dalle sue smargiassate per concepire storie ai confini tra realtà e immaginazione. Il romanzo Il mago (1908) di Somerset Maughan, contemporaneo di Crowley e, a sua volta, bisex, è un thriller sovrannaturale ispirato alla figura della Bestia, che non la prese bene e che tacciò l'autore di plagio. Ma lui stesso aveva sempre carta e penna a portata di mano e nel 1917 pubblicò il romanzo La figlia della luna.

La sua prosa ispirò racconti di Sir Arthur Conan Doyle e intrigò G.K. Chesterton e la sua figura destò la curiosità di William Butler Yeats, a sua volta mago e occultista, e di Fernando Pessoa, che intrattenne con lui una fitta corrispondenza. Accusato di spionaggio per conto tanto dei tedeschi quanto degli inglesi, trascorse un lungo periodo in una villa di Cefalù, prima di essere espulso su ordine di Mussolini per i comportamenti dissoluti e orgiastici.

La curiosità e la sete di conoscenza rappresentano il filo rosso che lega numerosissime opere letterarie in qualche modo debitrici nei confronti di Crowley. Dennis Wheatley, popolarissimo autore di noir e appassionato di occultismo, conobbe Crowley e si ispirò a lui per il romanzo Il battesimo del diavolo.

Ma furono gli anni Sessanta, ben dopo la sua morte avvenuta nel 1947, a segnare un suo ritorno in auge. Nel mondo occidentale si esaltavano le capacità delle droghe di ampliare i confini della mente. Alfred Adler e Aldous Huxley lo avevano conosciuto, anche se pare un po' campata in aria la tesi secondo cui lo stesso Jim Morrison (che aveva scelto il nome The Doors per via del saggio Le porte della percezione di Huxley) sarebbe stato un ammiratore di Crowley. Quanto alla presenza di Crowley sulla copertina di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles, le illazioni su una presunta passione di Paul McCartney per l'occultismo si sprecano, considerata la sua presunta, leggendaria morte. A chi piace attribuire un senso ad accostamenti numerici casuali, i 65 personaggi della copertina più i Beatles come entità unica fanno 66, un'assonanza intrigante con il numero della Bestia.

E che dire di Jimmy Page, talmente affascinato dalla figura di Crowley da acquistarne il cottage sul Loch Ness e da fondare una casa editrice specializzata in occultismo? O dei King Crimson, il cui brano Moonchild da In the Court of the Crimson King strizza l'occhio al romanzo della Bestia? Ma pure Quicksand sul disco Hunky Dory di David Bowie e diverse cose di Ozzy Osbourne, Iron Maiden e Ian Gillan hanno un debito nei confronti di Crowley.

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