Anche 007 cede alla pandemia. Si rivede a novembre

L'invincibile si è arreso. E non sarebbe una notizia se a gettare la spugna non fosse 007. Ci hanno provato l'indimenticato Paco Scaramanga, killer dalla "pistola d'oro" e il narcotrafficante dottor Kananga

Anche 007 cede alla pandemia. Si rivede a novembre

L'invincibile si è arreso. E non sarebbe una notizia se a gettare la spugna non fosse 007. Ci hanno provato l'indimenticato Paco Scaramanga, killer dalla «pistola d'oro» e il narcotrafficante dottor Kananga. Drax mise a punto la navicella spaziale Moonraker da dove pilotare lo sterminio dell'umanità. Bond incluso, ovviamente. Ma anche in quel caso l'azzardo fallì. Il fratellastro Blofeld ci stava tentando per la nona volta ma a tenere sotto scacco il prodigioso agente segreto è stato un microorganismo non percepibile alla vista. Forse per questo ce l'ha fatta. Che lo si chiami Coronavirus o Covid-19, più familiare alle sigle tanto care a Fleming, poco cambia. Tra le vittime illustri della pandemia c'è proprio lui. «Mi chiamo Bond. James Bond».

L'ultimo episodio che sugli schermi italiani doveva uscire giovedì resta strozzato in un cassetto. Una volta tanto, la vita ha superato il cinema che in infinite occasioni se ne è preso burla. E la realtà è andata oltre la fantasia con un titolo che profuma di beffa ma invita alla speranza. No time to die. E invece, a rimetterci virtualmente le piumine è proprio l'agente interpretato da Daniel Craig, fresco pensionato dall'MI6 che si gode ore serene dopo anni di inseguimenti, paracadutismi, discese negli abissi e sfide nucleari. Il buen retiro è la Giamaica dove viene allertato da un vecchio amico della Cia. Uno scienziato è stato rapito e, dietro il sequestro, si nasconde un criminale dalle armi distruttive di massa. Risveglio duro, insomma. Un po' come per Rambo nel recente Last blood. A differenza sua, Bond se li porta meglio e non ha certo paura di fialette o codici di attivazione di diabolici marchingegni per stragi pianificate.

Invece, è un nemico invisibile a fermare Bond. James Bond. Il mito dell'azione e dell'avventura che aveva scelto l'Italia come cornice delle sue ultime peripezie. Set fino a settembre inoltrato, tra gli inseguimenti girati nelle vie di Matera dagli stuntmen, prima che arrivasse lui, Daniel Craig, ossia 007 con la spalla Léa Seydoux e il regista Cary Fukunaga, unico regista americano finora a guidare un episodio della saga. Foto ricordo sullo sfondo dei Sassi, un bel malloppo di girato tra tunnel rimovibili e stanze d'albergo, poi il trasloco poco lontano, nelle Murge. A Gravina di Puglia è stato ambientato uno spettacolare lancio da un ponte che ha preceduto la tappa campana a Sapri prima del rientro in Basilicata, ormai diventata un set a cielo aperto dopo aver ospitato The passion e Maria Maddalena. Immortalata Maratea, scatta la capatina in Calabria - nella costa cosentina di San Nicola Arcella - di nuovo fra le grandi produzioni internazionali dopo Trust.

Lo spot per il cine turismo è pronto e l'estate twenty-twenty era cucita su misura per attrarre visitatori in un Meridione da scoprire. Poi quello che non ti aspetti. Né il virus né soprattutto che questo insignificante microorganismo fosse capace di fermare perfino 007 che rinascerà pure, ma intanto è destino comune.

E siccome non è time to die è già pronta la data della resurrezione cinematografica. Ci si rivede da metà novembre. Quando la vita avrà superato la stessa realtà e il coronavirus sarà alle spalle, amaro ricordo di un anno funesto. Sorry, bisesto.

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