Assassinio sull’Orient Express, tutto quello che c'è dietro il film

“Assassinio sull’Orient Express” è ormai un classico della letteratura, ma anche del cinema e la nuova versione di Kenneth Branagh, che andrà in onda in prima visione il 18 marzo alle 21.25 su Rai Uno, gioca su un cast stellare

“Assassinio sull’Orient Express” è uno dei gialli più famosi di Agatha Christie. La celebre scrittrice inglese diede vita a questa nuova avventura del detective belga (guai a scambiarlo per francese) Hercule Poirot nel 1934. La Christie scrisse il romanzo mentre soggiornava nella camera 411 del Pera Palas Hotel di Istanbul. Pensate che la stanza è ancora oggi visitabile ed è diventata una specie di museo in onore dell’autrice di thriller più popolare di tutti i tempi. La trama è molto lineare. Poirot è in viaggio sul meraviglioso treno Orient Express, ma una forte nevicata sbarra il cammino del leggendario convoglio in Jugoslavia.

Alla bufera che si svolge all’esterno corrisponde un dramma che si consuma all’interno del treno, cioè l’omicidio del controverso americano Ratchett. Attraverso una serie di indizi Hercule Poirot arriva a formulare le sue teorie, ma saranno solo le debolezze della psicologia umana e, naturalmente, le celebri “celluline grigie” a consentirgli di risolvere il mistero. “Assassinio sull’Orient Express” è il classico “enigma della camera chiusa”, in questo caso la lussuosa cuccetta di un treno. Il colpevole è salito sul convoglio e ha compiuto l’omicidio, oppure si trovava già lì, dunque è uno dei passeggeri? In entrambi i casi, come è riuscito a farla franca? Nei misteri della camera chiusa conta molto la dinamica del delitto, oltre alla scoperta dell’assassino.

Il romanzo “Assassinio sull’Orient Express” deve la sua fama non solo all’eccezionale bravura di Agatha Christie, ma anche alle fortunate trasposizioni cinematografiche. Se ne contano ben quattro. La prima (1974) venne diretta da Sidney Lumet e vede nei panni di Poirot un ottimo Albert Finney. La seconda (2001) è un film per la televisione e venne interpretata da Alfred Molina. La terza (2010) fa parte della serie tv “Poirot” con David Suchet. Quest’ultimo è l’attore che è riuscito a catturare meglio la fisicità e i tic dell’investigatore belga, dando vita a un personaggio che davvero riesce a essere, parafrasando la descrizione di Agatha Christie, l’unica curva in un ambiente in cui dominano linee rette e spigoli.

L’ultima versione cinematografica in ordine di tempo di “Assassinio sull’Orient Express” è quella diretta e interpretata da Kenneth Branagh, in onda in prima visione il 18 marzo alle 21.25 su Rai Uno. Una pellicola patinata ma molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, in particolare quello italiano. Inoltre può contare su un cast straordinario. Impossibile non citare Johnny Depp (Samuel Ratchett), Judi Dench (Natalia Dragomiroff), Willem Dafoe (Gerhard Hardman), Michelle Pfeiffer (Caroline Hubbard), Olivia Colman (Hildegard Schmidt) e perfino lo straordinario ballerino ucraino Sergej Polunin (Rudolph Andrenyi).

Naturalmente Kenneth Branagh dà corpo e anima a Hercule Poirot. Dal punto di vista fisico non c’è grande somiglianza con il personaggio descritto da Agatha Christie. L’autrice descrisse un signore anziano, un po’ pingue, con la testa a forma di uovo inclinata su un lato. Tuttavia ci sono i grandi baffi curatissimi, l’eleganza ricercata e dandy di questo personaggio sempre perfetto, che si vanta di non sbagliare (quasi) mai. È intatta la sua logica ferrea, il buon gusto, la raffinatezza, le manie che ce lo fanno amare, il culto per il buon cibo, la grande capacità di adattarsi alle situazioni più disparate, l’intuizione fuori dal comune, la convinzione che ogni cosa possa essere risolta con la ragione, poiché la violenza non è che un atto degradante per l’uomo.

Kenneth Branagh ha studiato minuziosamente Hercule Poirot e dà un’immagine fedele del suo spirito, oltre a un’interpretazione fantastica, da grande attore qual è. Di solito l'investigatore belga non è un uomo d'azione, ma di riflessione. In questo film, invece, lo vediamo più vivace del solito, alle prese con pistole e inseguimenti. Inoltre, come riporta Vanity Fair, sembra che l’attore abbia passato settimane a chiedersi quale fosse la giusta dimensione dei baffi. Alla fine ha scelto quelli più grandi, quasi monumentali poiché, come disse Agatha Christie, “Poirot deve avere i baffi più maestosi dell’Inghilterra tutta”.

Fate attenzione anche al finale del film, diverso e più drammatico rispetto a quello del libro. Diciamo solo, per non rovinare la sorpresa, che Poirot è preda di dilemmi interiori non presenti nella storia originale, problemi di ordine morale che mettono in gioco perfino la sua incrollabile razionalità. Non tutti sanno che per scrivere la storia di “Assassinio sull’Orient Express” la Christie si sarebbe ispirata a un fatto di cronaca nera realmente accaduto negli Stati Uniti nel 1932 e che ricordiamo ancora oggi. Il rapimento e l’assassinio Lindbergh. Il figlio del famosissimo aviatore Charles Lindbergh venne sequestrato quando non aveva neanche due anni. I genitori pagarono il riscatto di 50mila dollari, ma il bambino non venne mai rilasciato. Purtroppo è probabile che fosse già morto al momento del pagamento.

Venne ritrovato dopo due mesi di ricerche, il 12 maggio 1932, in un boschetto non lontano da casa, il corpo in avanzato stato di decomposizione. Per questa atrocità venne condannato alla sedia elettrica un carpentiere, Bruno Richard Hauptmann, che si dichiarò innocente fino all’ultimo. Il caso sconvolse l’opinione pubblica e forse anche Agatha Christie ne rimase turbata, decidendo di riversare su carta le sue emozioni. Hercule Poirot risolve sempre i tragici misteri con cui si confronta. È un’anima di carta, ma la sua creatrice lo ha reso più vivo e intelligente di tanti esseri umani di carne e ossa. Avremmo bisogno di un uomo come lui nel mondo reale, dove purtroppo non sempre la giustizia trionfa. Del resto Agatha Christie diceva: “La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi”.

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