Attila porta gloria a Pereira, il sovrintendente della Scala d'oro

Il suo mandato scade nel 2020 ma si sta già pensando alla proroga fino a fine 2022

Attila porta gloria a Pereira, il sovrintendente della Scala d'oro

La cena di gala della Prima della Scala è il l'atto conclusivo dello spettacolo d'apertura della stagione del teatro. Cinquecento ospiti, 45 tavoli e il cuore che pulsa laddove siedono le istituzioni. Allestimento regale, con omaggi all'Est delle tribù unne e alla mediterranea Roma, perché ad andare in scena era Attila di Giuseppe Verdi. Un Attila trionfale: 14 minuti di applausi, pubblico partecipe, fra le più belle inaugurazioni scaligere del nuovo secolo (e quasi due milioni di spettatori in diretta su Raiuno con uno share del 10,8 per cento). Una promozione sul campo per la squadra del teatro: dalla sovrintendenza e direzione musicale in giù. Anche lì, a bocce ferme, temi delle conversazioni erano l'applauso di quasi tre minuti alla prima carica dello Stato, quella voglia di istituzioni forti, l'Inno cantato con patriottismo inconsueto. Ma anche il commento finale di Riccardo Chailly, colui che ha diretto e voluto fortemente l'opera Attila, «Verdi ha una fiamma, un fuoco che contagia». A Parigi s'infiammano le piazze, da noi si lanciano appelli (anche) dai teatri.

La cena è lo specchio della Scala dell'era Alexander Pereira, il sovrintendente attento all'identità di boutique milanese ma con proiezione nel mondo. Lo sta comunicando e finanziando in modo moderno. L'esito? Per presenza di capitali privati, la Scala è seconda solo al Met di New York. Il mandato del manager chiude nel 2020, e quello di Chailly nel 2022. Poi? Entro gennaio si scioglierà il nodo sulla futura sovrintendenza. Cacciatori di teste lavorano a una rosa di candidati, ma il più papabile è lui, Pereira. Per quanto il Cda sia diviso, parlano i numeri: il bilancio 2017 ha chiuso con un risultato positivo di 4,1 milioni di euro. Funziona, inoltre, l'asse Pereira-Chailly. Ecco perché molto probabilmente si percorrerà questa strada: identificazione di un sovrintendente designato (lo prevede l'articolo n.11 dello Statuto) cui Pereira rimarrà affiancato fino alla fine del 2022 e che poi sarà operativo dal 2023.

Gli ospiti della cena di gala sono loro, i sostenitori. Edison, Bmw, Rolex, la lista è lunga. Poi vi sono i tavoli dei filantropi: i nuovi ricchi di Cina e Russia, e quelli di sempre a stelle e strisce. Sono gli amici della Scala che Pereira riunisce, un'amicizia espressa nel modo più convincente che vi sia: staccando assegni, perché è chic legare il proprio nome a questo scrigno di storia. Una lezione che anche imprenditori italiani (i mecenati Bracco, Squinzi, Della Valle, Del Vecchio, e più platealmente Dolce&Gabbana) stanno impartendo ai nostalgici del passato, legati a un'epoca in cui bastava il nome per essere associati al salotto bene della città.

Sono trascorse nemmeno due ore dal calar del sipario. I cantanti hanno ancora tutta l'adrenalina in corpo. Due mesi di prove ed ecco «il sogno che s'avvera. È andata meglio di quanto m'aspettassi. Ero carica d'energia», confessa il soprano Hernandez-Odabella. Ancora emozionato Abdrazakov-Attila. Il momento più intenso? «Quando sono uscito per ringraziare il pubblico». Sartori (ruolo di Foresto) ammette d'aver avvertito l'italica fiamma sentendo l'Inno d'Italia e l'onda d'applausi. Cantanti stretti attorno al regista Davide Livermore, i gesti non sono di circostanza. L'allestimento ha funzionato, e lo ringraziano. Curiosità a tempesta conclusa. Che dice degli attacchi preventivi a una regia ritenuta spinta? Risentito per aver dovuto rettificare la scena della statua della Madonna in frantumi? «Rompere una statua sacra ed essere puniti vuol dire che non bisogna permettersi di mettere le mani sul sacro. Allo tesso tempo potrei dire: non permettetevi di trattare le cose sacre in una maniera idiota».Chiosa finale. «Questo 7 dicembre ha rafforzato ancora di più il rapporto fra la gente e le istituzioni. Verdi è un'anima invisibile che ha contribuito a creare la nostra identità, e un senso di comunità profonda».

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