Ci sono certe reazioni del pubblico che non lasciano campo a equivoci. Come il successo trionfale che hanno raccolto al Teatro alla Scala Teodor Currentzis e la sua orchestra russa MusicAeterna, un entusiasmo che non ha riscontri nella sala del Piermarini in questo periodo. Anche la stampa sembra essersi accorta che il direttore greco è un fuoriclasse, perché l'anno passato il successo finale non era stato da tutti riportato con esattezza; anzi qualcuno aveva parlato di riserve - proiettando le proprie ubbie invece che riferire l'entusiasmo del pubblico. Dopo un anno il direttore in leggins e camicia tolstojana ha offerto un programma tutto Mahler con i non frequenti e meravigliosi lieder del Corno magico del fanciullo e la Quarta sinfonia, entrambi resi con una gamma di colori sbalorditivi e con un fraseggio misurato sui più piccoli respiri dei solisti (Paula Murrihy e Florian Boesch). Sogni e incubi del romanticismo tedesco più nero, visioni premonitrici e apocalittiche di Mahler sembravano creati apposta per esaltare la mistica presa di Currentzis sui musicisti e sul pubblico.
Sfumata la meravigliosa visione paradisiaca del finale della Quarta, Currentzis ha offerto un bis contemporaneo di segno opposto: una cavalcata vorticosa del croato Marko Nikodijevic, dimostrando di poter portare al successo qualsiasi autore, non solo il sempre trionfante Mahler. Dopo quest'ennesima conferma qualcuno domandava se sarebbe riuscito a ottenere simili risultati con un'orchestra nostrana. A noi basta così, chi vivrà vedrà.La bacchettata
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