Pio e Amedeo contro il politically correct. Sinistra in tilt: "Pessimi"

I due comici nel mirino della sinistra: "Pensano di farci ridere sdoganando le parole negro e ricchione". Il Pd prepara un'interrogazione al governo

Pio e Amedeo contro il politically correct. Sinistra in tilt: "Pessimi"

Guai a schierarsi contro il politically correct: la sinistra potrebbe fraintendere l'ironia di uno show e andare sulle barricate per denunciarne i contenuti. È esattamente ciò che è accaduto a Pio e Amedeo, a cui di certo non si può muovere l'accusa di essere sostenitori leghisti. I due comici, nel corso dell'ultima puntata di Felicissima sera in onda su Canale 5, hanno tenuto uno sketch di circa 20 minuti contro il politicamente corretto arrivando dritti al punto senza giri di parole: "Ci vogliono far credere che la civiltà sta nelle parole, ma è tutto qua, nella testa. Fino a quando non ci cureremo dall’ignoranza di quelli che dicono con fare dispregiativo, che è quello il problema, ci resta un'unica soluzione". Che a loro giudizio è appunto l'autoironia.

Il "duetto" di Pio e Amedeo

Nell'ultima puntata di Felicissima sera Amedeo ha iniziato a puntare il dito verso alcuni stereotipi del politically correct, partendo dagli omosessuali per arrivare alle persone di colore: "Nemmeno ricchione si può dire più, ma è sempre l'intenzione il problema. Così noi dobbiamo combattere l'ignorante e lo stolto. Se vi chiamano ricchioni, voi ridetegli in faccia perché la cattiveria non risiede nella lingua e nel mondo ma nel cervello". Il problema risiede proprio nell'intenzione nel momento in cui una determinata parola viene pronunciata: "L'ignorante si ciba del vostro risentimento". E a sostegno della sua tesi ha portato un semplice esempio di vita quotidiana: "Se dici a un tuo amico 'Ué negro, andiamo a mangiare?' non lo offendi. Se gli dici 'nero torna a casa tua!' sì".

Insomma, il loro messaggio è chiaro: bisogna poter scherzare sui luoghi comuni, stop con il politicamente corretto. "Perché ai genovesi se sono tirchi puoi dirlo e agli ebrei no?", si è chiesto Amedeo. Che poi ha ironizzato pure su Hitler: "Si dice fosse gay, e lui mica era sensibile". Non è stato risparmiato neanche Alessandro Cecchi Paone: "È un pezzo di m****. Stavamo a Mediaset un giorno, fuori diluviava. Noi usciamo, eravamo senza macchina ovviamente, neppure i soldi per il taxi, poi passa Cecchi Paone, noi lo chiamiamo. Lui si ferma e gli chiediamo un passaggio e lui: ‘No, io vado dall’altra parte!'".

Rivolta contro Pio e Amedeo

Il siparietto di Pio e Amedeo ovviamente non è andato giù alla sinistra, che non ha perso tempo per attaccare i due comici e i contenuti da loro espressi. Da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito gay per i diritti Lgbt, è arrivata una durissima accusa: "Nel duetto di Pio ed Amedo abbiamo visto un pessimo esempio di comicità che vuole sdonagare le parole 'negro', utilizzata per definire gli schiavi, i pregiudizi sugli ebrei, che servivano ad alimentate l'odio durante il nazismo". Marrazzo si è soffermato anche sull'utilizzo della parola "ricchione", che a suo giudizio rientra in quel grande insieme di sostantivi dispregiativi nei confronti degli omosessuali. Infine, in relazione a quanto accaduto, ha chiesto l'intervento dell'Agcom e di Piersilvio Berlusconi per evitare che "si ripetano show di questo tipo razzisti ed omotransfobici".

Il Partito democratico si è spinto oltre: presenterà un'interrogazione parlamentare al governo. Ad annunciarlo è stato il senatore Tommaso Cerno, secondo cui lo show di Pio e Amedeo riporta il nostro Paese agli anni '30. L'esponente del Pd si è appellato al presidente del Consiglio Mario Draghi affinché intervenga per parlare dei diritti Lgbt: "Non esiste un'Italia del domani se non siamo tutti in corsa per il domani".

Anche il cantante Michele Bravi, in occasione del Concertone del Primo maggio, ha voluto replicare allo sketch dei due comici foggiani: "Le parole sono importanti tanto quanto le intenzioni, le parole scrivono la storia, anche quelle più leggere possono avere un peso da sostenere enorme". Più dura la presa di posizione di Aurora Ramazzotti: "Questa cosa che si continui imperterriti ad avere la presunzione di decidere cosa sia offensivo che una categoria di cui non si fa parte e e di cui non si conoscono le battaglie, il dolore, le paure, il disagio, la discriminazione, rimane a me un mistero irrisolvibile".