Basta lamentarsi, è ora di ricostruire (e prevenire)

Il Padiglione Italia studia le soluzioni per i centri storici e le emergenze naturali

Basta lamentarsi, è ora di ricostruire (e prevenire)

Selezionato dall'ex ministro Franceschini, a seguito di un bando, Mario Cucinella ha presentato ieri Arcipelago Italia, il progetto concepito per il nostro Padiglione alla Biennale di architettura di Venezia. A rappresentare lo Stato il presidente del Senato Casellati che ha letto un saluto asciutto e formale dopo il discorso, invece acceso, di Paolo Baratta. Del governo (che non c'è) ovviamente nessuno -tra i politici si è visto il solo Renato Brunetta in gita di piacere e di istruzione- e a giudicare dall'assenza del dicastero per la cultura nel totonomi dell'imminente improbabile compagine viene da pensare che per la nuova maggioranza il tema non rappresenti certo una priorità. Non era proprio difficile prevederlo. Priorità che invece Cucinella rivendica con orgoglio ed emozione, aprendo la mostra con il film L'altro spazio, racconto di otto passeggiate nell'Italia della provincia interna, da nord a sud, alla ricerca di quei luoghi dove sono forti la tradizione e la memoria del passato, ma che pure impongono urgenti interventi per migliorare le condizioni di vita delle persone e soprattutto per fronteggiare le tante, troppe emergenze naturali. Perché l'Italia vive questa contraddizione profonda, tra la bellezza dei centri storici e del paesaggio e l'inadeguatezza degli stessi a livello di strutture. Non si tratta dunque di contrapporre il gusto, spesso discutibile, dell'architettura contemporanea all'idea di bellezza che ci portiamo dentro da secoli, bensì di trovare soluzioni adeguate per la valle del Belice, Orgosolo, il Basento, il Casentino.

Il curatore indaga, parla con la gente, testimonia disagio e attaccamento dei pochi, vecchi soprattutto, che hanno deciso di restare lì dove sono nati, chiedendosi però «perché questo lo deve fare un architetto?». Da troppi decenni, sotto qualsiasi colore, la politica non dà risposte quando non ci sarebbe più tempo da perdere, «bisogna finire le cose che abbiamo iniziato» dice Cucinella in conferenza, e allora basta lamentarsi, è necessario passare ai fatti, da qui la scelta di radunare a Venezia un gruppo di giovani professionisti e studiosi per un progetto «multidisciplinare e inclusivo» al fine di studiare i caratteri architettonici, culturali e fisici di un luogo e progettarne la svolta per il futuro. Si avverte un giusto fastidio nel continuare a parlare dell'Italia come del più bel Paese del mondo in assenza totale di visione.

Visione condivisa con il tema di Freespace, la mostra di Farrel e MacNamara tra Giardini e Arsenale. Una visita piacevole e riflessiva per una teoria dell'architettura pragmatica ma non per questo priva di sogni, in cui l'uomo torna protagonista nelle funzioni primarie dell'architettura stessa, come abitare e condividere gli spazi. Rispetto al recente passato sono spariti quei luoghi comuni dell'architettura sociale, terzomondista, a tratti retorica. Secondaria la poetica del riuso, segno evidente del superamento della crisi, sostituita da materiali semplici e caldi supportati dalla tecnologia virtuale utilissima a suggerire nuovi modi (e mondi) possibili.

La 16ma Biennale di Architettura riporta la disciplina all'interno dei propri confini, evita effetti speciali e rinuncia alle archistar, eppure alla fine del percorso lascia una consolante traccia ottimistica e ci fa pronunciare, a mezza voce, una parola il cui significato ci ha per troppo tempo imbarazzato: futuro.

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