Bellocchio bocciato ai David È sfida tra Vicari e Tornatore

«Non ho mosso un dito. Non ho neanche fatto campagna elettorale. Certo, mi dispiace. Ma che devo fare?», dice con amarezza Marco Bellocchio, raggiunto al telefono dopo il verdetto dei David di Donatello, annunciati ieri alla Rai. Il suo drammatico film La bella addormentata, il più divisivo d'una lunga carriera controversa e incentrato sull'eutanasia, di fatto è stato bocciato dalla giuria della 57esima edizione del premio, le cui candidature, votate dal 27 aprile 2012 al 3 maggio, ieri hanno tenuto banco a Viale Mazzini. Appena due nomination per l'autore piacentino: per il suono in presa diretta e per la migliore attrice non protagonista, Maya Sansa. Ci sarebbero state pastette, allora, visto che Marco Bellocchio parla di «campagne elettorali», facendo presagire un quadro di maneggi e raccomandazioni, con pressioni e scambi tra produttori? «Credo di aver fatto un ottimo lavoro. Poi, dopo, le scelte - come in tutti i giochi - vanno accettate. Alla mia età, ci sono altre priorità e preferisco non fare nessun commento: sarebbe di pessimo gusto. Bisogna essere democratici. Siamo in tempi in cui bisogna solo andare avanti. Assolutamente», prosegue il regista, abbassando i toni. Nonostante (o forse, proprio per) le due candidature minori, comunque si ha l'impressione che si tratti della conferma d'uno scarso gradimento: dopo aver cozzato contro il muro della Mostra del Cinema di Venezia, con l'americano Michael Mann presidente di Giuria a ricordare come Bella addormentata girasse intorno a un soggetto incomprensibile fuori d'Italia (il caso Englaro), neanche il pubblico ha premiato il film di Bellocchio al botteghino italiano.
Polemiche a parte, anzi proprio forse per scatenare polemiche, l'Accademia del Cinema italiano ha indicato Diaz di Daniele Vicari quale miglior film, con 13 candidature. E fa tredici anche Giuseppe Tornatore, con La migliore offerta, film stravenduto all'estero. A Educazione siberiana di Gabriele Salvatores sono andate 11 nominations, così come a Matteo Garrone con Reality (ma è l'unico dei tre a non ottenere candidature per il Miglior Film). Sono 12 per Roberto Andò, con il suo ispirato Viva la libertà (manca però il Miglior regista). Al veterano Bernardo Bertolucci toccano 6 candidature per Io e te, mentre Maria Sole Tognazzi, con Io viaggio da sola, ne ottiene 5: non male.
E mentre quest'anno la Giuria dei David ha operato, per la prima volta in oltre mezzo secolo d'esistenza, con due gruppi - da una parte i tecnici, per tutte le categorie, dall'altra la cosiddetta «società civile», ossia membri di diverse professionalità, per un totale di 1500 votanti - Marco Bellocchio resta il grande assente. All'epoca delle polemiche relative alla Mostra di Venezia, con gli americani a tacciare d'angustia provinciale il bellocchiano Bella addormentata, l'autore non usò molto fair-play. «Di certe imbecillità ho piene le scatole. Il dramma del fine-vita provinciale? Non mi faccio dire dagli americani che cosa devo girare!», sbottò allora, in pieno tourbillon. Colpa, dunque, degli «altri» che giudicando l'autore con il necessario occhio critico, passano dalla parte del nemico? Forse si tratta di riequilibrare certi giudizi, senza troppi vittimismi.
«Qui si trovano i più ben nomi del cinema italiano: è un risultato che rallegra l'animo», sottolinea invece il presidente dell'Accademia, Gian Luigi Rondi. E un cambio di passo, già effettuato con la riforma del sistema di votazione, si nota pure nella scelta di affidare ai comici Lillo e Greg la serata dei David, il 14 giugno in diretta su Rai Uno. I due già promettono che cercheranno «di non scadere nella pagliacciata». Che ci sia una diversa attenzione, nella promozione del David di Donatello, è evidente: prima, la serata della premiazione veniva trasmessa da Rai Movie in differita, in seconda serata. «Ora il cinema italiano celebra se stesso e sarà un nostro preciso impegno cercare di mettere ordine, tra Nastri d'argento e David, cercando una sinergia tra questi importanti appuntamenti», ha scandito Gian Luigi Rondi, visto che permane il problema di un sovraffollamento di cerimonie e premiazioni, intorno al cinema italiano.

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