"Birds of Prey", un colorato e dimenticabile giro di giostra

Harley Quinn, la svitata antieroina, torna in un film inneggiante al girl power. Si sorride all'inizio, poi ci si assuefà alle inutili scazzottate in technicolor.

"Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn", ottavo titolo dell'universo cinematografico DC, nasce da una costola di "Suicide Squad", film del 2016 di cui anche i numerosissimi detrattori salvarono la performance di Margot Robbie nei succinti panni di Harley Quinn.

Diretto da una donna, Cathy Yan, scritto da una donna, Christina Hodson, e con cinque donne per protagoniste, il film è una rilettura al femminile del cinema dei supereroi. Della visione resta però soltanto la conferma dell'estrema bravura di Margot Robbie.

L'incipit del film vede Harley Quinn (la Robbie) appena mollata da Joker (che non appare mai) e decisa a elaborare il lutto per la fine della relazione: accorcia i codini bicolor, passa le giornate sul divano con del cibo spazzatura, si dà a serate alcoliche e prende una iena come animale domestico. Seppellito il passato in modo platealmente catartico, ossia facendo esplodere la fabbrica di prodotti chimici che la legava al suo ex amore, non immagina le disavventure che l'attendono. Gli abitanti di Gotham City cui ha fatto un torto ora sanno che non gode più della protezione di Joker e sono pronti a vendicarsi. Se la caverà con l'aiuto di altre quattro donne che, come lei, hanno dei sospesi con Black Mask, al secolo Roman Sionis (Ewan McGregor), uno psicopatico con tirapiedi al seguito.

"Birds of Prey" racconta la genesi di un'inaspettata quanto letale alleanza al femminile: donne diversissime tra loro e in cerca di emancipazione, che scoprono come, sostenendosi a vicenda, si diventi imbattibili. La girl gang che dà il titolo al film è composta da Renee Montoya (Rosie Perez), poliziotta tosta a cui il capo ruba i meriti, Cassandra Cain (Ella Jay Basco), orfana con il talento per il borseggio, Dinah Lance (Jurnee Smollett-Bell), cantante con un potere segreto, e la misteriosa Huntress (Mary Elizabeth Winstead), vendicativa erede di una famiglia mafiosa che è stata sterminata. "Birds of Prey" nella sostanza è un inno al girl power e ad un tipo di femminismo pieno di rivendicazioni di fronte alle quali il cosiddetto maschio dominante non può che avere la peggio. Nella forma, invece, è un calderone pop che sposa l'esagerazione sotto tutti i punti di vista. La narrazione mischia violenza, azione ipertrofica, battute ed estetica multicolor in un patchwork che però resta grossolano e povero di qualsiasi complessità.

Il taglio grottesco e il tono scanzonato convincono soltanto nell'incipit in cui è riassunta brevemente la vita di Harley Quinn con lei come voce narrante. Montato come un videoclip e con inserti di animazione, è una specie di flusso di coscienza psichedelico in cui sono date allo spettatore informazioni a raffica nella maniera confusa in cui le partorirebbe una mente allucinata e psicopatica. Tra illogicità e invenzioni comiche, tutta l'introduzione incentrata sulla protagonista è quindi sovversiva e divertente. Il problema rimane che non le fa seguito un film vero e proprio, bensì un giro in ottovolante che è scandito da brani pop/punk/rock e richiama "John Wick" nei siparietti action (del resto proprio il regista di quel film, Chad Stahelski, qui si è occupato delle scene d'azione).

La Robbie riesce a dare una sua versione, caricaturale eppure carismatica, di quello che già nel fumetto originario è un personaggio iconico, ma non bastano il suo talento e la sua bellezza per donare fascino a un popcorn movie più coatto che glamour e indeciso tra l'essere destinato ad un pubblico di ragazzini o di adulti.

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