Bridgerton muta per il politically correct? La regina Carlotta ha la pelle scura

Il 25 dicembre è uscita la serie Bridgerton, saga romantica ambientata nella Londra della prima metà dell'Ottocento, che sta avendo un grande successo

Grande successo per la nuova serie Netflix Bridgerton. Saga romantica, ambientata nella Londra Regency della prima metà dell’Ottocento, Bridgerton vede tra i suoi protagonisti la regina Carlotta, consorte di re Giorgio III. E proprio Carlotta ha destato più di un interrogativo, perché nella serie la sovrana inglese viene interpretata da un’attrice di colore, Golda Rosheuvel. Sarà l'ennesimo tentativo politically correct, o per meglio dire “colour blind”, cioè di assegnare i ruoli senza tener conto del reale colore della pelle degli attori?

Come si legge sul Washingotn Post, il responsabile del mantenimento dei ritratti dei sovrani britannici afferma che la regina era considerata all’epoca una donna non troppo avvenente, mentre il medico dell’allora famiglia reale, Christian Friedrich Stockmar, descrive Carlotta senza troppi giri di parole, “piccola e deforme, con una vera faccia da mulatta”. Ma ciò che ha fatto discutere negli anni e che ancora oggi è oggetto di ricerche, è lo studio condotto dallo storico Mario De Valdes y Cocom. Dai dipinti che la ritraggono, in particolare uno di Allan Ramsay, Valdes fa notare che i tratti della regina Carlotta appaiono realmente africani, in quanto discendente da un ramo africano della famiglia reale portoghese. La regina infatti discenderebbe da Margarita de Castro y Sousa, i cui antenati erano africani.

Il sangue africano di Carlotta sarebbe quindi stato trasmesso ai suoi discendenti, tra cui la regina Vittoria e l’odierna Royal Family. Ma quella di Valdes è solo un’ipotesi, visto che nel dipinto che la raffigura, Carlotta ha tratti marcati, ma la pelle è bianca. Quello della sovrana non è l’unico personaggio di colore della fortunata serie di Shonda Rhimes. Nel cast infatti il duca di Hastings è interpretato dall’attore dello Zimbabwe, Regé-Jean Page, cosa alquanto improbabile per un aristocratico inglese dell’epoca. Non mancano quindi le rivisitazioni, nella serie tratta dai romanzi di Julia Quinn, che ha introdotto sul piccolo schermo una storia alternativa a quella del libro e alla realtà britannica ottocentesca e, in parte diverse forzature, come le musiche di Ariana Grande, Maroon 5 e Billie Eilish.

Le canzoni moderne, rivisitate con arrangiamenti orchestrali, conferiscono alla serie un aspetto decisamente pop, affiancato a quello tradizionale suggerito dalla cura dei costumi, dai colori sgargianti, ma in linea con la moda del tempo. Bridgerton è l’adattamento de “Il Duca e io”, primo capitolo che la Quinn ha dedicato alla ricca famiglia Bridgerton e alle loro vicende familiari e amorose. La serie è composta da 8 puntate, uscite il 25 dicembre e dato il successo riscosso (seppur non apprezzata dai "puristi"), si sta già pensando alla seconda stagione.

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Commenti
Ritratto di cicopico

cicopico

Lun, 04/01/2021 - 10:33

non guardo piu le nuove serie "politicamente corrette"e un razzismo all'incontrario la storia riscritta.non se ne puo piu.anche chi non e razzista lo diventa.

cgf

Lun, 04/01/2021 - 10:49

Non bastava Wikipedia (ed.italiana soprattutto), ora c'è Netflix e Co. a voler riscrivere la storia.

RolfSteiner

Lun, 04/01/2021 - 11:51

Aspettando il nuovo film della saga di James Bond, in pieno contrasto con la genesi del personaggio letterario creato da Fleming.

Ritratto di Suino_per_gli_ospiti

Suino_per_gli_ospiti

Lun, 04/01/2021 - 17:23

Julia Quinn è ebrea e ha detto che è molto contenta delle scelte del casting, che ha reso la storia (testuali parole) "molto più vibrante". La Rosheuvel è anche fieramente lesbica oltre ad avere un nome un po' sospetto. Sono veramente ridicoli.

Luigi Farinelli

Lun, 04/01/2021 - 17:35

Preparatevi a vedere i cari vecchi libri delle vostre biblioteche o i film delle cineteche buttati dalla finestra dai gendarmi del Pensiero Unico politicamente corretto, "progressista" femminista. Preparatevi a perdere libri "maschilisti" come l'Iliade e l' Odissea o incitanti all'apologia del cristianesimo, come la Divina Commedia. E non è detto che la CEI reagirà, in tal caso.