Calasso, l'Apocalisse sgorga dalla ferita dell'Agnello

Prima di morire il fondatore di Adelphi ha lasciato dei testi inediti. Fra cui una meditazione "gnostica" su Cristo

Calasso, l'Apocalisse sgorga dalla ferita dell'Agnello

Quand'era vivo non ne sentivo molto la presenza, adesso che è morto ne sento molto l'assenza. Roberto Calasso per tantissimi anni non sono riuscito a vederlo: se ne stava, ai miei occhi, nascosto dietro gli incantevoli libri della sua Adelphi. Per tantissimi anni l'ho considerato più un grafico che uno scrittore e forse perfino più un grafico che un editore, fatto che può apparire una diminuzione intollerabile per chi non conosce il mio fanatismo per la bellezza ossia, in questo caso, per la carta, i caratteri, la composizione, le copertine.

Per tantissimi anni di Calasso non ho letto una riga, leggevo i libri che pubblicava ma sui quali il suo nome non c'era. Non ero tenuto a figurarmelo, tutta la mia attenzione era per Alvi, Arbasino, Benn, Bernhard, Bortolotto, Buzzi, Byron, Campo (Cristina), Cavalli-Sforza, Céline, Ceronetti, Chateaubriand, Cioran, Croce, Dossi, Flaiano, Florenskij, Gadda, Girard, Gómez Dávila, Jünger, Kraus, non è finita, fatemi solo prendere fiato, Landolfi, Leigh Fermor, Lewis, Lorenz, Macchia, Manganelli, Matteucci (Rosa), Miller, Milosz, Murray, Naipaul, Ortese (Anna Maria), Parise, Piccolomini, Quinzio, Schmitt, Sciascia, Sebald, Sgalambro, Szymborska (Wislawa), Wilcock... Ovvio che tali e tanti autori-autori mi distraessero dall'editore-anche-autore.

Poi ho cominciato a leggerlo ma non i libri grossi, al di sopra delle mie forze e, credo, delle forze di quasi tutti: i libri piccoli. Infine è morto ed ecco che ho appena letto il postumo Sotto gli occhi dell'Agnello (Adelphi), un libro piccolo davvero, 108 pagine con le note e molto bianco in ogni pagina e come se non bastasse un paio di immagini a ridurre ulteriormente il testo, due dettagli del misterioso Polittico di Gand dipinto da (o dai) Van Eyck tra il 1426 e il 1432. Denominato anche, per il soggetto del pannello centrale, Polittico dell'Agnello Mistico. Chiaramente sto tentando di descrivere un libro che gira intorno a Cristo e se Calasso non fosse uno gnostico rinomato potrei quasi parlare di una raccolta di pensieri cristiani. O almeno cristianeggianti, visto l'incipit: «Gesù è il migliore». Abbiamo dunque un novello Origene, per fare il nome di un altro eterodosso che fuse elementi gnostici (esoterici, ermetici) con elementi cristiani? Non direi, e non soltanto perché sono passati diciotto secoli. Origene era convinto che «extra Ecclesiam nulla salus» mentre per Calasso, se mai è servita, l'Ecclesia non serve più a nulla. A pagina 64 ne scrive al passato, come fosse un reperto archeologico, un vaso rotto e polveroso che non merita particolari attenzioni né grandi rimpianti: «Il richiamo ai Vangeli era sempre più debole e remoto. La Chiesa era un partito che si ramificava ovunque. Passarono alcuni secoli e la cristianità divenne un complemento della vita borghese. E così è rimasta, quasi estinta». Sono frasi che rattristano un cattolico quale io sono, e rattristano proprio perché vi si percepisce qualcosa di vero (meno male che nelle ultime settimane la Chiesa ha avuto un soprassalto di alterità, impegnandosi contro la terza guerra mondiale e dunque contro il potere, ma questo ovviamente Calasso non poteva prevederlo).

Inoltre Origene non avrebbe mai scritto, come fa Calasso, «Gesù è il migliore, anche se molto gli manca». Altro che scomunica, laggiù nel III secolo, gli sarebbe piovuta addosso! Sotto gli occhi dell'Agnello è il libro di un uomo che preferisce Cristo a Buddha, «il grande tecnico, che non risolve», a Lao Tzu «che scompare e non è sicuro che si riveda», ad Allah che «ha molti pregiudizi», e via di seguito con Zeus, Siva, Krisna, Visnù, Brahma, Jahvè, tutti alquanto ridimensionati, e a cui però nemmeno Cristo basta. È il libro di un apocalittico ovvero di un cacciatore di segreti, di un cercatore di reconditi significati nell'ultimo complicatissimo, oscurissimo libro della Bibbia, l'Apocalisse. Ammette onestamente di non esserne venuto a capo: «L'incertezza è enorme e rimane».

Il libro è piccolo eppure, lo si è capito, di grande impegno, e a un certo punto sembra di stare sulle montagne russe: in una pagina sei sulle rive del Giordano con San Giovanni Battista, in una a Gand con Jan van Eyck, in un'altra a Nazareth al momento dell'Annunciazione, subito dopo in Occidente ora, con una abbastanza imprevedibile critica all'ambientalismo, a coloro che pretendono di fermare «fenomeni cosmici come il mutamento climatico». Sforzi assurdi, mobilitazioni planetarie che non risolvono nulla: «Rimane solo l'impressione di essere buoni».

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