A "Casa Trelawney" la tragedia diventa commedia

La decadenza delle grandi famiglie è sempre stata al centro della letteratura

A "Casa Trelawney" la tragedia diventa commedia

La decadenza delle grandi famiglie è sempre stata al centro della letteratura. Dai Viceré al Gattopardo fino a Au plaisir de Dieu di Jean d'Ormesson (del 1974), col quale forse Casa Trelawney di Hannah Rothschild (Neri Pozza, pagg. 426, euro 19, traduzione di Alessandro Zabini) ha più punti di contatto. A parte i riferimenti autobiografici, in entrambi i casi ci troviamo di fronte a due famiglie aristocratiche che esercitano il potere per secoli.

Sia in Au plaisir de Dieu che in Casa Trelawney, i veri protagonisti non sono in carne e ossa, ma in muratura. Per Jean d'Ormesson c'è il castello di Plessis-lez-Vaudreil, il nido della tribù, il centro della sua lunga cronaca; il luogo dove, fin quando vive il patriarca Sosthène, tutti tornano per morire, in una delle sue 365 stanze, riconciliandosi, almeno «in articulo mortis», con passato e tradizione. Trelawney, il più grande castello della Contea di Cornovaglia, ha anch'esso una stanza per ogni giorno dell'anno ma, in ossequio a una crudele tradizione inglese, non attira, piuttosto respinge i componenti della famiglia. L'aristocratica dimora, infatti, si tramanda ai primogeniti, escludendo tutti gli altri dall'asse ereditario e allontanandoli fisicamente dal centro del comando. Il che è anche pratica sciocca, poiché esclude la selezione meritocratica. Trelawney conserva tracce delle bizzarrie dei ventiquattro conti succedutisi al comando nei secoli, nella difformità degli stili e nei suoi oltre sei chilometri di corridoi. Gli ultimi otto conti si sono particolarmente distinti per inettitudine e dissolutezza, il fisco ha terminato di rovinare la famiglia, trasformatasi in una cooperativa di infelici. I vecchi Enyon e Clarissa fingono che i fasti del passato non siano scomparsi; il figlio Kitto, a capo di un istituto di credito, inanella errori finanziari, diventando, suo malgrado, uno dei protagonisti della crisi del 2008; la sorella Blaze sarebbe in grado di risollevare le sorti del castello, ma è stata esclusa e lavora alla City; Jane, che Kitto ha sposato per denaro, dopo aver perduto la sua dote, è ridotta al ruolo di badante dei suoceri e governante degli insopportabili figlioli. Cui, a complicar la vita, si aggiunge Ayesha, la bellissima figlia diciannovenne della defunta Anastasia - più che una vecchia amica di casa Trelawney, che avrà un ruolo molto importante in tutta la storia.

Una tragedia, che l'autrice trasforma in brillante commedia sociale. La casa vive di vita autonoma. Anche adesso che i curatissimi giardini si sono inselvatichiti, e l'edera avanza sfondando tutte le finestre, il castello ha in sé la forza per risorgere. Adesso, il ruggito possente dei Trelawney si è ridotto a un piagnucolio e la decadenza del castello costituisce un'attrattiva per turisti... I borghesi e tutti coloro che sono stati sottoposti ai conti, adesso godono nell'ascoltare dalla viva voce della vecchia Clarissa, agghindata come una Gloria Swanson di Viale del tramonto, i pettegolezzi e le storie segrete di una grande famiglia. È una nemesi di grande efficacia e potente ironia.

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