Che Festival mononota È la solita solfa del «bravo presentatore»

Senza concorrenza, è boom di ascolti. Ma le idee scarseggiano Più che un basso profilo, Fazio ha scelto la calma piatta

Che Festival mononota È la solita solfa del «bravo presentatore»

In fondo era prevedibile. Simone Cristicchi ha cantato La prima volta (che sono morto), i Modà hanno urlato Se si potesse non morire, Simona Molinari e Peter Cincotti si sono esibiti in Dr Jekyll Mr Hyde, Malika Ayane, dopo aver scoperto che nemmeno il bravo presentatore fosse a conoscenza della corretta pronunzia del suo cognome, ha poi sussurrato, con l'eleganza sinuosa della sua voce: «C'è una stella cadente ma era l'ultima già. E schiantandosi precipita sulla mia pelle lasciando un pozzo infinito dove tutto è finito... e non resta più niente... nuotando nel niente, io nuoto nel niente, tu nuoti nel niente, della libertà». Misurata la pressione arteriosa e in attesa di un cordiale per riprenderci dall'ansia, vado al totale: ha ragione Stefano Belisari, in arte Elio insieme con le sue storie tese: «Puoi cambiare il cantante, puoi cambiare l'argomento, puoi cantarla da solo... ma se non sei in grado neanche di cantare la canzone mononota ti consigliamo di abbandonare il tuo sogno di cantante».
Demenziale? Ma andate a scopare il mare, questo è il Bignami di Sanremo della coppia ElleEffe, dove la Effe sta per Fazio ma la Elle non è la Luciana Littizetto ma Leone, il capo di Rai 1 che ha voluto dare la scossa e ha provocato il black out.
Ma il Paese è piccolo e la gente mormora, come il Piave e dunque si scommette sul passaggio del bravo presentatore alla rete regina, un colpo della vita dopo altri en plein riusciti sui tavoli dei casinò di La 7 moribonda (come alcuni testi sanremesi), e le grandi serate di pause e riflessioni con Saviano e i suoi turbamenti esistenziali e civili. Vieni via con me è la canzone che piace a Giancarlo Leone, va da sé che Fazio è sempre ben disposto e disponibile, non soltanto al titolo della trasmissione ma a seguirne l'invito, se proveniente dal sommo.
Ritorno sulla riviera dei Fiori. Mononota o monotona, il risultato non cambia, il presentatore è un fantasma dell'opera, la sua voluta modestia di postura e di immagine (camicia e cravattina stanchissime, viene tuttavia segnalata la presenza dei gemelli ai polsini) lo tiene in disparte anche quando sta al centro del palcoscenico che viene invaso dalla sodale piemontese, la simpatica parente che, tuttavia, non vedi l'ora tolga le tende, non prima di aver lanciato al vento una «tetta», una «gnocca» e un «che palle», a breve giro di copione.
Dicesi basso profilo ma si pronuncia piatta assoluta, lo share è alto, gli ascolti da record, secondo usi e costumi festivalieri e di chi organizza la messa di natale (così l'ha definita Fazio, da buon reverendo, per criticare le contestazioni a Crozza, «in chiesa non si urla»). Ma la funzione religiosa avviene in esclusiva nazionale, in un'unica basilica o cattedrale, tenendo chiuse le altre chiese, ridotte ai salmi e alle lodi, insomma zero concorrenza e su con gli osanna nell'alto dei cieli, partendo da Uno Mattina e con la fine pena mai, come per l'ergastolo.
Ma il presentatore assente o fantasma fa parte del personaggio e dell'interprete medesimo, con una eccezione: nel suo programma di tendenza Che tempo che fa, la postazione dell'intervistatore è più alta rispetto a quella dell'intervistato (Lettermann insegna) e allora il tono sottovoce diventa una astuzia di comunicazione, una insostenibile leggerezza dell'essere, oscillando tra Milan Kundera e Antonello Venditti, con frasi di repertorio «Tu sei il mio mito» respinte al mittente da Nanni Moretti: «Ma finiscila, tanto lo dici a tutti». Insomma non perde le buone abitudini della riverenza senza la penitenza.
Che, ahinoi, arriva dopo la mezzanotte, come sempre nelle favole e su Rai 1: la ninna nanna definitiva, dopo i sussurri di Fazio, viene cantata da Marzullo che, con il suo ondame di capelli, esalta il Festival non facendosi LUI una domanda e dunque non dandosi LUI nemmeno una risposta.
Eppure dietro e dentro l'evento ci stanno autori e molti, illustri, citati, onorati, celebrati, un gruppo di cervelli che ha creato il festival dell'intelligenza.
Per fortuna Maurizio Crozza non era stato avvertito. Ad majora.

Commenti