Finalmente si ride. Dopo una settimana di «storie vere», di solito nere, e sceneggiature finte, di solito pesanti, ieri al Lido nella sezione «Orizzonti» è passato Pecore in erba, finto documentario del giovane Alberto Caviglia, classe (da vendere) 1984, alla sua opera prima (ma è assistente di Özpetek da dieci anni). Satira irriverente che racconta ridendo l'antisemitismo e irride seriamente i falsi moralismi, Pecore in erba spezza a suo modo un tabu. Racconta la misteriosa sparizione, a Roma, di Leonardo, «un antisemita puro», del quale si ricostruisce la vita attraverso le solite testimonianze di chi lo conobbe, tra personaggi immaginari (famigliari e amici) e veri (Freccero, Fazio, Augias, Sgarbi, tutti prestatisi al gioco), per scherzare con coraggio (comunque Alberto Caviglia è ebreo) sull'odio verso gli ebrei. Esaltando nella finzione un personaggio ossessivamente antisemita che diventa un modello per la società, il regista prende in giro impietosamente (e pericolosamente: nel primo quarto d'ora parecchi in sala non capivano dove stesse andando il film) tutti noi: l'intellettuale che innesca i pregiudizi antisemiti e l'uomo della strada che segue il gregge. Del resto l'antisemita è solo «chi ama odiare». Vogliamo forse privare a qualcuno il diritto di amare? Sbeffeggiando sia gli istinti xenofobi di una sfigatissima Lega Nerd sia i pelosi distinguo della sinistra filo-palestinese che però «non devi dire che è antisemita sennò s'incazza», il film è divertente e riuscito. In Sala Darsena è stato applaudito a lungo e il direttore della Mostra Alberto Barbera ha concesso un irrituale abbraccio al regista.
Il fatto, poi, che il film infastidirà comunque sia la destra con troppi pregiudizi e poca ironia sia la sinistra con poca autocritica e troppa spocchia, sarà una ulteriore prova della sua intelligenza. Si dice che solo quando si potranno raccontare liberamente le barzellette sugli ebrei l'antisemitismo comincerà a incrinarsi. Alberto Caviglia alla Mostra del cinema di Venezia ne ha raccontata una molto spiritosa.L'antisemitismo senza luoghi comuni
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