Così i «rossi» uccidevano anche gli altri partigiani

Nel nuovo libro di Giampaolo Pansa la tragica vicenda di un ribelle che disse no ai comunisti

«Una delle prime bande salite sull'Appennino modenese era capeggiata da una figura insolita: Giovanni Rossi, trentun anni, un bracciante agricolo di Sassuolo che aveva combattuto in Jugoslavia da graduato nel nostro esercito. Era ritornato a casa con qualche esperienza della guerriglia, come l'aveva vista condurre dai partigiani comunisti di Tito.

Subito dopo l'armistizio, Rossi incontrò dei giovani che la pensavano come lui e come lui erano difficili da definire. Erano antifascisti del tipo che oggi chiameremmo idealista o romantico. E soprattutto non volevano restare con le mani in mano, ad aspettare nascosti la fine della guerra. Nacque così la Banda del Bracciante: pochi uomini, ben armati e molto decisi a combattere. (...)

L'esordio di Rossi nella guerriglia fu spettacolare. Il 7 gennaio 1944 venne assalita la caserma della Guardia nazionale repubblicana di Pavullo nel Frignano, sull'Appennino modenese. Rossi catturò una ventina di carabinieri e undici militari tedeschi. Si lasciò alle spalle un solo morto: un sergente della Gnr che tentava di fuggire».

«Quale sorte ebbero quei trenta prigionieri?» domandai.

«Confesso di non saperlo. Forse qualcuno dei carabinieri passò nella banda di Rossi. Gli altri militari della Benemerita è possibile che siano stati rimessi in libertà per consentirgli di ritornare a casa. Ma temo che gli undici soldati tedeschi abbiano incontrato una brutta fine».

Il colpo di Pavullo procurò al Bracciante la fama di essere un comandante capace. La sua banda si ingrandì sino ad arrivare a settanta uomini. Una quindicina di loro erano reggiani. E tanti altri li stavano raggiungendo, partendo dal capoluogo.

«Che aspetto aveva Rossi?» chiesi a Adele.

«Me l'ha descritto una signora vicina ai novant'anni che nel 1943 aveva conosciuto bene il comandante. Allora era una ventenne disinvolta e coraggiosa. Credo che si fosse innamorata di Rossi.

«Lui era un giovane alto, robusto, con una folta barba nera. Aveva il modo di fare del capobanda: duro, autoritario, sempre pronto a esporsi, il primo nell'assalto e l'ultimo a ripiegare. Ma la signora che forse era stata una fiamma del Rossi mi rivelò anche altro. Riguardava l'atteggiamento del Bracciante partigiano nei confronti del Pci».

Adele mi raccontò che cosa aveva saputo: «A Rossi non piaceva trovarsi tra i piedi un partito politico. E meno che mai l'unico presente sul campo all'inizio del 1944. Non nascondeva di essere tenacemente contrario a mettersi sotto la bandiera comunista. Forse per il ricordo degli orrori che aveva visto commettere in Jugoslavia dai partigiani dell'Armata popolare di Tito. E aveva respinto tutte le proposte dei dirigenti comunisti di Modena che gli chiedevano di aggregarsi alle Brigate Garibaldi. Il Pci modenese iniziò a considerarlo un anarcoide pericoloso, all'incirca come la banda dei fratelli Cervi. Il giudizio su Rossi divenne più aspro quando si rifiutò di accettare dentro la sua formazione un commissario politico comunista. Subito dopo respinse la proposta di scendere in pianura per assumere il comando di un gruppo di gappisti legati al Pci. Forse non gli andava di sparare nella schiena a civili fascisti o a piccoli esponenti della Repubblica sociale. Non era fatta di questi delitti la sua idea di guerra partigiana».

Osservai: «Il Bracciante capobanda non si rendeva conto del pericolo che stava correndo? Non è azzardato dire che l'esperienza della guerriglia comunista di Tito non gli aveva insegnato molto...».

Lei sospirò: «Tu sai meglio di me che gli esseri umani non sono dei robot. Ciascuno di noi si muove come gli suggerisce il carattere. Quello di Rossi nessuno poteva cambiarlo. La proposta di mettersi agli ordini del Pci gli venne presentata da un compagno sperimentato che in seguito diventò il commissario politico delle Garibaldi sull'Appennino modenese.

«Non è rimasta traccia del suo colloquio con Rossi» continuò Adele. «Ma non è arbitrario supporre che l'inviato del Partitone gli abbia spiegato con parole semplici la strategia dei comunisti reggiani. Era fondata su un principio ferreo: le formazioni ribelli che nascevano sull'Appennino dovevano mettersi agli ordini del partito».

«Rossi aveva firmato la propria condanna a morte» osservai.

«Andò esattamente così» confermò Adele. «Ma lui non era convinto di rischiare la pelle. Forse si fidava troppo di se stesso e della propria banda. Bisogna tener conto di quel momento storico. La guerra partigiana era appena agli inizi, nessuno poteva supporre che i comunisti sarebbero diventati il potere dominante e senza nessun concorrente. (...)

Purtroppo non rimane molto da dire. Il 28 febbraio 1944 due partigiani comunisti arrivarono di notte sino alla base di Monterotondo, una località di Frassinoro, a mille metri di altezza. E ammazzarono a rivoltellate il Bracciante mentre dormiva su un saccone di paglia. Il comandante riposava da solo in una stalla. E nessuno si accorse di nulla...» .

Commenti

michettone

Gio, 07/09/2017 - 09:48

Grazie alla signora Adele, ma anche all'onesto Pansa, sappiamo cosa e' veramente la STORIA D'ITALIA. Proprio, come ebbi a raccontare, con le parole e la vita vissuta, di mia suocera, in quel di Cento, Sassuolo e Modena, di quel periodo nefasto. Altro che i libri scolastici, distribuiti oggi, nelle scuole Italiane! Tutte bugie! O quasi. E' inutile raccontare ancora di questi autentici "partigiani comunisti", impadronitisi, con la vigliaccheria e prepotenza, del ruolo di POLITICO, per governare la Nazione....Facciamo in modo che si sappia dalle parti di Napolitano, D'Alema, Zanca, Bersani ecc.ecc.

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gianpiz47

Gio, 07/09/2017 - 11:39

I partigiani: o alle spalle o quando dormi.

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karmine56

Gio, 07/09/2017 - 12:21

...e parlano dei fascisti.

teo44

Gio, 07/09/2017 - 13:09

se venissero a galla tutte le porcate,dai nemici personali alle amanti scomode,ci sarebbe da ridere.niente da dire sui partigiani che combatterono per le loro idee e ci mancherebbe anche. il problema è che molti sono morti e chi sapeva ha avuto strani incidenti ma da sempre la storia la scrive chi vince.a quelli che sanno o che ne hanno sentito le testimonianze dirette non resta che onorare gli eroi e vomitare per il resto e di vomito ce ne sarebbe tanto.caro presidente emerito le ha niente da dire vero?

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pensionesoavis

Gio, 07/09/2017 - 13:10

Leggetevi,sempre che i compagnucci non lo abbiano fatto sparire,il libro"la Gladio Rossa del Pd dal 1946 al 1969"di Paolo di Donna ed Rubattino.C'è anche un capitolo sul Vecchiaccio Malefico.Ne vale la pena.

Ritratto di etaducsum

etaducsum

Gio, 07/09/2017 - 13:36

Le motivazioni e i metodi che usavano non erano gli stessi per ivari gruppi che erano «salti in montagna. Tutti volevano liberare l’Italia dal fascismo e dal nazzismo; che ne aveva occupato una buona parte. Non tutti combattevano per la democrazia. I «partigiani rossi» pensavano ad un’Italia offerta su un piatto d’argento a Stalin. Sarebbe avvenuto così, se per nostra disgrazia, anziché dagli alleati fosse stata liberata dall’esercito communista. Come per parte della Germania e le altre nazioni dell’est europeo, anche dall’Italia quell’esercito non si sarebbe ritirato prima di averne fatto un satellite dell’impero sovietico.

Ritratto di etaducsum

etaducsum

Gio, 07/09/2017 - 13:41

Da noi è successa una strana cosa: la storia della «resistenza» – il termine deve la sua popolarità al Presidente Saragat, sul quale circolava una barzelletta: «che differenza c’è tra il Presidente della Repubblica e uno scalda bagno? Nessuna: senza la resistenza sono due bidoni – e della liberazione l’hanno raccontata e la raccontano, non i vincitori alle elezioni del ‘48, ma i vinti del «Fronte Democratico Popolare» Il prezzemolo «democratico» non manca mai nelle sigle dei comunisti. Manca quasi sempre la democrazia nella loro mentalità politica. Da ciò l’apogeo dell’ANPI, che rivendica per se tutto i merito della liberazione e si arroga di decidere chi ha diritto e chi no di celebrarne l’anniversario. Da ciò, anche, il silenzio tombale su tante efferate gesta a carico dei partigiani comunisti, compresa quella qui raccontata dall’ottimo e coraggioso Pansa.

Silvio B Parodi

Gio, 07/09/2017 - 13:41

i comunisti sono tutti criminali e cosi si dovrebbe trattarli, Galera a vita o morte.

FaroAlogeno

Gio, 07/09/2017 - 14:38

Mio zio G. partigiano cattolico, a guerra finita sfuggì per uan soffiata a un attentato che i suoi compagni maledettissimi comunisti gli avevano teso; mio zio N., tendenzialmente inizialmente comunista, mi raccontava con orrore le porcherie che combinavano certi suoi colleghi partigiani comunisti, assassini puri e semplici, col gusto della morte; avevo dodici o tredici anni quando sentivo questi racconti, a inizio anni Settanta; i miei zii non hanno mai fatto parte dell'ANPI;

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JSBSW67

Gio, 07/09/2017 - 14:49

Il pci con le brigate garibaldi e i gap non ha MAI condotto alcuna guerra di liberazione. Il suo unico fine era di instaurare una dittatura staliniana di tipo sovietico in Italia appena terminata la guerra. Quando l'anpi sparla a vanvera di valori quali libertà e democrazia mi scompiscio dalle risate. Questi mentirono, mentono e mentiranno sapendo di mentire e precorrendo nell'arte della menzogna l'attuale segretario frottolo.

kaka

Gio, 07/09/2017 - 15:28

Io sono nato nel 1946, subito dopo la guerra, mi ricordo che quando ero ragazzino e si parlava dei partigiani questo nome veniva storpiato con SPARTIGIANI nel senso che erano avvezzi a fare azioni di guerriglia dove cera da arraffare e poi spartirsi il maltolto.

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Leonida55

Gio, 07/09/2017 - 15:46

durante la guerra mi sembra che tutti abbiano fatto i criminali.

Ritratto di mina2612

mina2612

Gio, 07/09/2017 - 16:30

Grazie a Pansa e a chi ha cominciato a raccontare le atrocità che i partigiani comunisti hanno compiuto nei confronti di altri partigiani che non si volevano vendere a Stalin e a Tito, o nei confronti di persone inermi, di preti, di bambine... brutture, torture e crimini che non avevano nulla da invidiare ai nazisti, e tutto questo anche anni dopo la fine della guerra. Bastardi!

giovanni PERINCIOLO

Gio, 07/09/2017 - 17:23

Eroi della resistenza?? delinquenti comuni e criminali in nome e per conto del partito!

Ritratto di tomari

tomari

Gio, 07/09/2017 - 18:55

Non tutti i partigiani erano delinquenti, ma tutti i delinquenti erano partigiani!

T-800

Gio, 07/09/2017 - 19:25

Gli assassini partigiani rossi erano anche peggio delle ss, il problema è che i partigiani bianchi e monarchici nel dopoguerra avrebbero dovuto processare quei malfattori e proibire il partito comunista così come era stato fatto con quello fascista... così come gli americani e gli inglesi avrebbero dovuto continuare la guerra contro i sovietici fino alla distruzione di quella criminale dittatura anche peggiore di quella nazista.

pierdelmonte

Gio, 07/09/2017 - 20:15

Ho sentito parlare delle gesta dei "partigiani" da chi ha vissuto la guerra; la popolazione nei vari paesi temeva di più questi combattenti, per lo più improvvisati, che i militari tedeschi. Infatti con delle azioni improvvisate questi dopo aver attaccato i tedeschi e fuggivano a nascondersi. Queste azioni mettevano a rischio la vita di interi paesi con le rappresaglie dell'esercito tedesco.

tuttoilmondo

Gio, 07/09/2017 - 20:17

Un giorno capito dinnanzi ad una targa. Era una targa in onore ai caduti della battaglia di Porta S. Paolo. Volli saperne di più e mi documentai. A Porta S. Paolo combatterono per un giorno e mezzo i partigiani e dopo circa 400 morti fuggirono. Poiché il mio credo è che le cose che sono vanno confrontate e non interpretate, ho confrontato la difesa di Roma da parte dei partigiani con la difesa di altre città. E mi sono vergognato. Stalingrado: 1.500.000 morti, 10 mesi di combattimenti; Leningrado: 1.000.000 morti e 11 mesi di combattimenti; Verdun: 400.000 morti e 13 mesi di combattimenti; Roma: 400 morti e un giorno e mezzo di combattimenti. Che altro dire? Però il popolo italiano non è meno eroico di altri popoli. Il problema è che c'è confusione, certezza di nulla, disordine, smarrimento e, soprattutto, menefreghismo.

al43

Gio, 07/09/2017 - 20:40

A scuola, subito dopo la guerra, avevo un compagno al quale chiedevo di suo padre. Era solito dirmi che si trovava in collegio. Io bambino non potevo sapere che fosse in realtà in carcere processato per una serie di omicidi di una banda di partigiani a Como dei quali egli era il capo. Mia madre era vicina di casa di Michele Moretti del quale mi raccontò i precedenti di agitatore sindacale prima che la sua vita si incrociasse con quella di Mussolini. Ho conosciuto alcuni dei protagonisti di Dongo che vennero assunti, per "meriti" partigiani, al Casinò di Campione. Tanto è stato scritto e ci sarebbe tanto da scrivere su quei giorni e su quelle storie quando anche la mia città, rimasta al margine del conflitto, vi si trovò coinvolta pesantemente negli ultimi giorni della Repubblica di Salò.

umbertoleoni

Gio, 07/09/2017 - 21:54

l'ottimo Pansa e'stato tacciato di tradimento dai no global che sono andati a riempire le fila dei partigiani rossi dell'ANPI, passati a miglior vita. Ebbene si: secondo i canoni stalinisti ancora in vita presso le nostre zecche rosse, CHI SI AZZARDA A RACCONTARE LA VERITA' STORICA CIRCA I CRIMINI DEI PARTIGIANI COMUNISTI (E NON SOLO) ... E' UN TRADITORE ! Si perche' per chi non lo sapesse, Pansa e' un intellettuale di sinistra ( ma al contrario degli altri, E' ANCHE UN GALANTUOMO). Purtroppo c' e' ancora molto da fare per ripristinare la verita' su quel periodo: l'italia e' ancora piena di zecche rosse che si ostinano a mistificare la storia . Tra di loro quelle schifose zecche rosse che infestano i blog del Giornale ... ma che non hanno il coraggio di esprimersi sull' argomento e di mostrare la loro miserabile faccia di merxx

federik

Gio, 07/09/2017 - 22:30

I PARTIGIANI SONO ASSASSINI

mariolino50

Gio, 07/09/2017 - 22:37

giovanni PERINCIOLO Invece la milizia fascista, della quale fece parte un mio zio, era composta da educande, che impiccavano i partigiani col filo spinato, insieme alle ss, alle quali facevano da apripista e spie. Tutti d'accordo dopo la guerra fecero l'amnistia generale, e girarono contro il muro l'armadio della vergogna.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Gio, 07/09/2017 - 22:50

OGNI VOLTA CHE VEDO UNA LAPIDE COMMEMORATIVA MI SOFFERMO, LEGGO I NOMI E LE DEDICHE, A VOLTE RETORICHE, E PENSO A TUTTE QUELLE PERSONE CHE HANNO LOTTATO CON GLI IDEALI TANTO DECANTATI E CHE PER LORO SFORTUNA SONO MORTE NELL'OBLIO DELLA FAMA RESTANDO SOLO NEL CUORE E NEI RICORDI DEI LORO FAMIGLIARI.

zebedeo

Gio, 07/09/2017 - 23:19

Chi semina vento, raccoglie tempesta! (Che poi i fascisti si mettano a piangere per le ritorsioni....)

Ritratto di wilegio

wilegio

Gio, 07/09/2017 - 23:46

Cercherò sul Web il suo indirizzo e-mail, caro Pansa, e se lo trovo le manderò una foto di una mia parente che ho trovato fra le vecchie foto di famiglia. Penso che le interesserà molto.

umbertoleoni

Ven, 08/09/2017 - 00:07

la storia di Togliatti, e'perfettamente equiparabile a quella dei partigiani comunisti: DOBBIAMO TENERCI VIE E PAZZE A LORO INTITOLATE SOLO PERCHE' L'ESTABLISHMENT DI QUESTO REGIME, IMPEDISCE DI RENDERE NOTI I CRIMINI DA LORO COMMESSI ! Togliatti infatti, e' stato complice del grande padre stalin nell'assassinio persino di alcuni esuli comunisti italiani in URSS condannati a morte da un "tribunale del popolo" per tradimento ! Accuse false ovviamente, ma NESSUNO DI QUESTO REGIME, SI SOGNA DI TOGLIERE IL NOME DI TOGLIATTI DA STRADE E PIAZZE E DI INTITOLARLE A QUEI DISGRAZIATI "COMPAGNI" UCCISI DAL DUO TOGLIATTI/ STALIN NEL NOME E PER CONTO DI QUEL REGIME CRIMINALE CHE I PARTIGIANI ROSSI, VOLEVANO SOSTITUIRE AL FASCISMO.... con tanti saluti all'ANPI

umbertoleoni

Ven, 08/09/2017 - 00:14

leonida55, cosa vuoi dire che i crimini dei comunisti sono da capire perche' c' era la guerra e quelli dei non comunisti, invece vanno fortemente condannati ed esecrati e ricordati nei secoli come criminali abomini ? E' questo quello che vuoi dire ?

clapas

Ven, 08/09/2017 - 01:18

Le efferatezze dei partigiani rossi sono solo in parte venute alla luce, quando sento dire che questi avrebbero liberato l'Italia mi scompiscio dal ridere, erano pronti solo a consegnarla a Stalin

mannix1960

Ven, 08/09/2017 - 07:16

Karl Marx definì le religioni "oppio dei popoli". Per questo inventò il comunismo, la STRICNINA DEI POPOLI

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siredicorinto

Ven, 08/09/2017 - 08:44

Io son nato nel 43, negli anni 70 ero a Bologna e, tra le tante persone conosciute c'era anche un signore che diceva di esser stato partigiano, ovviamento comunista fino al midollo. Un giorno mi disse testualmente che, se si fosse arrivati alle barricate in Italia, anche se mi considerava persona amica, non avrebbe esitato a spararmi in mezzo agli occhi, questo perché non ero un comunista. Bello eh!

Ritratto di etaducsum

etaducsum

Ven, 08/09/2017 - 10:32

Nel primo dopoguerra ho compiuto gli studi (allora) ginnasiali al «cardinal Cagliero» d’Ivrea. Molti miei compagni provenivano dalle zone dove maggiormente avevano operato i partigiani comunisti. Raccontavano gesta agghiaccianti perpetrate da quelli che essi chiamavano, briganti, comunisti. Esecuzioni di massa senza ombra di processo. Camion carichi di «prigionieri» con le mani legate e cappio al collo percorrevano le vie cittadine; ad ogni balcone, legavano l’atro capo del cappio e il camion ripartiva lasciando quei poveretti appesi per il collo. Questo era, a detta di chi lo raccontava, anche un sistema per saldare vecchi rancori e vendette personali. Razzie nelle abitazioni dei civili ecc. L’ANPI ha mai parlato della strage di Porzùs, dove un gruppo di partigiani rossi uccisero 17 partigiani della brigata Osoppo formata da cattolici e socialisti?

Ritratto di etaducsum

etaducsum

Ven, 08/09/2017 - 11:25

@ pierdelmonte (Gio, 07/09/2017 - 20:15) – Lei ha toccato un nervo scoperto. L’immane strage delle Fosse Ardeatine è uno di quegli episodi cui allude nel suo post. È l’efferata rappresaglia dell’esercito nazista per l’attentato, a dir poco sconsiderato, di via Rassella, a Roma, compiuto da partigiani del GAP.