Così Patrick McGrath suona alla pazzia della porta accanto

L'aspetto più inquietante di questa raccolta (con 6 storie inedite) è la «normalità» dell'orrore

Come si racconta la paura? Lo dimostra Patrick McGrath nell'antologia Racconti di follia (La nave di Teseo, pagg. 518, euro 22) che raccoglie 24 inquietanti storie, alcune riprese dalle raccolte Acqua e sangue e altri racconti e La città fantasma. Manhattan ieri e oggi e sei totalmente inedite. Come spiega Joyce Carol Oates nell'ampia introduzione al volume, questi racconti «lasciano intravedere la vastità dell'immaginazione e dell'erudizione di McGrath. In quanto legittimo erede dei grandi scrittori gotici del diciannovesimo secolo, e sommo adepto del gotico letterario contemporaneo, McGrath sa cosa significhi essere tormentati dai fantasmi, e come trascrivere nel modo più persuasivo gli incubi della personalità frantumata che risuonano in ognuno di noi».

A tutti gli effetti McGrath è uno degli innovatori del genere letterario new gothic nel quale, oltre alla Oates, possono essere annoverati anche narratori come Anne Rice, Ramsey Campbell, Ruth Rendell, Angela Carter, Peter Straub. Sicuramente il suo legame con scrittori del passato come Conan Doyle, Edgar Allan Poe, Robert Louis Stevenson, Ambrose Bierce, Bram Stoker, Henry James è forte, sia per stile narrativo, sia per suggestioni. McGrath si distacca da tutto ciò che ha fatto la forza del movimento splatter punk portato avanti con talento urticante da Clive Barker, Joe R. Lansdale, Kim Newman, Paul M. Sammon. Non ci sono facili effetti gore o grand guignol, nelle sue storie, che non puntano tutto sul sangue né sulle situazioni sgradevoli. McGrath sa che la paura è generata dalla nostra mente e che la follia può scatenare mostri ben peggiori. Per questo nei suoi racconti non è la presenza di vampiri, angeli, fantasmi, cannibali, serial killer a essere disturbante, bensì è il senso di vuoto che circonda i suoi personaggi a renderli spettrali.

Il protagonista di L'odore, il quale per anni ha tenuto chiusa una stanza della sua casa e ha avuto paura di far entrare qualcosa che lo potesse contaminare, all'improvviso scopre di essere lui stesso a creare la sensazione sgradevole all'olfatto che lo sconvolge da tempo. In Ground Zero l'effetto dell'11 settembre ha innescato paure innominabili ed è l'assenza dei corpi a sconvolgere chiunque, l'impossibilità di ricordare i propri cari in carne e ossa. Nell'autobiografico Writing Madness, McGrath spiega il suo speciale rapporto con le malattie mentali: «uno psichiatra mi iniziò alle teorie della follia quando avevo otto anni. Era mio padre». Cresciuto all'interno del Broadmoor Lunatic Asylum, il piccolo Pat ha passato una lunga parte della sua vita in un manicomio «obsoleto, sovraffollato e decrepito» dove furono ricoverate fino a ottocento persone. Il suo rapporto personale con i malati di mente è iniziato molto presto e l'osservazione dei ricoverati gli ha permesso di capire quanto fosse drammatico l'impatto sulle persone di patologie come la schizofrenia, una malattia che frantuma la mente e poi la ricostruisce con visioni distorte della realtà.

McGrath ha esplorato la pazzia in romanzi sconvolgenti come Follia, Spider, Trauma e nei suoi racconti ricorda spesso ai lettori che solo la sanità mentale e il raziocinio possono salvarli dai veri orrori. Per questo le sue storie sono raccontate con molto equilibrio, sia che a farlo sia uno scrittore, uno stivale o una mosca. La stranezza degli eventi non dipende nemmeno dal fatto che accadano in Kenya, in Congo, in una casa vittoriana abbandonata, in un intricato giardino inglese, o a Manhattan. «Il sonno della ragione genera mostri», come ben visualizza nell'omonimo quadro il pittore spagnolo Francisco Goya. E McGrath sa che se con la follia bisogna imparare a convivere, bisogna anche essere consapevoli che solo una razionale visione della realtà ci permette di allontanare il terrore. La paura è una compagna con la quale l'uomo deve imparare a convivere e solo averla a fianco ogni giorno fa crescere in lui il senso di responsabilità sulle cose. Cercare di dimenticarla o allontanarla vuol dire sprofondare nella follia più profonda.

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