"Così Ridley Scott mi ha trasformato in una vera androide"

L'attrice danese racconta la sua esperienza fantascientifica in "Raised by Wolves"

"Così Ridley Scott mi ha trasformato in una vera androide"

Cape Town. Il nome di Amanda Collin al momento è conosciuto soprattutto in Danimarca, dove è nata e dove risiede con il marito e una figlia, ma la sua carriera internazionale è stata lanciata da Raised by wolves, serie tv in onda su Sky Atlantic (il lunedì alle 21,15) e su NowTV.

Estremismo religioso, guerra, cattivo uso della tecnologia, maternità, persino la questione etica se sia giusto o no uccidere gli animali per cibarsi. C'è tutto nella serie creata da Aaron Guzikowski e diretta dal mago della cinematografia SciFi, Ridley Scott. In 10 puntate, è il racconto di due androidi, Madre (Amanda Collin) e Padre (Abubakar Salim), fuggiti da una Terra devastata dalla guerra tra atei militanti e l'ordine religioso dei Mitraici, per colonizzare il pianeta Kepler-22b. Gli androidi portano con sé embrioni umani con cui iniziare una nuova civiltà ma il compito si rivela più difficile del previsto e Madre, creata dalla riprogrammazione di una letale arma androide, dovrà lottare con diversi aspetti della sua sfaccettata personalità artificiale. «Mother scopre certi sentimenti quando deve crescere questi bambini - ci dice l'attrice in un'intervista esclusiva - e io che ho una figlia, ho avuto in qualche modo la stessa esperienza. Ci sono sentimenti che scopri di provare solo nel momento in cui diventi madre. In lei poi, tutto è improvviso: paura, tristezza, rabbia. Insomma: è una adolescente».

I messaggi del racconto sono tanti, dai temi ambientalisti a quelli sociali.

«Quando di propongono di lavorare con Ridley Scott prima dici di sì e poi ti rendi conto di cosa stai facendo. Quindi di tale profondità mi sono accorta solo in un secondo momento. Così mi sono scoperta appassionata del genere fantascientifico. Non lo ero prima, sono più una ragazza Gladiatore che Blade Runner».

Ecco, appunto, parliamo di Ridley Scott.

«Che dire di lui? Che sono solo felice di poter dire di aver lavorato con un genio. Mi ha preso la mano e mi ha condotto attraverso la sua visione e insieme abbiamo creato Madre, mi ha dato molta libertà ma mi ha anche aiutato quando avevo bisogno. Era molto presente, molto collaborativo».

Come l'ha scelta?

«Sono stata invitata ad un festival in Irlanda che si chiama Subtitle Festival, per film europei che sono in linguaggi differenti dall'inglese, e sottotitolati. Io avevo un film in cartellone e sono stata notata da Kate (Rhodes James, la direttrice del casting, n.d.r.). Quel che è successo dopo è avvenuto molto velocemente».

Avete girato vicino a Cape Town, un luogo bellissimo e desertico nel quale la tuta di latex che indossa non sembra molto comoda.

«Non lo è, ma quella tuta mi ha reso il compito facile, è il 50% del personaggio. Però sì, è complicato andare in bagno ed è sempre troppo calda o troppo fredda».

Ora è di nuovo a Cape Town, vero? Per girare la seconda stagione.

«Sì, ma non stiamo ancora girando. Siamo in fase di pre-produzione».

Sarà più difficile con la pandemia?

«So che sono state prese tutte le precauzioni necessarie. È la nuova normalità e lo sarà per un po', ma non mi lamento, sono grata di poter lavorare, perché molte persone non lo possono fare».

A proposito della situazione che stiamo vivendo. Madre parla di «esseri umani in pericolo» e con il virus lo siamo davvero. Ma siamo in pericolo o siamo il pericolo?

«Siamo entrambe le cose. Noi esseri umani facciamo cose orribili l'uno all'altro e questo periodo è forse il momento migliore per rivedere il nostro comportamento. In fondo noi abbiamo il lusso di essere umani, di fare errori e di ammetterli, di imparare da questi».

La tecnologia ci aiuta o al contrario rischia di trasformarsi in un boomerang? La macchina Madre a volte lo è.

«Tempo fa ascoltai alla radio una trasmissione in cui si diceva che in fondo, alla fine, noi umani cerchiamo sempre la connessione, quindi indipendentemente da quanto a tecnologia prenderà il sopravvento, sentiremo sempre il bisogno di una connessione umana e questo mi ha tranquillizzato. Dovremo iniziare a preoccuparci solo quando saranno gli androidi a cercare una connessione, cosa che Madre in qualche modo fa».

Come lo vede il futuro fra cent'anni? La serie è ambientata a metà del prossimo secolo.

«Non lo so, io tendo a vivere alla giornata, con una certezza: che la natura prenderà sempre il sopravvento. Facciamo bene a cercare di salvare il pianeta, ma Madre Terra farà tutto quello che deve fare per sopravvivere. Saremo noi a rischiare di non riuscirci. Spero che mia figlia possa continuare a annusare fiori, che la gente possa respirare senza dover usare una maschera antigas perché l'aria è irrespirabile. Ci siamo piuttosto vicini, adesso, e se c'è una cosa che abbiamo imparato è che non si sta bene con una maschera sul viso».

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