Depardieu: "Che schifo tv, internet e politici"

Accusa dell'attore: "Io e Putin? Avrei trovato più scandaloso frequentare i Kennedy"

Depardieu: "Che schifo tv, internet e politici"

da Roma

È sempre un piacere incontrare persone così. Bulimiche, in tutti sensi, nel mangiare, nel bere, nel vivere. E nel parlare. Senza freni insomma. Come è sempre stato Gérard Depardieu che ieri sera ha infiammato il pubblico venuto ad ascoltarlo per la presentazione di Innocente. Che non è un'autobiografia, perché quella l'ha già scritta, ma una specie di flusso di pensiero in 160 pagine appena pubblicate da Edizioni Clichy. Non molto dissimile da quello che poi ha detto durante l'incontro, moderato da Malcom Pagani, in cui ha espresso, in un italiano maccheronico ma preciso soprattutto nelle parolacce, le sue forti riserve un po' su tutta la contemporaneità, informazione e cinema compresi, «due mondi del cazzo», detto senza mezzi termini.

«Sono contro la tv, contro Internet, contro l'aggressività dei media, uno sta mangiando e vede le morti, in tempo reale. È tutto così pornografico anche in tv, le news, i presentatori sono uguali in tutto il mondo, stanno tutti a dieta. Bisognerebbe buttare via i telefonini e sentire un altro suono, quello della vita». Non va meglio per il cinema, secondo il 221 volte attore: «Adesso il cinema non c'è più, è un videogame, è merda, non capisci la storia, non ti identifichi con gli attori. Ma se pensate a Mastroianni o a Tognazzi, quelli sì che sono attori, semplici e naturali. Oggi registi come Ferreri o Buñuel non sarebbero ascoltati. Sto girando un film con Catherine Deneuve ma abbiamo impiegato tre anni per trovare i finanziamenti».

Il riferimento è alla «commedia poetica» Bonne Pomme di Florence Quentin che vedrà la coppia Depardieu-Deneuve per la decima volta insieme e in cui l'attore lascia tutto per andare in un piccolo paesino. Un po' come ha fatto nella vita vera, stracciando il passaporto francese per prendere quello russo dalle mani dell'amico Putin e trasferirsi nella piccola regione di Mordovia dove, dice, «voglio essere lo Zar di Saransk, città in cui abito all'angolo tra via della Democrazia e boulevard Bolscevico». Ecco il monopoli della vita di Depardieu, 68 anni il prossimo dicembre, in cui, appunto, lui sta in mezzo fra la democrazia occidentale e il presidenzialismo putiniano d'antica memoria. Fra i due mondi ha scelto il secondo: «L'America è falsa, puritana e razzista. Mi rompono le scatole con Putin. Ma è stato prima un incontro umano e spirituale, non politico. Comunque avrei trovato molto più scandaloso frequentare i Kennedy».

Uomo dai mille pensieri - per due anni ha pregato Maometto per poi tornare alle letture di Sant'Agostino ed essere ora invaghito degli ortodossi russi - non risparmia frecciate alla politica: «Tutti i politici fanno lo stesso discorso, per il loro tornaconto non per la gente. Io non ho bisogno di loro, sono tutti bugiardi. Anche ipocriti, fanno molto sesso ma solo Sarkozy è l'unico ad aver fatto la cosa giusta volendo sposare Carla Bruni». Depardieu con i matrimoni ha smesso, dopo Élisabeth, Karine, Carole e Hélène ora convive con Clémentine, ma non con i vizi: «Essere dipendenti solo dall'alcol è di una tristezza totale! C'è la droga, c'è il sesso, c'è il salame all'aglio, c'è lo stinco di maiale, c'è Sant'Agostino!».

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