"Downton Abbey II - Una nuova era": come chiudere il cerchio con grazia

La saga della famiglia aristocratica inglese continua a essere una delizia assoluta che fa sorridere, appaga la vista e sa, al momento giusto, regalare commozione

"Downton Abbey II - Una nuova era": come chiudere il cerchio con grazia

Per gli appassionati, Downton Abbey II – Una nuova era non ha bisogno di presentazioni. Tutti gli altri sappiano che è il titolo del secondo film, appena uscito al cinema, che vede proseguire sul grande schermo la celebre serie, già successo di pubblico e critica, ambientata nell’Inghilterra del regno di re Giorgio V, vale a dire fra il 1912 e il 1926.

Dopo sei stagioni per un totale di 52 episodi e un debutto cinematografico in grande spolvero, l’aristocratica famiglia dei Crawley continua a regalare intrighi, amori e scandali nella tenuta fittizia di Downton Abbey nello Yorkshire.

Il film del 2019, che era costato 13 milioni di dollari e ne aveva fruttati 190, era inerente alla visita del re e della regina d'Inghilterra, questo secondo capitolo invece si concentra sull’inaspettata eredità ricevuta dalla contessa Violet (l’impareggiabile Maggie Smith). Un nobile francese le ha infatti lasciato una villa in Costa Azzurra e l’anziana nobildonna decide a sua volta di girarne la proprietà alla nipote Sybbie. La moglie del defunto in realtà vorrebbe impugnare il testamento ma il figlio è invece incline a rispettare le volontà paterne e addirittura invita buona parte della famiglia Crawley in loco. Nel frattempo all’interno di Downton Abbey si gira un film e, mentre la presenza di due divi del muto (Dominic West e Laura Haddock) fa sognare la servitù, il regista (Hugh Dancy) corteggia Mary (Michelle Dockery), il cui marito è lontano.

Diretto da Simon Curtis e scritto ancora una volta da Julian Fellowes, “Downton Abbey II – Una nuova era” segue una doppia linea narrativa: quella dell’inaspettata trasferta francese serve a diversificare le ambientazioni e fa da assist a un ironico confronto fra culture, mentre quella del film nel film permette di ragionare sul cambiamento epocale di cui il cinema è metafora.

Tra sentimentalismo e ironia, tradizione e modernità, vanno nuovamente in scena personaggi che il pubblico conosce a menadito ma che stavolta saranno chiamati ad innovare il proprio percorso. Oltre ad assistere a collaudate dinamiche corali, si colgono sfumature nuove in singole figure già molto familiari.

Se questo secondo capitolo cinematografico appare più fresco e leggero, malgrado non dimentichi di essere pungente, è soprattutto grazie alle succose congetture inerenti il motivo del grande lascito a Lady Violet da parte di un uomo frequentato una sola settimana sessant’anni prima.

Anche la presenza della viziata troupe cinematografica che scippa il controllo della casa è una stravaganza che intrattiene rivitalizzando l’insieme, specie considerato che vi s'intrecciano le vicende dei numerosi domestici. Nell'emotivo trambusto generale, colpisce per pudica delicatezza la messa in scena della nascita di un interesse particolare tra due uomini.

La scenografia impeccabile, l’eleganza affascinante dei costumi d’epoca e i riti quotidiani come quello del tè (fatto rivivere a Milano di recente e di cui potete leggere qui) appagano la vista, mentre i dialoghi brillanti regalano divertimento e i cenni a dolenti imprevisti emozionano.

“Downton Abbey” è ben scritto e perfettamente interpretato, si attiene agli stilemi che già conoscono i suoi estimatori ma sa dare loro una nuova veste.

La saga traghetta da sempre il suo pubblico verso grandi cambiamenti. Il passaggio verso la nuova era del titolo si respira in tante cose e, malgrado l’altezzoso scandalizzarsi di certe aristocratiche figure, l’evoluzione dei costumi e la progressiva ridefinizione dei ruoli di potere sono un’evidenza.

“Downton Abbey – Una nuova era” si rivolge ai fan del franchise ma può essere visto anche da chi non ha seguito i capitoli precedenti. In ogni caso, il potere commovente del finale va a segno.

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